Scienza

Younger Dryas: il platino nei ghiacci non viene dallo spazio

Il platino nei ghiacci della Groenlandia non viene dallo spazio: tra il suo picco di concentrazione e l’inizio dello Younger Dryas — la brusca era glaciale durata da 12.870 a 11.700 anni fa — ci sono ben quarantacinque anni di margine, sufficienti, secondo un nuovo studio pubblicato su PLOS ONE nel marzo 2026, a escludere definitivamente l’impatto cosmico come causa del raffreddamento.

Per oltre un decennio, quella concentrazione anomala di platino trovata nei carotaggi di ghiaccio del progetto GISP2 aveva alimentato un’ipotesi suggestiva: e se un meteorite o una cometa avesse colpito l’emisfero nord proprio mentre la Terra stava uscendo dall’ultima glaciazione, innescando un ritorno al freddo? L’idea affascinava per la sua semplicità narrativa. La scienza, però, ha l’abitudine di complicare le storie semplici.

Lo Younger Dryas — dal nome di un fiore alpino, il Dryas octopetala, che proliferava in Europa durante quel periodo gelido — è uno degli eventi climatici più studiati della preistoria. In Groenlandia le temperature precipitarono di oltre 15°C rispetto ai valori attuali. Le foreste cedettero alla tundra. I monsoni si spostarono verso sud. Capire cosa innescò quella frattura climatica non è solo un esercizio accademico: è una finestra su come il sistema climatico terrestre reagisce alle perturbazioni.

Il picco di platino era sembrato la prova decisiva di un impatto extraterrestre. Il problema, come mostrano ora i ricercatori, è che i numeri non tornano.


Perché il platino nei ghiacci non può venire dallo spazio

I meteoriti e le comete portano con sé una firma chimica precisa: alte concentrazioni di iridio insieme al platino. È la stessa impronta che i geologi trovano nello strato di argilla formatosi 66 milioni di anni fa, al momento dell’impatto che estinse i dinosauri. Nei ghiacci della Groenlandia, invece, il segnale di platino era isolato — e il rapporto platino/iridio non corrispondeva ad alcun tipo noto di meteorite.

Per verificare l’ipotesi alternativa — un’eruzione vulcanica — il team ha analizzato 17 campioni di pomice dall’eruzione del Laacher See, un vulcano tedesco attivo circa 12.900 anni fa, spesso indicato come candidato. I risultati sono stati inequivocabili: i campioni contenevano platino a livelli pari o inferiori ai limiti di rilevazione. Il Laacher See è escluso.

Ma c’è un secondo elemento decisivo: il timing. Un’analisi più precisa della datazione dei carotaggi mostra che il picco di platino si manifestò circa 45 anni dopo l’inizio dello Younger Dryas. Un impatto cosmico che dovesse spiegare il raffreddamento dovrebbe precedere il raffreddamento stesso, non seguirlo di quasi mezzo secolo. Come ha spiegato uno degli autori dello studio, i dati mostrano che il segnale di platino è incompatibile con la sequenza temporale richiesta dall’ipotesi dell’impatto.

«Il segnale è durato circa 14 anni — troppo lungo per un impatto istantaneo, troppo coerente con un’eruzione vulcanica prolungata.»

Ricercatori dello studio, PLOS ONE, marzo 2026


Younger Dryas: il platino nei ghiacci della Groenlandia non viene dallo spazio

Il vero colpevole: i vulcani sottomarini islandesi

Se non un asteroide, e non il Laacher See, allora cosa? La risposta più probabile, secondo i ricercatori, sono le eruzioni di fessura islandesi — quelle lunghe crepe nel suolo da cui il magma fuoriesce per anni o decenni, come fece il Laki nel 1783 per otto mesi, abbassando le temperature europee e causando carestie dalla Giappone all’Islanda. Per approfondire i meccanismi del vulcanismo nel nostro Paese, vedi la nostra guida sul rischio vulcanico ai Campi Flegrei nel 2026.

