Scienza

Gas Radon in Casa 2026: Guida Completa a Rischi e Limiti

Il gas radon è un gas radioattivo naturale, invisibile e inodore, che sale dal terreno e si accumula negli ambienti chiusi: secondo l’Istituto Superiore di Sanità è la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo. In Italia la legge fissa un livello di riferimento di 300 Bq/m³ per le abitazioni esistenti e di 200 Bq/m³ per quelle costruite dopo il 31 dicembre 2024. L’unico modo per conoscerne la concentrazione è misurarla per un anno intero.

Nasce dal decadimento dell’uranio presente in rocce e suoli: all’aperto si disperde quasi subito, al chiuso invece si concentra, soprattutto nei locali più bassi e meno arieggiati.

La concentrazione media nazionale stimata è di 70 Bq/m³ e in circa il 2% delle abitazioni italiane la media annua supera i 300 Bq/m³ (ISIN, Piano nazionale d’azione per il radon 2023-2032). Il dato deriva dall’indagine nazionale condotta da ISS ed ENEA-DISP tra il 1989 e il 1998 su circa 5.000 abitazioni.

Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2026


Cos’è il gas radon e da dove entra in casa?

Il radon è un gas nobile radioattivo: non reagisce chimicamente, ma decade emettendo radiazioni. La sorgente principale è il suolo sotto l’edificio, da cui il gas entra attraverso crepe, giunti e passaggi di tubazioni. Una fonte secondaria sono alcuni materiali da costruzione di origine vulcanica, come il tufo.

La concentrazione si misura in becquerel per metro cubo (Bq/m³): 100 Bq/m³ significa 100 decadimenti al secondo in ogni metro cubo d’aria. I valori più alti si registrano di solito in cantine, seminterrati e piani terra (EpiCentro, ISS).


Perché il radon fa male ai polmoni?

Il radon fa male perché, respirato, i suoi prodotti di decadimento si depositano nei bronchi ed emettono particelle alfa che danneggiano il DNA delle cellule. La IARC lo ha classificato nel 1988 come cancerogeno di gruppo 1, la categoria con evidenza sufficiente di cancerogenicità nell’uomo. Il rischio cresce con la concentrazione e con gli anni di esposizione.

Secondo l’ISS, dei circa 31.000 casi annui di tumore polmonare in Italia, circa il 10% è attribuibile al radon, con una stima tra 1.000 e 5.500 casi l’anno; i dati europei indicano un aumento del rischio del 16% ogni 100 Bq/m³ (EpiCentro ISS, aspetti epidemiologici). Il fumo moltiplica l’effetto: con un pacchetto al giorno il rischio è circa 25 volte quello di un non fumatore.

«L’esposizione al radon negli edifici è causa, in Italia, di oltre 3000 decessi per tumore polmonare ogni anno. Oltre l’85% dei quali è dovuto al radon nelle abitazioni, in quanto nelle abitazioni si passa la maggior parte del tempo e si permane di notte, quando la concentrazione di radon è solitamente maggiore.»

Francesco Bochicchio, Direttore del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale, Istituto Superiore di Sanità, nota per l’audizione all’8ª Commissione del Senato (2025)

Quali sono i livelli di riferimento di legge in Italia?

Il D.Lgs. 101/2020, che recepisce la direttiva 2013/59/Euratom, fissa livelli di riferimento come media annua di concentrazione in aria: 300 Bq/m³ per abitazioni esistenti e luoghi di lavoro, 200 Bq/m³ per le abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024. Non è una soglia di sicurezza assoluta, ma il valore oltre il quale è appropriato intervenire.

  • Abitazioni esistenti: 300 Bq/m³ di media annua (D.Lgs. 101/2020).
  • Abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024: 200 Bq/m³ di media annua (D.Lgs. 101/2020).
  • Luoghi di lavoro: 300 Bq/m³ di media annua, con un ulteriore riferimento di dose di 6 mSv/anno (D.Lgs. 101/2020).
  • Raccomandazione OMS: 100 Bq/m³ (WHO Handbook on Indoor Radon, 2009).
  • Media nazionale stimata: 70 Bq/m³; medie regionali da circa 30 Bq/m³ (Calabria, Marche, Basilicata) a 100 Bq/m³ e oltre (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia), secondo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Il quadro operativo è completato dal Piano nazionale d’azione per il radon (PNAR) 2023-2032, adottato con DPCM dell’11 gennaio 2024 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 43 del 21 febbraio 2024 (ISIN, Radon).


Cosa sono le aree prioritarie per il radon?

Le aree prioritarie sono le zone in cui si stima che almeno il 15% degli edifici superi il livello di riferimento di 300 Bq/m³. Le individuano le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell’articolo 11 del D.Lgs. 101/2020, e l’unità di calcolo è il Comune: non sono quindi mappe, ma elenchi di Comuni pubblicati da ciascuna Regione.

