Dazi Trump 2026: impatto sull’Italia e costi per le famiglie
I dazi Trump 2026 del 15% sulle importazioni dall’Unione Europea sono entrati in vigore a febbraio, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittime le tariffe precedenti. Per l’Italia, terzo esportatore europeo verso gli USA con 65 miliardi di euro di vendite nel 2024, l’impatto si misura in una possibile contrazione del PIL dello 0,2% e in rincari significativi per i prodotti del made in Italy.
La vicenda dei dazi americani ha attraversato una svolta decisiva il 20 febbraio 2026, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti, con una maggioranza di sei voti contro tre, ha dichiarato illegittime le tariffe introdotte dall’amministrazione Trump il 2 aprile 2025, note come i dazi del «Liberation Day» (fonte: ANSA, 20 febbraio 2026). I giudici hanno stabilito che la Casa Bianca aveva ecceduto i propri poteri invocando l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge d’emergenza che consente di aggirare il Congresso solo in circostanze eccezionali.
La risposta della presidenza è stata immediata. A poche ore dalla sentenza, Donald Trump ha firmato un nuovo ordine esecutivo fondato sulla Section 122 del Trade Act del 1974, una disposizione che consente al presidente di imporre tariffe temporanee fino al 15% per un massimo di 150 giorni in presenza di gravi squilibri nella bilancia dei pagamenti (fonte: Startmag). I nuovi dazi, fissati al 15% per l’Unione Europea, resteranno in vigore fino al 24 luglio 2026.
L’accordo raggiunto tra Washington e Bruxelles ha stabilito un’aliquota del 15% per le importazioni europee. Il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer ha assicurato che gli Stati Uniti intendono rispettare gli impegni presi con l’UE e gli altri partner commerciali (fonte: Sky TG24).
I settori italiani più esposti ai dazi
L’Italia ha esportato verso gli Stati Uniti beni per circa 65 miliardi di euro nel 2024, generando un surplus commerciale vicino ai 39 miliardi (fonte: Geopolitica.info). I nuovi dazi colpiscono in modo trasversale il tessuto produttivo nazionale, ma alcuni settori risultano particolarmente vulnerabili. Nel comparto agroalimentare, le stime indicano rincari fino al 45% per i formaggi italiani, del 35% per i vini e del 42% per conserve e marmellate destinati al mercato statunitense (fonte: Today.it).
Tra i settori industriali, le bevande registrano un’esposizione del 39%, seguite dagli autoveicoli (30,7%) e dalla farmaceutica (30,7%) (fonte: Quotidiano.net). Le regioni più colpite sono Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, che da sole rappresentano metà delle esportazioni italiane verso gli USA. Per un quadro aggiornato dei flussi commerciali UE-USA, si può consultare il portale commerciale della Commissione Europea.
«Ipotizzando un effetto sull’inflazione italiana del +0,3%, la spesa delle famiglie aumenterebbe di 2,55 miliardi di euro all’anno. Se l’effetto fosse del +0,5%, la stangata arriverebbe a 4,23 miliardi.»
CODACONS
Per le famiglie italiane, l’impatto diretto sui prezzi al consumo sarà più contenuto rispetto a quello subìto dai consumatori americani: secondo la Banca Centrale Europea, il 95% dei costi dei dazi ricade sulle imprese e sui consumatori statunitensi (fonte: ANSA, 30 marzo 2026). Tuttavia, la riduzione dei volumi di export potrebbe innescare un effetto a catena sull’occupazione e sulla produzione nelle filiere più esposte.
La risposta del governo e dell’Unione Europea
Palazzo Chigi ha adottato una linea di cautela istituzionale, esprimendo pieno sostegno agli sforzi negoziali della Commissione Europea e ribadendo che «non avrebbe alcun senso innescare uno scontro commerciale tra le due sponde dell’Atlantico» (fonte: Governo.it). Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha sottolineato la necessità di comprendere nel dettaglio le mosse dell’amministrazione americana prima di assumere posizioni definitive.
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio con il commissario UE al Commercio Maroš Šefčovič per coordinare un’azione comune, e ha partecipato alla riunione del G7 commercio internazionale prima di attivare la Task force dazi per informare le imprese italiane sugli sviluppi (fonte: ADNKronos).
«Chiediamo chiarezza e il rispetto degli impegni commerciali già presi. Un accordo è un accordo: condizioni di scambio prevedibili sono essenziali per imprese e mercati.»
COMMISSIONE EUROPEA
Le opposizioni hanno incalzato il governo: la segretaria del PD Elly Schlein e il leader del M5S Giuseppe Conte hanno chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di assumere una posizione netta a difesa degli interessi nazionali (fonte: Juorno.it). Il nodo politico resta la scadenza del 24 luglio 2026: se il Congresso americano non approverà nuove tariffe, i dazi della Section 122 decadranno automaticamente, aprendo un nuovo scenario negoziale tra Washington e Bruxelles.
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Domande frequenti
Quanto durano i dazi di Trump del 2026?
I dazi attuali, basati sulla Section 122 del Trade Act del 1974, possono restare in vigore per un massimo di 150 giorni. Sono entrati in vigore a febbraio 2026 e scadranno il 24 luglio 2026, salvo approvazione del Congresso statunitense per un’eventuale proroga (fonte: FISCOeTASSE.com).
Quali prodotti italiani sono più colpiti?
I settori più esposti sono l’agroalimentare (formaggi +45%, vini +35%, conserve +42%), le bevande (39% di esposizione), gli autoveicoli (30,7%) e la farmaceutica (30,7%). Le regioni più coinvolte sono Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana (fonte: Quotidiano.net, Geopolitica.info).
I prezzi aumenteranno per i consumatori italiani?
L’impatto diretto sui prezzi al consumo in Italia sarà limitato, poiché i dazi gravano sulle importazioni statunitensi. Secondo la BCE, il 95% dei costi ricade su imprese e consumatori americani. Tuttavia, il Codacons stima un possibile aumento della spesa familiare tra 2,55 e 4,23 miliardi di euro all’anno per effetti indiretti sull’inflazione (fonte: ANSA, Federconsumatori).
Cosa ha deciso la Corte Suprema degli Stati Uniti?
Il 20 febbraio 2026, con un voto di sei a tre, la Corte Suprema ha dichiarato illegittime le tariffe del «Liberation Day» basate sull’IEEPA, stabilendo che il presidente aveva ecceduto i propri poteri. Trump ha risposto firmando nuovi dazi al 15% sotto la Section 122 del Trade Act del 1974, validi per 150 giorni (fonte: ANSA, Il Fatto Quotidiano).
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