Salute

Emoglobina Glicata Valori 2026: la Guida Completa all’HbA1c

Il referto di laboratorio riporta un solo numero in mmol/mol, e per interpretarlo bastano le tre fasce dell’emoglobina glicata valori 2026: normale sotto 39 mmol/mol (5,7%), rischio intermedio tra 39 e 46 mmol/mol (5,7-6,4%) secondo l’Istituto Superiore di Sanità, diabete da 48 mmol/mol (6,5%) in su secondo gli Standard italiani di cura SID-AMD. L’esame misura la media della glicemia degli ultimi due o tre mesi e non richiede il digiuno.

Il meccanismo è facile da immaginare. Il glucosio che circola nel sangue si lega in modo stabile all’emoglobina*, la proteina che trasporta l’ossigeno nei globuli rossi, e quel legame resta per tutta la vita della cellula: circa 120 giorni. Più zucchero circola, più emoglobina risulta “zuccherata”. Il risultato è una fotografia media degli ultimi mesi, non del mattino in cui hai fatto il prelievo.

Ecco perché il parametro conta. Secondo i dati ISTAT ripresi dall’ISS, il 5,3% degli italiani nel 2016 (ISS-ISTAT, oltre 3 milioni di persone) riferiva una diagnosi di diabete, con prevalenza standardizzata salita dal 3,9% del 2001 al 4,6% del 2016. Ma il monitoraggio resta il punto debole: secondo la sorveglianza Passi, solo il 31% dei pazienti (ISS, novembre 2022) aveva controllato l’HbA1c nei quattro mesi precedenti, e una persona su cinque dichiarava di non conoscere l’esame.

Capire il referto, quindi, non è un esercizio da specialisti. Se ti stai avvicinando per la prima volta a un esame ematico completo, può aiutarti anche la nostra guida su come leggere le analisi del sangue.

Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2026


Che cos’è l’emoglobina glicata e cosa misura?

L’emoglobina glicata* (sigla HbA1c, detta anche emoglobina glicosilata) è la frazione di emoglobina a cui si è legato il glucosio. Il test si esegue con un semplice prelievo di sangue venoso dal braccio, in qualunque momento della giornata e senza digiuno, e restituisce la media dei livelli glicemici dei due o tre mesi precedenti. È l’unico parametro che riassume mesi di andamento in un solo numero.

La differenza rispetto alla glicemia a digiuno è sostanziale: quella fotografa un istante e può dipendere dalla cena della sera prima. L’HbA1c non si “aggiusta” con qualche giorno di dieta. Come precisa il portale ISSalute dell’Istituto Superiore di Sanità, il medico può prescriverla per tre scopi: diagnosticare il diabete, individuare chi è a rischio aumentato e verificare se una terapia sta funzionando.

“Per anni abbiamo misurato il successo della terapia in base ai valori di emoglobina glicata. Oggi sappiamo che non è sufficiente.”

— Prof. Andrea Giaccari, professore associato di Endocrinologia, Università Cattolica del Sacro Cuore e Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS (2026)

La precisazione va letta nel modo giusto: il parametro resta il riferimento per diagnosi e monitoraggio, ma da solo non descrive tutto il quadro clinico. Pressione arteriosa, profilo lipidico e funzione renale vanno valutati insieme.


Emoglobina glicata valori 2026: quali sono le soglie?

Le soglie sono tre, ma le fonti non coincidono del tutto sul confine. ISSalute indica come normale un risultato inferiore a 39 mmol/mol (5,7%), come rischio intermedio la fascia 39-46 mmol/mol (5,7-6,4%) e come indicativo di diabete un valore pari o superiore a 47 mmol/mol (6,5%). Gli Standard italiani di cura SID-AMD, allineati all’OMS, fissano invece la soglia diagnostica a 48 mmol/mol (6,5%).