Circa 12.800 anni fa, il disgelo dei grandi ghiacciai nordamericani stava riducendo la pressione sulla crosta terrestre nell’Atlantico settentrionale. Questo “alleggerimento” tende ad accelerare il vulcanismo, in particolare nelle zone di espansione oceanica come l’Islanda. Le eruzioni sottomarine e subglaciali interagiscono con l’acqua producendo condensati di gas vulcanico con firme chimiche insolite — tra cui, potenzialmente, alte concentrazioni di platino provenienti da camere magmatiche profonde. Il confronto con altri campioni geologici mostra che la corrispondenza più vicina al segnale del platino nei ghiacci è proprio questo tipo di materiale.


Cosa cambia — e cosa resta da spiegare

Questo studio non risolve il mistero dello Younger Dryas: identifica cosa non l’ha causato. La spiegazione più consolidata resta l’afflusso massiccio di acqua dolce dagli scioglimenti glaciali nordamericani nell’Atlantico settentrionale, che avrebbe rallentato la circolazione oceanica (la cosiddetta AMOC) e interrotto il trasporto di calore verso nord. Ma anche questa rimane un’ipotesi competitiva, non una certezza assoluta.

«I nostri risultati non identificano la causa dello Younger Dryas — ma tolgono di mezzo un elemento che aveva distorto il dibattito per anni.»

Autori dello studio, PLOS ONE, 2026

I prossimi passi della ricerca puntano a identificare con precisione il vulcano islandese responsabile del segnale di platino, cercando corrispondenze chimiche in depositi vulcanici sommersi e analizzando altri carotaggi di ghiaccio per vedere se il segnale si ripete in zone geografiche distinte — il che consentirebbe di triangolare l’origine dell’eruzione. Il tema si intreccia con gli effetti più ampi del riscaldamento globale, che stiamo seguendo anche nell’analisi sull’isola di calore urbana nelle città italiane nel 2026.


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Domande frequenti

Cos’è lo Younger Dryas e perché è importante?

È un episodio di raffreddamento improvviso durato da circa 12.870 a 11.700 anni fa, quando la Terra stava uscendo dall’ultima glaciazione. In Groenlandia le temperature calarono di oltre 15°C rispetto ai valori attuali; in Europa le foreste scomparvero, sostituite dalla tundra. Studiarlo aiuta a capire come il sistema climatico possa passare bruscamente da uno stato all’altro — informazione rilevante anche per i modelli climatici odierni (Fonte: Nature, 1998).

La teoria dell’impatto cosmico è definitivamente esclusa?

Questo studio esclude il picco di platino come prova a suo favore, il che priva l’ipotesi del suo elemento più suggestivo. Gli autori precisano però che la questione rimane scientificamente aperta: altri ricercatori continuano a sostenere l’ipotesi dell’impatto basandosi su diversi indicatori, come la presenza di microsfere e nanodiamanti in sedimenti coevi. La comunità scientifica non è ancora concorde (Fonte: PLOS ONE, 2026).

Cosa sono i carotaggi di ghiaccio e come funzionano?

Un carota di ghiaccio è un cilindro estratto da uno strato profondo di ghiaccio artico o antartico. Ogni strato corrisponde a uno strato di neve caduta in un anno specifico — come gli anelli di un albero, ma su scala millenaria. Analizzando la composizione chimica di ogni strato, i ricercatori possono ricostruire la storia del clima, delle eruzioni vulcaniche e persino delle concentrazioni di gas atmosferici con una precisione di pochi decenni (Fonte: GISP2 Project).

Questa scoperta ha implicazioni per il clima attuale?

Indirettamente sì. Lo studio conferma il legame tra scioglimento glaciale accelerato e aumento del vulcanismo — un processo già osservato in Islanda nell’ultimo secolo. Con i ghiacci polari che si assottigliano a ritmi senza precedenti, alcuni modelli suggeriscono che l’attività vulcanica islandese e artica potrebbe aumentare nei prossimi secoli. I ricercatori sottolineano però che si tratta di scenari ipotizzati, non ancora dimostrati quantitativamente (Fonte: ScienceDaily, 2026).

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