Pensione di Reversibilità 2026: Guida Completa INPS
La pensione di reversibilità 2026 spetta ai familiari superstiti nella misura del 60% dell’assegno del defunto se resta solo il coniuge, dell’80% con un figlio e del 100% con due o più figli. Il diritto matura con 15 anni di contributi, oppure con 5 anni di cui 3 versati nel quinquennio precedente il decesso, e la domanda si presenta esclusivamente per via telematica all’INPS.
Indice
La prestazione ai superstiti è una delle voci più stabili della spesa previdenziale italiana e resta regolata dalla legge 8 agosto 1995, n. 335, che all’articolo 1, comma 41, fissa sia le quote spettanti ai familiari sia la Tabella F sulla cumulabilità con gli altri redditi del beneficiario. Il nome tecnico è duplice: si parla di reversibilità quando il defunto era già pensionato, di pensione indiretta quando era ancora un assicurato in attività.
Sul piano degli importi, il 2026 porta due parametri nuovi. Il trattamento minimo INPS è salito a 611,85 euro al mese, pari a 7.954,05 euro annui, con una perequazione provvisoria del +1,4% applicata per intero fino a quattro volte il minimo (INPS, circolare n. 153 del 19 dicembre 2025). Poiché le soglie di taglio dell’assegno ai superstiti sono multipli di quel minimo, la loro rivalutazione automatica sposta ogni anno il punto in cui scatta la decurtazione.
Il quadro operativo interessa una platea molto ampia di nuclei familiari, spesso composti da vedove con un reddito da lavoro modesto. Per orientarsi conviene tenere sotto controllo anche il calendario dei pagamenti: le stesse regole di accredito valgono per la reversibilità e per le altre prestazioni, come mostrano le date di pagamento delle pensioni INPS.
Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2026
A chi spetta la pensione di reversibilità 2026?
Hanno diritto all’assegno il coniuge superstite, anche separato, e l’unito civilmente; l’ex coniuge divorziato solo se titolare di assegno divorzile e non risposato; i figli minorenni, gli studenti fino a 21 anni, gli universitari fino a 26 anni e i figli inabili al lavoro senza limiti di età, purché a carico. In assenza di coniuge e figli il diritto può passare a genitori, fratelli o sorelle non autosufficienti ed economicamente dipendenti dal defunto.
La condizione preliminare riguarda però il defunto, non il superstite. Servono 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva, oppure 5 anni di cui almeno 3 nel quinquennio precedente la data del decesso: sono i requisiti indicati dalla scheda INPS sulla pensione ai superstiti. Se il familiare era già titolare di pensione diretta, il requisito è per definizione soddisfatto.
Quali sono le percentuali per i superstiti?
L’assegno è una quota percentuale della pensione che il defunto percepiva o avrebbe percepito. Il coniuge solo prende il 60%, il coniuge con un figlio l’80%, il coniuge con due o più figli il 100%. Senza coniuge, un figlio unico prende il 70%, due figli l’80%, tre o più figli il 100%. Le quote non si sommano liberamente: il tetto complessivo resta il 100% dell’assegno originario.
Con coniuge superstite
- Coniuge solo: 60%
- Coniuge + 1 figlio: 80%
- Coniuge + 2 o più figli: 100%
Solo figli superstiti
- 1 figlio: 70%
- 2 figli: 80%
- 3 o più figli: 100%
La prestazione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso, indipendentemente dalla data in cui la domanda viene protocollata, purché sia accolta. È lo stesso criterio di decorrenza che regola altre prestazioni assistenziali e previdenziali, come gli importi INPS dell’invalidità civile.
La pensione di reversibilità infatti è una prestazione previdenziale a tutti gli effetti, legata a dei contributi effettivamente versati.
Ivan Pedretti, segretario generale SPI CGIL (2016)
Quanto si perde con i limiti di reddito?
Il taglio scatta solo se il reddito personale lordo del beneficiario supera tre volte il trattamento minimo annuo, cioè 23.862,15 euro nel 2026. Oltre quella soglia la decurtazione è del 25%; sopra quattro volte il minimo, pari a 31.816,20 euro, sale al 40%; sopra cinque volte il minimo, circa 39.770 euro, arriva al 50%. Sotto i 23.862,15 euro l’assegno resta intero.
