Scienza

HL-LHC CERN 2026: la Guida Completa all’alta luminosità

Il progetto HL-LHC CERN 2026 segna una svolta: a fine giugno 2026 il Large Hadron Collider spegne i fasci dopo l’ultima sessione di collisioni del Run 3, per iniziare l’aggiornamento che lo renderà dieci volte più potente. Lo conferma il nuovo calendario ufficiale del CERN, con l’Italia dell’INFN in prima linea sulla tecnologia dei magneti.

Per capire la portata di questo passaggio serve un’immagine. Negli ultimi quindici anni il Large Hadron Collider, l’acceleratore di particelle da 27 chilometri sepolto al confine tra Svizzera e Francia, ha fatto scontrare protoni a velocità prossime a quella della luce. Da quelle collisioni è emersa nel 2012 la prova del bosone di Higgs, la particella che spiega perché la materia ha massa. Ora i fisici vogliono moltiplicare quegli scontri per studiare l’Higgs con una precisione mai raggiunta.

La luminosità, in fisica delle particelle, misura quante collisioni avvengono per unità di tempo e di superficie: più luminosità significa più dati, e quindi più probabilità di osservare fenomeni rarissimi. Il problema è che l’attuale LHC ha quasi esaurito il suo potenziale statistico. Per questo è nato il progetto High-Luminosity LHC, che punta a decuplicare la luminosità integrata rispetto al valore di progetto originale (Fonte: CERN, 2026).

Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2026


Cosa significa HL-LHC CERN 2026 per la fisica

Va chiarito subito un punto, perché è facile fraintenderlo: nel 2026 l’HL-LHC non entra in funzione, ma comincia a nascere. Il CERN ha fissato per metà 2026 l’inizio del lungo periodo di fermo tecnico (il cosiddetto Long Shutdown 3) durante il quale verranno installati i componenti dell’acceleratore ad alta luminosità. L’agenzia ANSA ha riferito il 12 giugno 2026 le ultime collisioni del Run 3, segnando di fatto la fine di un’era e l’inizio dei lavori di trasformazione.

Secondo il calendario ufficiale del CERN, l’avvio delle operazioni dell’HL-LHC — il cosiddetto Run 4 — è previsto per giugno 2030 (Fonte: CERN, 2026). Il 2026, dunque, non è l’anno dell’accensione ma quello in cui parte il cantiere tecnologico più ambizioso della fisica europea. Distinguere queste due fasi è essenziale per non attribuire al presente risultati che arriveranno solo nel prossimo decennio.

“L’HL-LHC ci permetterà di studiare i fenomeni della fisica delle particelle con una precisione molto maggiore, grazie a un numero enormemente più alto di collisioni.”

Fabiola Gianotti, Direttrice Generale del CERN (2026)

Come funziona l’aggiornamento ad alta luminosità

L’upgrade richiede di sostituire circa 1,2 chilometri dell’anello con componenti completamente nuovi. Il cuore della trasformazione sono i magneti quadrupolari: a fianco dei grandi esperimenti ATLAS e CMS verranno installati magneti più potenti, capaci di generare campi magnetici superiori del 50% rispetto a quelli attuali. Sono costruiti con niobio-stagno, un composto superconduttore intermetallico che lavora a temperature prossime allo zero assoluto.

A questi si aggiungono le cosiddette “crab cavities”, cavità superconduttrici che inclinano i pacchetti di protoni poco prima dell’urto per massimizzare la sovrapposizione dei fasci — un po’ come orientare due flussi d’acqua perché si incontrino nel punto esatto invece di sfiorarsi. Completano il quadro nuove linee di trasmissione elettrica superconduttrici e un sistema di protezione rinforzato. L’insieme di queste tecnologie permetterà di raccogliere fino a 4000 inversi femtobarn di dati nell’intero arco operativo, contro i circa 250 attesi ogni anno (Fonte: CERN, 2026).

