Salute

Antibiotico-Resistenza 2026: Nuovo Protocollo AR-ISS e Dati ECDC sull’Italia

L’antibiotico-resistenza 2026 è la “pandemia silenziosa” che, secondo l’OMS, potrebbe causare 10 milioni di morti l’anno entro il 2050 se non si interviene. In Italia il tema è di particolare urgenza: i dati ECDC pubblicati a febbraio 2026 confermano il nostro Paese tra i primi della classifica europea per percentuale di batteri multiresistenti. Il nuovo protocollo AR-ISS — operativo dal febbraio 2026 — riscrive le regole della sorveglianza ed è il primo passo per invertire una tendenza che non possiamo permetterci di ignorare.

L’antibiotico-resistenza 2026 — termine tecnico AMR (Antimicrobial Resistance) — è il fenomeno per cui batteri, virus, funghi e parassiti sviluppano la capacità di sopravvivere ai farmaci tradizionalmente usati per combatterli. Significa che malattie un tempo facilmente curabili tornano a essere pericolose: una semplice infezione urinaria, una polmonite postoperatoria, una sepsi neonatale possono diventare difficili o impossibili da trattare se causate da batteri resistenti. L’Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia ogni anno oltre 11.000 persone muoiano per infezioni resistenti agli antibiotici, un numero che è circa un terzo dei decessi annui registrati nei 27 Paesi UE per la stessa causa.

Il rapporto EFSA-ECDC sull’antibiotico-resistenza 2026, pubblicato il 18 febbraio 2026, conferma una realtà a due velocità in Italia: nelle ultime due rilevazioni (2023-2024) si vedono modesti segnali di miglioramento sui patogeni di origine animale e alimentare, ma persistono percentuali alte per molti batteri di rilevanza clinica. Per Klebsiella pneumoniae la resistenza ai carbapenemi*, l’antibiotico di ultima istanza, è del 30,2% in Italia contro la media UE del 9,5%. Sono i numeri che mettono il nostro Paese in cima alla classifica europea, insieme a Grecia e Romania. I dati completi sono consultabili nel portale AMR dell’ECDC.

Per orientarsi nel quadro complessivo dell’antibiotico-resistenza 2026 vale la pena leggere il fenomeno insieme alla nostra guida sullo screening tumore polmone: la tendenza generale del SSN italiano è a investire sempre più sulla prevenzione, e l’AMR è un caso emblematico in cui l’azione preventiva — uso responsabile degli antibiotici, igiene ospedaliera, vaccinazioni — vale molto più di qualsiasi cura tardiva.

antibiotico-resistenza 2026: dati ECDC e protocollo AR-ISS in Italia

Antibiotico-resistenza 2026: il quadro italiano

Il quadro italiano dell’antibiotico-resistenza 2026 è preoccupante ma con segnali di miglioramento per alcuni indicatori. I dati AR-ISS 2024, integrati nel rapporto ECDC del febbraio 2026, mostrano che in Italia: Escherichia coli resistente alle cefalosporine di terza generazione è al 24,8% (era al 28,7% nel 2019); Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi è al 30,2% (stabile rispetto al 2023); Acinetobacter baumannii resistente ai carbapenemi è al 78,7% (in lieve diminuzione); Streptococcus pneumoniae non sensibile alla penicillina è al 12,4% (in diminuzione). Sono percentuali che superano in molti casi il doppio della media europea.

Le cause dell’antibiotico-resistenza 2026 in Italia sono ben note al sistema sanitario: uso eccessivo e inappropriato degli antibiotici (in Italia consumiamo il 20% in più di antibiotici rispetto alla media UE pro capite), scarsa aderenza alle linee guida nelle prescrizioni, igiene ospedaliera ancora migliorabile, uso veterinario di antimicrobici (in calo ma ancora alto), basso ricorso ai test diagnostici rapidi che potrebbero distinguere infezioni virali (no antibiotico) da batteriche (sì antibiotico). Il Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022-2025, ora in fase di rinnovo per il triennio 2026-2028, è lo strumento strategico nazionale per affrontare il fenomeno con interventi coordinati.

«L’antibiotico-resistenza 2026 in Italia richiede interventi su tre fronti: prescrittore (medico), paziente (uso corretto), sistema (igiene ospedaliera, vaccinazioni). Nessuno di questi tre livelli può vincere da solo.»