Le conseguenze riguardano soprattutto i luoghi di lavoro: nei locali sotterranei, seminterrati e al piano terra la misura diventa obbligatoria e, oltre 300 Bq/m³, scattano gli interventi di riduzione. Nel 2024 il Friuli Venezia Giulia ha classificato 54 Comuni come prioritari (ARPA FVG). Fa fede l’elenco ufficiale della propria Regione.


Come si misura il radon in casa?

Il radon si misura con dosimetri passivi, piccoli rivelatori (spesso del tipo CR-39) lasciati nei locali abitati per un anno solare, di solito diviso in due semestri consecutivi. Serve tanto tempo perché la concentrazione varia tra giorno e notte e tra estate e inverno: pochi giorni non restituiscono la media annua su cui si basa la legge.

La procedura tipica prevede cinque passaggi:

  1. Servizio: ARPA regionale o servizio di dosimetria riconosciuto ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. 101/2020.
  2. Posizione: nei locali più abitati e più bassi, lontano da finestre e termosifoni.
  3. Primo semestre: circa sei mesi senza spostare il rivelatore.
  4. Secondo semestre: nuovo dosimetro senza interruzioni, fino a coprire un anno continuo.
  5. Referto: la media annua va confrontata con 300 o 200 Bq/m³.

Cosa fare se la concentrazione è alta?

Se la media annua supera il livello di riferimento, le azioni di rimedio mirano a impedire l’ingresso del gas dal suolo, dalla ventilazione alla depressurizzazione del terreno, scelte in base al tipo di edificio. Per gli interventi strutturali il D.Lgs. 101/2020 ha introdotto l’esperto in interventi di risanamento radon, formato anche con corsi ISS.

  • Ventilazione: più ricambio d’aria nei locali bassi diluisce il gas già entrato.
  • Sigillature: chiudere crepe e passaggi di tubazioni riduce le vie d’ingresso, ma raramente basta.
  • Depressurizzazione del suolo: un pozzetto collegato a un ventilatore aspira il radon ed espelle l’aria all’esterno.
  • Vespaio aerato: nelle nuove costruzioni l’ISS indica di predisporlo per applicarvi, se serve, una piccola pompa.

Dopo ogni intervento serve una nuova misura. Come per il rischio idrogeologico in Italia, la geologia pesa, ma le scelte costruttive riducono l’esposizione.


Cosa è dimostrato e cosa resta incerto

Il legame tra radon e tumore polmonare è dimostrato: classificazione IARC e studi epidemiologici europei concordano. Più incerta è la quantificazione: la forbice tra 1.000 e 5.500 casi annui riflette i limiti dei modelli, e la media di 70 Bq/m³ poggia sull’indagine 1989-1998, affiancata da una seconda indagine su oltre 5.500 abitazioni (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica).

I dati suggeriscono un rischio molto disomogeneo sul territorio: per questo il PNAR 2023-2032 affida alle Regioni l’individuazione delle aree prioritarie Comune per Comune.


Glossario

  • Becquerel (Bq): unità di radioattività, pari a un decadimento al secondo.
  • Dosimetro passivo: rivelatore senza alimentazione che registra l’esposizione cumulata nel tempo.
  • Area prioritaria: Comune in cui si stima che almeno il 15% degli edifici superi 300 Bq/m³.

Domande frequenti

La misurazione del radon in casa è obbligatoria?

No, per i privati non esiste un obbligo generalizzato. Gli obblighi del D.Lgs. 101/2020 riguardano soprattutto i luoghi di lavoro sotterranei, seminterrati e al piano terra nelle aree prioritarie. Per le abitazioni i livelli di 300 e 200 Bq/m³ indicano quando intervenire, e misurare resta l’unico modo per conoscere la propria esposizione.

Aprire le finestre basta a ridurre il radon?

Aiuta, ma l’effetto è temporaneo. La ventilazione diluisce il gas, che torna ad accumularsi quando i locali restano chiusi, di notte o in inverno. Per valori stabilmente alti servono interventi che blocchino l’ingresso dal suolo, da valutare con un tecnico qualificato.

Il radon è un problema diffuso in tutta Italia?

Sì, ma con forti differenze locali: le medie regionali vanno da circa 30 Bq/m³ in Calabria, Marche e Basilicata a oltre 100 Bq/m³ in Friuli Venezia Giulia, Lazio e Lombardia. La variabilità dipende soprattutto dalla geologia; per un altro indicatore di come il territorio incide sulla vita quotidiana si veda il consumo di suolo in Italia. Fanno fede gli elenchi regionali delle aree prioritarie.

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