Economia

Cassa integrazione straordinaria 2026: domanda requisiti

La cassa integrazione straordinaria 2026 domanda requisiti: tutto ciò che PMI e responsabili HR devono sapere per accedere all’ammortizzatore sociale più utilizzato in fase di crisi o riorganizzazione aziendale. Con la Legge di Bilancio 2026 e la Circolare INPS n. 1 del 15 gennaio 2026 sono state introdotte novità rilevanti, tra cui la proroga dell’esonero dalla contribuzione addizionale e nuovi obblighi di comunicazione per i lavoratori.

La Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) è un ammortizzatore sociale concesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed erogato dall’INPS. Sostituisce o integra la retribuzione dei lavoratori sospesi o a orario ridotto in aziende che attraversano processi di riorganizzazione, crisi produttiva o che hanno stipulato contratti di solidarietà. La disciplina di riferimento è il D.Lgs. n. 148/2015.

Secondo i dati dell’Osservatorio CIG pubblicati dall’INPS, nel solo mese di marzo 2026 sono state autorizzate 23,1 milioni di ore di integrazione salariale straordinaria, con una variazione del -6,1% rispetto a marzo 2025. Il dato segnala una leggera contrazione delle autorizzazioni, ma la misura rimane uno strumento centrale per la gestione delle crisi aziendali nel tessuto produttivo italiano, in particolare per le PMI.

La Legge di Bilancio 2026 ha rafforzato il sistema stanziando ulteriori 100 milioni di euro per l’anno 2026 a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione, destinati principalmente ai lavoratori di imprese operanti in aree di crisi industriale complessa. Le istruzioni operative sono state fornite dall’INPS con il messaggio n. 1702 del 22 maggio 2026.


Cos’è la CIGS e chi può richiederla

La CIGS si rivolge ai lavoratori subordinati con almeno 90 giorni di anzianità di effettivo lavoro presso l’unità produttiva alla data di presentazione della domanda. Sono esclusi i dirigenti e i lavoratori a domicilio. Gli apprendisti possono accedervi solo se dipendenti di imprese per le quali si applica esclusivamente la CIGS e unicamente per la causale di crisi aziendale.

Sul fronte datoriale, possono presentare la domanda le imprese con più di 15 dipendenti che operano in settori industriali, commerciali (sopra i 50 dipendenti) e del terziario avanzato. Sono incluse le imprese editrici, di trasporto aereo e i gestori aeroportuali, le imprese del settore vigilanza privata e quelle appaltatrici di servizi di mensa. L’azienda deve aver già esaurito le possibilità offerte dalla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) o dimostrare di non potervi accedere.

«La CIGS è riservata a imprese strutturate con oltre 15 dipendenti e lavoratori con almeno 90 giorni di anzianità nell’unità produttiva: verificare questi requisiti è il primo passo prima di presentare qualsiasi istanza.»

Fonte: INPS — Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria

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Causali e durata massima

Le causali che giustificano l’intervento della cassa integrazione straordinaria 2026 sono tre, regolate dall’art. 21 del D.Lgs. 148/2015. È fondamentale scegliere la causale corretta nella domanda, perché determina la durata massima autorizzabile e le procedure da seguire.

Causale

  • Riorganizzazione aziendale: processi di ristrutturazione, riconversione o crisi produttiva con piano di rilancio
  • Crisi aziendale: difficoltà produttiva non transitoria; non applicabile in caso di cessazione definitiva dell’attività
  • Contratto di solidarietà: riduzione oraria concordata tra azienda e sindacati per evitare licenziamenti collettivi

Durata massima

  • 24 mesi complessivi nel quinquennio mobile per ciascuna unità produttiva (somma CIGO + CIGS)
  • 12 mesi per ciascuna causale di crisi aziendale, prorogabili una sola volta
  • Deroga fino a 12 mesi per aziende in aree di crisi industriale complessa (Legge di Bilancio 2026)

Importi e contribuzione addizionale 2026

Il trattamento economico della cassa integrazione straordinaria 2026 è pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore non prestate, nel limite del massimale mensile fissato dall’INPS con Circolare n. 4 del 28 gennaio 2026. Dal 1° gennaio 2026 il massimale è € 1.423,69 lordi mensili (netti: € 1.340,56), al netto della riduzione del 5,84% prevista dall’art. 26 della Legge n. 41/1986. Per il settore edile e lapideo (intemperie stagionali) il massimale sale a € 1.708,44 lordi (netti: € 1.608,66).

I datori di lavoro sono tenuti al versamento della contribuzione addizionale CIGS, calcolata sulla retribuzione persa dai lavoratori. L’aliquota varia in base alla dimensione aziendale: 1,70% per le imprese con media di dipendenti nell’anno precedente pari o inferiore a 50 unità; 2,00% per le imprese con media superiore a 50. È possibile optare per il pagamento diretto ai lavoratori da parte dell’INPS, previa autorizzazione e trasmissione dei flussi Uniemens-Cig (UNI41) entro la fine del secondo mese successivo al periodo di integrazione salariale.

Dal 1° gennaio 2026 il massimale CIGS è fissato a € 1.423,69 lordi mensili, aggiornato sulla base della variazione ISTAT. Le aziende devono verificare che il trattamento non superi questo tetto prima di comunicarlo ai lavoratori coinvolti.

