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Operazione Epic Fury 2026: la guida completa

L’operazione Epic Fury 2026 e il ruolo delle basi in Italia sono al centro di una accesa polemica politica dopo che il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha rivelato il 24 giugno 2026 che circa 500 aerei statunitensi sarebbero decollati dal territorio italiano per supportare la vasta campagna militare condotta dagli USA e da Israele contro l’Iran a partire dal 28 febbraio 2026. Il governo italiano ha respinto la ricostruzione, precisando che i voli autorizzati rientravano esclusivamente negli accordi bilaterali in vigore e non hanno mai incluso attività offensive.

La vicenda ha riaperto un dibattito antico e mai sopito in Italia: fino a che punto le basi NATO sul territorio nazionale possono essere utilizzate in operazioni militari che Roma non ha formalmente approvato? La questione assume una rilevanza particolare alla luce del conflitto USA-Iran del 2026, uno degli scenari geopolitici più destabilizzanti degli ultimi decenni nel Medio Oriente.

L’operazione Epic Fury era stata avviata il 28 febbraio 2026, all’indomani del fallimento dei negoziati di Ginevra sul programma nucleare iraniano. Washington e Tel Aviv avevano concordato un piano d’attacco coordinato che, secondo le ricostruzioni delle principali agenzie internazionali, aveva preso di mira infrastrutture nucleari, siti missilistici e strutture di comando dell’Iran. Il segretario di Stato Marco Rubio aveva notificato ufficialmente al Congresso la conclusione dell’operazione il 5 maggio 2026 (Fonte: ANSA, 2026).

Il bilancio militare statunitense era stato reso noto dal Pentagono l’8 aprile 2026: 365 soldati feriti e 13 caduti nel corso delle settimane di operazioni (Fonte: Pentagono, aprile 2026). Un costo umano che aveva già alimentato critiche bipartisan al Congresso degli Stati Uniti e che ora torna a fare rumore anche in Europa, a oltre tre mesi dalla fine delle ostilità.

Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2026

L’operazione Epic Fury: nascita e obiettivi

L’operazione Epic Fury 2026 rappresenta l’intervento militare diretto più significativo degli Stati Uniti in Medio Oriente dal 2003. Avviata il 28 febbraio 2026 in coordinamento con Israele — che aveva battezzato la propria componente “Operation Roaring Lion” — la campagna aveva l’obiettivo dichiarato di neutralizzare il programma nucleare e missilistico dell’Iran, distruggere la Marina militare della Repubblica Islamica e, secondo le dichiarazioni di Donald Trump, favorire un cambio di leadership a Teheran. L’operazione si inserisce nel quadro di tensioni crescenti che avevano visto fallire ripetuti round negoziali tra Washington e Teheran sul dossier nucleare.

Le prime ondate di attacchi avevano colpito i centri decisionali del regime, provocando, stando alle ricostruzioni di Sky TG24 e di diversi analisti geopolitici, la morte della Guida Suprema Ali Khamenei durante un raid su Teheran. La campagna aveva proseguito per oltre due mesi, causando gravi danni alle infrastrutture energetiche e militari iraniane, prima di concludersi formalmente con la notifica al Congresso da parte di Rubio. Per un approfondimento sui riflessi economici e sociali del conflitto sull’Italia, si rimanda all’analisi sulla guerra Iran USA 2026 effetti sull’Italia.

«L’Italia ha dato un contributo enorme all’operazione Epic Fury. Dalle basi italiane sono decollati 500 aerei statunitensi. A livello europeo parliamo di 4.000-5.000 missioni di volo complessive.»

Mark Rutte, Segretario Generale della NATO, intervista a Fox News, 24 giugno 2026

Le dichiarazioni di Rutte e la bufera politica

La rivelazione è arrivata inaspettata, a quasi due mesi dalla fine ufficiale delle operazioni. In un’intervista rilasciata a Fox News il 24 giugno 2026, Rutte aveva elogiato il contributo degli alleati europei alla campagna contro l’Iran, citando esplicitamente l’Italia come paese dal cui territorio sarebbero partiti circa 500 velivoli statunitensi. Le sue parole avevano immediatamente scatenato reazioni a Roma, dove il dibattito sul ruolo delle basi NATO — Sigonella, Aviano, Camp Darby tra le principali — è da sempre percepito come un tema di sovranità nazionale.

La NATO ha successivamente precisato che le parole del suo segretario generale si riferivano a supporto «logistico e tecnico», non a missioni offensive. Tuttavia, la distinzione — che è il cuore giuridico e politico dell’intera vicenda — rimane controversa. Il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare italiana, aveva sollevato dubbi sulla effettiva natura dei voli: secondo l’ufficiale, distinguere in modo netto tra supporto logistico e attività cinetica in contesti operativi complessi non è sempre praticabile. Per contestualizzare questa tensione nel quadro più ampio dei rapporti tra Roma e Washington, è utile rileggere le posizioni espresse nel dibattito su Trump e le accuse all’Italia sulla NATO.