Per dare la scala: un aumento di dieci volte della luminosità integrata significa che, in pochi anni di HL-LHC, gli esperimenti raccoglieranno più collisioni di quante l’LHC ne abbia prodotte in tutta la sua storia precedente. È questo bacino statistico più ampio a rendere possibile la caccia a processi finora invisibili. Lo stesso spirito di ricerca di precisione anima oggi altri grandi progetti, come i record delle onde gravitazionali rilevate da Virgo.


Il ruolo dell’INFN italiano nei magneti

L’Italia non è una comparsa in questo progetto. L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è responsabile della produzione di sei magneti basati su niobio-titanio, destinati alla separazione e ricombinazione dei fasci attorno agli esperimenti ATLAS e CMS, oltre alla progettazione e costruzione di nove diverse famiglie di correttori di modi di ordine superiore (Fonte: INFN, 2024).

Il lavoro coinvolge in particolare la sezione INFN di Genova, in collaborazione con ASG Superconductors, azienda leader internazionale nei magneti superconduttori, e il Laboratorio LASA di Milano — il Laboratorio Acceleratori e Superconduttività Applicata dell’INFN e dell’Università Statale. È una filiera che intreccia ricerca pubblica e industria italiana ad alta tecnologia, e che colloca il Paese tra i protagonisti della trasformazione dell’acceleratore.

LHC attuale

Luminosità di progetto, magneti niobio-titanio standard, statistica limitata per i fenomeni rari.

HL-LHC (dal 2030)

Luminosità ×10, magneti niobio-stagno con campo +50%, crab cavities, fino a 4000 fb⁻¹ di dati.


Cosa aspettarsi e quali sono i limiti

Cosa si spera di ottenere? L’obiettivo principale è misurare con precisione le proprietà del bosone di Higgs, in particolare la sua autointerazione, e cercare segnali di fisica oltre il Modello Standard — la teoria che descrive le particelle elementari ma che lascia aperte domande come la natura della materia oscura. È onesto però chiarire che l’HL-LHC è uno strumento di precisione: amplia enormemente la statistica disponibile, ma non garantisce di per sé nuove scoperte. La comunità scientifica concorda che esplorerà territori inaccessibili oggi, senza promettere risultati specifici.

“Completare il salto ad alta luminosità dell’LHC è la priorità immediata della strategia europea per la fisica delle particelle, in attesa delle decisioni sul futuro collisore.”

Strategia Europea per la Fisica delle Particelle, CERN (2026)

I prossimi passi sono concreti: lo smontaggio dei componenti obsoleti, l’installazione dei nuovi magneti e delle cavità durante il fermo 2026–2030, e la trasformazione profonda di ATLAS e CMS per reggere il numero altissimo di collisioni. In parallelo, la fisica italiana continua a muoversi su più fronti, dalla caccia alla materia oscura al Gran Sasso fino ai grandi temi raccolti ne la nostra guida alla scienza del 2026. Per approfondire si possono consultare le pagine ufficiali del progetto HiLumi LHC del CERN e la scheda dell’INFN sul collisore di adroni e Hi-Lumi.


Domande frequenti

Quando entrerà in funzione l’HL-LHC?

L’avvio delle operazioni (Run 4) è previsto per giugno 2030. Il 2026 è invece l’anno in cui iniziano il fermo tecnico e l’installazione dei nuovi componenti (Fonte: CERN, 2026).

Cosa fa l’Italia nel progetto?

L’INFN produce magneti niobio-titanio per separazione e ricombinazione dei fasci e progetta i correttori di ordine superiore, con la sezione di Genova, il Laboratorio LASA di Milano e ASG Superconductors (Fonte: INFN, 2024).

Perché aumentare la luminosità?

Più collisioni significano più dati e quindi più probabilità di osservare fenomeni rari. L’obiettivo è decuplicare la luminosità integrata rispetto al valore di progetto originale.

L’HL-LHC garantirà nuove scoperte?

No. È uno strumento di precisione che amplia la statistica disponibile. Gli esperti non promettono scoperte specifiche, ma una capacità di indagine senza precedenti su Higgs e fisica oltre il Modello Standard.

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