Fonte: INPS, Circolare n. 4 del 28 gennaio 2026

Come presentare la domanda di cassa integrazione straordinaria 2026

La procedura per la cassa integrazione straordinaria 2026 domanda requisiti si articola in fasi distinte che coinvolgono sia il Ministero del Lavoro sia l’INPS. Il datore di lavoro deve avviare il processo con almeno 25 giorni di anticipo rispetto all’inizio della sospensione o riduzione dell’orario.

Fase 1 — Informativa e consultazione sindacale. L’azienda deve comunicare alle rappresentanze sindacali aziendali (RSA/RSU) o, in loro assenza, alle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale le cause dell’intervento, l’entità della riduzione oraria, il numero di lavoratori coinvolti e la durata prevista. Entro i successivi 7 giorni, su richiesta sindacale, si apre un esame congiunto della durata massima di 25 giorni (7 giorni per le crisi aziendali). Il verbale di accordo o di mancato accordo è allegato alla domanda.

Fase 2 — Presentazione dell’istanza al Ministero del Lavoro. L’azienda presenta domanda telematica al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali allegando: verbale sindacale, piano di gestione delle eccedenze (per riorganizzazione), relazione tecnica dettagliata sulle cause della crisi e sulle prospettive di ripresa. Il Ministero, verificati i requisiti formali, emette il decreto di autorizzazione.

Fase 3 — Comunicazione a INPS e trasmissione Uniemens. Ricevuto il decreto ministeriale, il datore di lavoro trasmette all’INPS i dati dei lavoratori coinvolti tramite il flusso Uniemens-Cig (UNI41). In caso di pagamento diretto da parte dell’INPS, il termine è la fine del secondo mese successivo al periodo di integrazione o 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento. I lavoratori devono presentare il modello SR41 per ricevere il pagamento diretto. Per ulteriori dettagli sulla gestione dei debiti contributivi correlati, è possibile consultare la guida sulla rateazione debiti contributivi INPS 2026.


Novità 2026: esonero addizionale e nuovi obblighi

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto due novità operative di rilievo per le aziende che ricorrono alla cassa integrazione straordinaria. La prima riguarda l’esonero dalla contribuzione addizionale: per le unità produttive già autorizzate alla CIGS e situate in aree di crisi industriale complessa, l’esonero è prorogato per un periodo massimo complessivo di 12 mesi nel 2026 (Circolare INPS n. 1/2026). Questo significa che le imprese interessate non versano il contributo addizionale (1,70% o 2,00%) per tutta la durata dell’esonero, con un risparmio diretto sul costo del lavoro.

La seconda novità riguarda gli obblighi di comunicazione dei lavoratori. Dal 18 dicembre 2025 (Legge n. 182/2025), chi svolge attività lavorativa durante la fruizione della CIGS deve comunicarlo sia all’INPS sia al datore di lavoro che ha richiesto l’intervento. Il mancato rispetto di questo obbligo può comportare la decadenza dal trattamento integrativo. I responsabili HR devono informare preventivamente i dipendenti coinvolti di questa nuova regola. I lavoratori che perdono il diritto alla CIGS per fine rapporto possono verificare le condizioni per la NASpI 2026 per i lavoratori disoccupati.


Domande frequenti

Qual è la differenza tra CIGO e CIGS?

La Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) copre eventi transitori e temporanei (guasti, mancanza di ordini, intemperie) e ha durata massima di 13 settimane continuative, prorogabili a 52 settimane. La cassa integrazione straordinaria 2026 riguarda invece situazioni strutturali — riorganizzazione, crisi, contratti di solidarietà — con durate più estese (fino a 24 mesi nel quinquennio mobile) e richiede l’autorizzazione del Ministero del Lavoro, non dell’INPS. (Fonte: INPS)

Cosa succede se un lavoratore lavora durante la CIGS?

Dal 18 dicembre 2025, il lavoratore è obbligato a comunicare all’INPS e al proprio datore di lavoro qualsiasi attività lavorativa svolta durante il periodo di integrazione salariale. Il datore di lavoro che non sospende tempestivamente il trattamento rischia sanzioni amministrative. In caso di omessa comunicazione da parte del lavoratore, l’INPS può procedere al recupero delle somme indebitamente erogate. (Fonte: Legge n. 182/2025)

Le PMI sotto i 15 dipendenti possono accedere alla CIGS?

No, la soglia minima per la CIGS ordinaria è di 16 dipendenti (media del semestre precedente). Le microimprese e le PMI sotto questa soglia possono accedere al Fondo di Integrazione Salariale (FIS) gestito dall’INPS oppure ai Fondi di Solidarietà bilaterali di settore, che offrono coperture analoghe ma con meccanismi diversi. Per verificare il fondo applicabile è consigliabile consultare il proprio consulente del lavoro o il CCNL di riferimento. (Fonte: D.Lgs. n. 148/2015, art. 29)

Come si calcola il trattamento CIGS spettante al lavoratore?

Il trattamento è pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore non lavorate, nel limite del massimale mensile INPS 2026 di € 1.423,69 lordi. Se la retribuzione è elevata, il tetto mensile può essere il fattore limitante. Al netto della riduzione del 5,84%, il massimale netto è € 1.340,56. I lavoratori con retribuzioni medie beneficiano in genere dell’intero 80%, mentre quelli con retribuzioni superiori alla soglia ricevono il massimale. Per valutare l’impatto sul reddito complessivo, può essere utile aggiornare l’ISEE 2026: calcolo e aggiornamento DSU. (Fonte: INPS, Circolare n. 4/2026)

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