La risposta del governo italiano

Il Ministero della Difesa italiano ha reagito con fermezza alle dichiarazioni di Rutte, definendo il suo messaggio «totalmente fallace». In una nota ufficiale, il dicastero guidato da Guido Crosetto ha chiarito che l’Italia autorizza esclusivamente i voli previsti dai trattati bilaterali in vigore, i quali escludono in modo esplicito qualsiasi attività cinetica. «Quando ci sono state richieste che uscivano da questo perimetro — ha precisato il Ministero — l’Italia non ha concesso l’autorizzazione.» Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la medesima posizione, sottolineando che gli impegni internazionali dell’Italia sono stati rispettati in ogni fase della crisi.

Crosetto ha aggiunto, con tono tagliente, che chiunque avesse voluto informarsi avrebbe potuto farlo: i trattati bilaterali sono pubblici e definiscono con precisione le attività consentite sulle basi NATO in territorio italiano. La nota del dicastero ha insistito sulla distinzione tra voli di supporto logistico — rifornimento, trasporto, ricognizione — e missioni di attacco diretto, che Roma avrebbe escluso dall’autorizzazione. Il quadro normativo di riferimento è il cosiddetto accordo SOFA (Status of Forces Agreement) e gli accordi bilaterali di difesa USA-Italia, rinnovati nel 1995 e integrati da protocolli operativi successivi.


Le reazioni dell’opposizione e il dibattito parlamentare

Le opposizioni hanno reagito con durezza. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha accusato il governo di aver fornito al Parlamento e all’opinione pubblica «una versione incompleta dei fatti», chiedendo che la premier Giorgia Meloni riferisca in Aula. Angelo Bonelli, co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, è andato più lontano: «Le parole di Rutte sbugiardano Meloni. Il Parlamento deve sapere cosa è stato autorizzato, quando e con quali limiti.» Dal Partito Democratico sono arrivate richieste analoghe di trasparenza e di un’audizione urgente del ministro Crosetto davanti alle Commissioni Difesa e Esteri.

Sul piano della politica estera più ampia, la vicenda si intreccia con le tensioni preesistenti nel quadro atlantico, già emerse durante le discussioni sulle spese per la difesa e sulla strategia NATO nel teatro mediorientale. Il caso si inserisce peraltro nel delicato dossier del cessate il fuoco in Libano: per capire come i diversi fili del conflitto regionale si connettano tra loro, vale la pena ripercorrere gli sviluppi relativi a Hezbollah e il cessate il fuoco in Libano. La premier Meloni, in visita a Berlino il 24 giugno, non ha rilasciato dichiarazioni dirette sull’argomento, lasciando la gestione comunicativa ai ministri competenti.

«Il Parlamento italiano ha il diritto di sapere esattamente cosa è stato autorizzato nelle nostre basi durante l’operazione Epic Fury. La trasparenza non è un favore che il governo fa ai cittadini: è un obbligo costituzionale.»

Giuseppe Conte, Presidente del Movimento 5 Stelle, dichiarazione del 24 giugno 2026 (Fonte: ANSA, 2026)

Domande frequenti

Cos’è l’operazione Epic Fury?

È la denominazione ufficiale della campagna militare avviata dagli Stati Uniti e da Israele il 28 febbraio 2026 contro obiettivi nucleari, missilistici e di comando sul territorio iraniano. L’operazione è stata formalmente dichiarata conclusa il 5 maggio 2026 dal segretario di Stato Marco Rubio, che ne ha notificato la fine al Congresso americano (Fonte: ANSA, 2026).

L’Italia ha partecipato militarmente all’operazione Epic Fury?

Il governo italiano ha escluso categoricamente una partecipazione diretta a missioni offensive. Il Ministero della Difesa ha confermato che sono stati autorizzati esclusivamente voli di natura logistica e tecnica, conformi agli accordi bilaterali USA-Italia in vigore. Le richieste che andavano oltre tale perimetro sarebbero state respinte. La NATO ha poi precisato che il riferimento di Rutte riguardava supporto tecnico e logistico, non attività cinetiche (Fonte: Ministero della Difesa italiano, 24 giugno 2026).

Cosa ha detto esattamente Rutte sulle basi italiane?

In un’intervista a Fox News del 24 giugno 2026, il segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato che 500 aerei statunitensi sono decollati da basi in Italia per supportare l’operazione Epic Fury, e che a livello europeo le missioni di volo sono state tra 4.000 e 5.000. La NATO ha in seguito chiarito che si trattava di supporto logistico nell’ambito degli accordi bilaterali esistenti, non di attività offensive dirette (Fonte: ANSA, 24 giugno 2026).

Quali sono le prossime tappe politiche?

Le opposizioni hanno chiesto un’audizione urgente del ministro Crosetto in Parlamento e la comparizione della premier Meloni per riferire in Aula. Il governo non ha ancora fissato una data per un’eventuale informativa parlamentare. La vicenda potrebbe trovare un primo sbocco nelle prossime settimane, anche in coincidenza con il vertice NATO previsto per l’estate 2026, che rappresenterà un momento di verifica dei rapporti tra gli alleati europei e Washington.

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