La discrepanza è di un solo punto in mmol/mol e nasce dall’arrotondamento del 6,5%: nessuna fonte “sbaglia”, convertono in modo diverso. Sul resto l’accordo è pieno su due punti che pesano più del decimale. Primo: la diagnosi non si fa con un prelievo solo — per gli Standard SID-AMD e le raccomandazioni OMS del 2011 il valore ≥48 mmol/mol (6,5%) va confermato in almeno due occasioni distinte, in assenza di sintomi. Secondo: il dosaggio deve essere standardizzato e allineato al metodo IFCC*.

Sulla fascia intermedia, il comitato ADA/EASD/IDF ha indicato i valori tra 42 e 48 mmol/mol (6,00-6,49%) come non diagnostici per diabete ma associati a un rischio aumentato di sviluppare la malattia. Un risultato qui non è una diagnosi, ed è la finestra in cui la prevenzione del diabete di tipo 2 incide di più. In pratica: se il referto cade tra 39 e 47 mmol/mol, fissa un colloquio con il medico di famiglia invece di attendere il controllo dell’anno successivo.


Come si converte l’HbA1c da percentuale a mmol/mol?

La formula ufficiale è una sola: mmol/mol IFCC = (HbA1c % secondo DCCT − 2,15) × 10,929, come riportato nel documento di standardizzazione della Società Italiana di Diabetologia (SID, 2010). Serve perché dal gennaio 2012 i laboratori italiani refertano l’esame soltanto in unità IFCC, mentre la vecchia percentuale resta in circolazione nella letteratura internazionale.

Esiste anche una scorciatoia mentale, la “regola di Kilpatrick” o metodo “meno due meno due”: partendo dal 6%, sottrai 2 per la prima cifra (4) e altri 2 per la seconda (2), quindi 6% corrisponde a 42 mmol/mol. Da lì ogni punto percentuale vale circa 11 mmol/mol, arrotondabile a 10 per un calcolo a mente: 6,5% sta intorno a 47-48 mmol/mol, 7,5% intorno a 58-59.


Tabella di conversione e fasce di riferimento

Ecco le tre fasce affiancate, ciascuna con l’ente che la definisce. Usa la colonna in mmol/mol per confrontarla con il referto italiano e la percentuale per i documenti internazionali. Sono riferimenti generali per adulti non in gravidanza: in gravidanza le soglie sono diverse e le definisce lo specialista.

Fascia normale

  • Sotto 39 mmol/mol
  • Equivale a: sotto 5,7%
  • Fonte: ISSalute (ISS)
  • Glicemia media nella norma

Fascia intermedia

  • 39-46 mmol/mol (ISSalute)
  • 42-48 mmol/mol (ADA/EASD/IDF)
  • Equivale a: 5,7-6,4% oppure 6,00-6,49%
  • Rischio aumentato, non diagnosi: il cosiddetto prediabete*

Fascia diagnostica

  • Da 48 mmol/mol (SID-AMD, OMS 2011)
  • Da 47 mmol/mol secondo ISSalute
  • Equivale a: da 6,5%
  • Indicativo di diabete, da confermare in due occasioni

Un riferimento in più per chi è già in terapia: secondo il Ministero della Salute (sezione diabete mellito tipo 2), nel paziente diabetico il valore va mantenuto entro il 7% per parlare di buon controllo metabolico, mentre nei non diabetici si colloca attorno al 4-7%. L’obiettivo personale lo stabilisce però il diabetologo caso per caso: negli anziani o in chi ha altre patologie può essere volutamente meno stringente.


Quando l’esame può dare un risultato fuorviante?

Il test misura una media, quindi eredita i limiti di ogni media. Poiché dipende dalla durata di vita dei globuli rossi, tutte le condizioni che la accorciano o la allungano possono spostare il risultato: anemie, emoglobinopatie, emorragie recenti, trasfusioni, insufficienza renale avanzata e gravidanza. In questi casi il valore può non rispecchiare la glicemia reale e il medico si affida ad altri esami.