— Prof. Massimo Andreoni, infettivologo, Università Tor Vergata di Roma, 2026


Nuovo protocollo AR-ISS: cosa cambia

Il nuovo protocollo AR-ISS dell’antibiotico-resistenza 2026, in vigore da febbraio 2026, aggiorna sostanzialmente il sistema di sorveglianza nazionale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. Le novità principali sono cinque. La prima: estensione del numero di laboratori sentinella che inviano dati a oltre 240 (erano 180 nel 2024), garantendo una copertura territoriale più capillare e dati più rappresentativi. La seconda: ampliamento dei patogeni sotto sorveglianza da 8 a 11 — vengono aggiunti Pseudomonas aeruginosa, Enterococcus faecalis e Salmonella spp non tifoidee.

La terza novità del protocollo AR-ISS dell’antibiotico-resistenza 2026 è l’integrazione obbligatoria con il sistema di sorveglianza europeo EARS-Net, che consente confronti diretti tra Paesi e monitoraggio standardizzato delle linee guida. La quarta è l’introduzione del whole genome sequencing* (WGS) per i ceppi più rilevanti: la sequenziazione completa del DNA batterico permette di tracciare con precisione i meccanismi di resistenza e gli outbreak ospedalieri. La quinta è il rafforzamento dei tempi di reporting: i dati raccolti devono essere trasmessi all’ISS entro 30 giorni dall’isolamento del ceppo (era 90 giorni nel protocollo precedente), permettendo risposte rapide ai cluster e alle emergenze. Per i clinici, le nuove modalità di rendicontazione sono accompagnate da formazione obbligatoria erogata a livello regionale e da supporti software per l’invio automatizzato dei dati.


Patogeni più resistenti e impatto clinico

I patogeni più rilevanti per l’antibiotico-resistenza 2026 sono raggruppati nell’acronimo “ESKAPE”: Enterococcus faecium, Staphylococcus aureus, Klebsiella pneumoniae, Acinetobacter baumannii, Pseudomonas aeruginosa, Enterobacter spp. In Italia, le tre infezioni a maggior impatto epidemiologico sono: le infezioni urinarie da E. coli resistente, frequentemente in comunità (cioè senza ricovero), che colpiscono soprattutto donne; le polmoniti ospedaliere da K. pneumoniae e P. aeruginosa, particolarmente pericolose nei pazienti in terapia intensiva; le infezioni delle ferite chirurgiche da MRSA*, Methicillin-Resistant Staphylococcus Aureus.

L’impatto clinico dell’antibiotico-resistenza 2026 si misura su tre dimensioni. Aumento della mortalità: per le infezioni da batteri multiresistenti, la letalità a 30 giorni è da 2 a 3 volte superiore rispetto alle infezioni da infezioni da ceppi sensibili. Allungamento dei tempi di degenza: in media 6-12 giorni in più rispetto a un’infezione comparabile da batterio sensibile, con costi aggiuntivi per il SSN stimati in 1,5 miliardi di euro l’anno (dati AGENAS 2024). Limitazione delle opzioni terapeutiche: per alcuni pazienti — soprattutto trapiantati, oncologici sotto chemioterapia, ricoverati in terapia intensiva — non ci sono più antibiotici efficaci, e si deve ricorrere a combinazioni sperimentali con tassi di successo ridotti. Sul fronte della ricerca, la pipeline di nuovi antibiotici è povera: dal 2010 sono stati approvati solo 12 nuovi antibiotici a livello globale, e quasi tutti sono modifiche di molecole esistenti, non meccanismi d’azione realmente nuovi.

«Quando vediamo un paziente con un’infezione da Klebsiella resistente ai carbapenemi sappiamo che le nostre opzioni terapeutiche sono ridotte a 2-3 farmaci, alcuni con tossicità importanti. Vent’anni fa avevamo 12 alternative.»

— Dott.ssa Annamaria Cattaneo, microbiologa clinica, IRCCS San Raffaele di Milano, 2026


Cosa può fare il paziente per contenere il fenomeno

Il contributo del singolo paziente all’antibiotico-resistenza 2026 è significativo e operativo. Cinque comportamenti corretti fanno la differenza. Primo: non chiedere antibiotici per infezioni virali (raffreddore, influenza, COVID-19, gran parte dei mal di gola, gastroenterite acuta da virus). Gli antibiotici sono inefficaci sui virus e l’uso indebito è uno dei principali motori dell’AMR. Secondo: completare sempre il ciclo prescritto dal medico, anche se i sintomi scompaiono prima. Interrompere prematuramente seleziona i batteri più resistenti.