Contano i redditi da lavoro dipendente e autonomo, le altre pensioni e in generale gli imponibili IRPEF del superstite. Le regole di cumulabilità e i limiti reddituali aggiornati sono pubblicati ogni anno dall’Istituto: la ricostruzione dei criteri è nella nota INPS sui nuovi limiti di cumulabilità della pensione ai superstiti.
Due correttivi limitano il danno. Il primo: nessuna riduzione si applica se nel nucleo del titolare sono presenti figli minori, studenti o inabili aventi diritto. Il secondo: con la sentenza n. 162 del 2022 (Gazzetta Ufficiale n. 27 del 6 luglio 2022) la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il meccanismo nella parte in cui consentiva un taglio superiore al reddito aggiuntivo percepito, sancendo che la decurtazione non può mai eccedere il reddito che l’ha provocata.
Esempio pratico: una pensione da 1.400 euro al mese
Su una pensione del defunto di 1.400 euro lordi al mese, il coniuge solo percepisce 840 euro (60%); con un figlio a carico l’assegno sale a 1.120 euro (80%); con due figli arriva a 1.400 euro (100%). Se il coniuge senza figli ha inoltre un reddito da lavoro di 26.000 euro annui, superiore alla soglia dei 23.862,15 euro, la quota di 840 euro subisce il taglio del 25% e scende a 630 euro.
Il calcolo va poi letto insieme alle altre voci annue dell’assegno, perché anche i superstiti titolari di pensione possono rientrare tra i destinatari di la quattordicesima per i pensionati quando ne maturano i requisiti di reddito ed età.
Come si fa domanda all’INPS?
La domanda si presenta esclusivamente in via telematica: dal portale INPS con SPID, CIE o CNS, tramite il servizio dedicato alla pensione ai superstiti, oppure rivolgendosi a un patronato o a un intermediario abilitato, che effettua l’invio gratuitamente. Lo sportello fisico non è più un canale valido. Occorrono i dati anagrafici del defunto, il certificato di morte o l’autocertificazione, lo stato di famiglia e l’IBAN del richiedente.
Prima cosa da fare: presentare la domanda subito dopo il decesso. Poiché la decorrenza è fissata al primo giorno del mese successivo, un invio tempestivo evita arretrati da ricostruire e riduce i tempi di prima liquidazione.
Seconda cosa da fare: allegare la dichiarazione dei redditi previsti per l’anno in corso, così che l’Istituto applichi da subito la percentuale corretta ed eviti conguagli successivi. Chi ha figli maggiorenni studenti deve ricordare la dichiarazione annuale che conferma il diritto alla quota.
Domande frequenti
Spetta anche all’ex coniuge divorziato?
Sì, ma a due condizioni: essere titolare dell’assegno divorzile e non essersi risposato. In presenza di un coniuge superstite successivo, la quota viene ripartita tra i due tenendo conto della durata dei rispettivi matrimoni. Le percentuali di riferimento restano quelle previste per il coniuge. Senza assegno divorzile riconosciuto dal giudice, il diritto non si perfeziona.
Fino a quando la ricevono i figli?
Fino a 18 anni senza condizioni, fino a 21 anni se studenti di scuola o corso professionale, fino a 26 anni se universitari, senza limiti di età se inabili al lavoro. In tutti i casi oltre la maggiore età serve la condizione di essere a carico e va presentata la dichiarazione annuale all’INPS. L’inizio di un’attività lavorativa stabile fa venire meno il requisito.
Il taglio per reddito è definitivo?
No: la riduzione si ricalcola ogni anno sui redditi effettivi dichiarati. Se il reddito personale scende sotto tre volte il trattamento minimo, l’assegno torna intero. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 162 del 2022, ha inoltre posto un tetto: la decurtazione non può superare l’importo del reddito aggiuntivo. Il ricalcolo può generare arretrati a favore del beneficiario.
Che differenza c’è con la pensione indiretta?
La reversibilità riguarda il decesso di chi era già titolare di pensione; la pensione indiretta il decesso di un assicurato ancora in attività, che deve aver maturato 15 anni di contributi oppure 5 anni con 3 nell’ultimo quinquennio. Percentuali, limiti di reddito e modalità di domanda sono identici. Cambia solo il presupposto da documentare all’Istituto.
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