C’è poi un limite che riguarda tutti: due persone con lo stesso 50 mmol/mol possono avere andamenti molto diversi, una con valori stabili e l’altra con picchi e cadute che si compensano nella media. Per questo il parametro va letto insieme alla glicemia a digiuno. Se il referto contiene altri valori metabolici alterati, vale la pena capire come si interpretano i valori dei trigliceridi, spesso associati allo stesso profilo di rischio.

Quando rivolgersi al medico senza aspettare: sete intensa e persistente, urine molto più abbondanti del solito, stanchezza marcata, perdita di peso senza motivo. Questi sintomi possono indicare una glicemia elevata, ma non costituiscono una diagnosi.


Ogni quanto va ripetuto il controllo?

Per chi ha già una diagnosi, il Ministero della Salute indica un monitoraggio non inferiore a 2 volte l’anno nei pazienti con controllo glicemico stabile e non inferiore a 4 volte l’anno in chi ha un compenso precario o instabile, oppure ha appena cambiato terapia. Per chi non ha diagnosi la periodicità la decide il medico in base ai fattori di rischio: familiarità, peso, pressione, età.

I dati ISS mostrano quanto questo passaggio venga trascurato: la quota di pazienti che non aveva controllato l’HbA1c, o l’aveva fatto da più di un anno, è passata dal 15% del 2019 al 25% del 2020, restando al 22% nel 2021. Segnati la data del prossimo controllo e portala con te alla visita. E ricorda che nessun articolo sostituisce una valutazione clinica: per interpretare il tuo referto e decidere cosa fare, consulta il tuo medico.


Domande frequenti

Devo essere a digiuno per fare l’esame?

No, il digiuno non serve. ISSalute precisa che basta un semplice prelievo da una vena del braccio, in qualsiasi momento della giornata. Non serve nemmeno bere soluzioni glucosate, come avviene per la curva da carico. È uno dei motivi per cui il test è considerato pratico sia in diagnosi sia in monitoraggio. (Fonte: ISS)

Un valore alto significa che ho il diabete?

Non automaticamente. Gli Standard italiani di cura SID-AMD prevedono che la diagnosi sia confermata in almeno due occasioni distinte con un valore ≥48 mmol/mol (6,5%), in assenza di sintomi, e che il dosaggio sia standardizzato secondo il metodo IFCC. Un singolo referto sopra soglia va quindi ripetuto e valutato insieme agli altri esami. Solo il medico può formulare una diagnosi.

Perché il mio referto è in mmol/mol e non in percentuale?

Perché dal gennaio 2012 i laboratori italiani refertano l’HbA1c soltanto in unità IFCC. La percentuale apparteneva al vecchio standard DCCT/NGSP e resta usata in molta letteratura internazionale. Per passare da una scala all’altra puoi applicare la formula SID o la scorciatoia mentale spiegata sopra. I due numeri descrivono lo stesso dato.

Posso abbassare il valore in pochi giorni?

No, e capire perché è utile. Il dato riflette la media di due o tre mesi, legata alla vita dei globuli rossi: qualche giorno di alimentazione più attenta non lo modifica in modo apprezzabile. Un cambiamento reale si osserva dopo settimane di abitudini diverse, ed è il medico a stabilire quali interventi siano indicati nel tuo caso.


Glossario medico

* Emoglobina glicata (HbA1c)

La quota di emoglobina a cui si è legato il glucosio. Essendo un legame stabile, indica la glicemia media degli ultimi due o tre mesi.

* Emoglobina

La proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno dai polmoni ai tessuti. Ogni globulo rosso vive circa 120 giorni.

* IFCC

Federazione internazionale di chimica clinica e medicina di laboratorio: ha definito l’unità standard (mmol/mol) usata oggi nei referti italiani.

* Prediabete

Condizione con valori glicemici sopra la norma ma sotto la soglia diagnostica di diabete. Le linee guida italiane preferiscono parlare di rischio aumentato.

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