Terzo: non condividere mai antibiotici tra familiari e non utilizzare avanzi di confezioni precedenti per nuove infezioni. La scelta del farmaco e del dosaggio dipende dalla specifica infezione e dal paziente. Quarto: vaccinarsi contro le infezioni prevenibili (influenza, pneumococco, HPV, COVID): un’infezione evitata è un antibiotico in meno necessario. Se viaggi all’estero, consulta la nostra guida sui vaccini obbligatori per i viaggi estate 2026 per prevenire infezioni che potrebbero richiedere antibiotici. Quinto: igiene delle mani frequente e ben fatta, fondamentale soprattutto in ambiente ospedaliero, casa di riposo e nelle visite a pazienti ricoverati. Per gli operatori sanitari, un sesto comportamento è cruciale per la lotta all’antibiotico-resistenza 2026: il rispetto rigoroso delle linee guida sulla profilassi chirurgica, sulla terapia empirica e sull’antibiotic stewardship*. L’AIFA pubblica regolarmente aggiornamenti sulle prescrizioni appropriate, mentre le società scientifiche (SIMIT, AMCLI) forniscono percorsi diagnostico-terapeutici per le principali infezioni.


Glossario antibiotico-resistenza

* Carbapenemi

Classe di antibiotici considerati di ultima istanza, riservati alle infezioni da batteri resistenti ad altre classi. La resistenza ai carbapenemi (CRE – Carbapenem-Resistant Enterobacteriaceae) è uno degli indicatori più gravi dell’antibiotico-resistenza 2026.

* Whole Genome Sequencing (WGS)

Sequenziazione completa del DNA batterico, che permette di identificare con precisione i geni di resistenza, tracciare la diffusione di ceppi specifici e ricostruire i percorsi di trasmissione negli ospedali.

* MRSA

Methicillin-Resistant Staphylococcus Aureus: ceppo di stafilococco aureo resistente alla meticillina e ad altri antibiotici beta-lattamici. Causa frequente di infezioni di ferite, polmoniti e batteriemie ospedaliere.

* Antibiotic stewardship

Insieme di programmi e procedure che promuovono l’uso appropriato degli antibiotici negli ospedali e nella medicina territoriale: scelta della molecola giusta, dosaggio corretto, durata adeguata, de-escalation* tempestiva.

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Domande frequenti sull’antibiotico-resistenza 2026

Posso interrompere l’antibiotico se mi sento meglio?

No. Una delle regole fondamentali per contenere l’antibiotico-resistenza 2026 è completare sempre il ciclo prescritto dal medico, anche se i sintomi scompaiono prima. Interrompere prematuramente lascia in vita i batteri più resistenti, che possono moltiplicarsi e causare ricadute o trasmissioni a terzi. (Fonte: ISS, AIFA 2026)

Gli yogurt e i probiotici aiutano davvero?

Sì, in parte. I probiotici (es. Saccharomyces boulardii, Lactobacillus rhamnosus) possono ridurre la diarrea associata ad antibiotici e supportare il microbiota intestinale, ma non sostituiscono la terapia. Vanno assunti distanziando l’orario rispetto all’antibiotico. (Fonte: linee guida ESPGHAN 2026)

Perché in Italia la resistenza è più alta che in altri Paesi UE?

I motivi sono molteplici: consumo di antibiotici superiore alla media UE (+20% pro capite), prescrizioni inappropriate per infezioni virali, scarsa aderenza alle linee guida, igiene ospedaliera ancora migliorabile, uso veterinario di antimicrobici, basso ricorso ai test diagnostici rapidi. (Fonte: ECDC 2026)

Esistono nuovi antibiotici in arrivo nel 2026-2027?

Pochi. La pipeline farmaceutica è povera: per l’antibiotico-resistenza 2026 sono in fase finale di sviluppo solo 4-6 nuove molecole, in gran parte modifiche di antibiotici esistenti. Per questo l’OMS ha lanciato l’iniziativa “global priority pathogens list” per indirizzare la ricerca. (Fonte: OMS, scheda informativa AMR)

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