Femminicidio Italia 2026: dati vittime e cosa sta cambiando
Nei primi quattro mesi del 2026 in Italia sono state uccise 34 donne in contesti di violenza di genere, un ritmo in linea con il 2025. I dati del Ministero dell’Interno sul femminicidio mostrano un quadro contraddittorio: le denunce aumentano, ma il numero delle vittime resta strutturalmente elevato.
Indice
Il Ministero dell’Interno pubblica con cadenza semestrale il rapporto «Questo non è amore», che raccoglie i dati disaggregati sugli omicidi volontari con vittime di sesso femminile. Secondo l’ultimo aggiornamento disponibile, nel 2025 sono state uccise 111 donne, di cui 94 in ambito familiare o affettivo — il 65% per mano di un partner o ex partner. Il dato 2024 si era attestato a 113 vittime, con una lieve diminuzione rispetto alle 120 del 2023.
L’ISTAT, nell’indagine sulla sicurezza delle donne, rileva che oltre 6,7 milioni di donne in Italia hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. Di queste, il 31,5% ha subito violenza da un partner. I dati evidenziano come la violenza di genere non sia un fenomeno episodico ma strutturale, radicato in dinamiche relazionali di controllo e dipendenza.
Secondo la Polizia di Stato, nel 2025 le chiamate al numero antiviolenza 1522 sono aumentate del 18% rispetto all’anno precedente, segno di una maggiore consapevolezza da parte delle vittime e di una progressiva erosione del silenzio. Tuttavia, il dato sulle vittime rimane elevato: l’aumento delle denunce non si traduce automaticamente in una riduzione degli omicidi.
Dati 2026: il quadro aggiornato
L’analisi dei dati sui femminicidi nei primi mesi del 2026 indica una media di circa 8-9 vittime al mese. Il Ministero dell’Interno ha confermato che tra gennaio e aprile 2026 sono stati registrati 34 omicidi volontari con vittima di sesso femminile in contesto di violenza di genere. Il 72% dei casi risulta avvenuto in ambito domestico, con l’autore presunto che — secondo gli elementi raccolti dalle forze dell’ordine — sarebbe un familiare o un partner della vittima.
Rispetto allo stesso periodo del 2025, il dato mostra una sostanziale stabilità: nei primi quattro mesi del 2025 erano state 36 le vittime accertate. La differenza non è statisticamente significativa, secondo i criminologi consultati dalla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo nell’ambito del tavolo interministeriale sulla violenza di genere. Il fenomeno continua dunque a resistere alle misure legislative introdotte negli ultimi anni.
«Il numero delle donne uccise rimane inaccettabilmente alto. Ogni vittima rappresenta un fallimento del sistema di protezione nel suo complesso.»
— Ministero dell’Interno, Rapporto «Questo non è amore» 2025
A livello geografico, le regioni con il maggior numero di casi in valore assoluto restano Lombardia, Campania e Sicilia — in linea con la distribuzione demografica della popolazione. Tuttavia, i tassi più elevati in rapporto alla popolazione femminile si registrano in alcune province del Mezzogiorno, secondo le elaborazioni dell’ISTAT sulla violenza contro le donne.

Contesto: chi è coinvolto
L’analisi del profilo delle vittime nei dati 2025-2026 del Ministero dell’Interno mostra che l’età media è compresa tra 35 e 55 anni, con una quota significativa di donne over 60 uccise in contesto familiare allargato. Non esiste un profilo socioeconomico univoco: il fenomeno attraversa tutte le classi sociali, livelli di istruzione e aree geografiche del Paese.
Quanto agli autori presunti — tutti da considerare innocenti fino a sentenza definitiva — le indagini delle procure indicano che nella maggioranza dei casi sarebbe trattarsi di soggetti noti alla vittima, con storia pregressa di comportamenti violenti o controllanti. Secondo i dati della Polizia di Stato sulla violenza di genere, nel 2025 il 58% delle vittime aveva già sporto denuncia in precedenza o era nota ai servizi sociali.
Il tema dello stalking in Italia è strettamente connesso al fenomeno: molti femminicidi sono preceduti da comportamenti persecutori documentati. La letteratura criminologica e le statistiche processuali italiane mostrano come l’escalation dalla violenza non letale all’omicidio segua spesso un percorso progressivo, con segnali riconoscibili che — se intercettati — potrebbero consentire l’intervento preventivo.
Cosa sta cambiando: misure e strumenti
Sul piano legislativo, l’Italia dispone di un quadro normativo articolato. Il Codice Rosso 2026 — la legge 69/2019 con le successive modifiche introdotte dal decreto-legge 123/2023 — ha rafforzato le misure di protezione immediata per le vittime di violenza di genere, riducendo i tempi di ascolto obbligatorio da parte del pubblico ministero da tre giorni a ventiquattro ore. Il Piano Strategico Nazionale sulla Violenza Maschile contro le Donne 2024-2026, approvato dalla Presidenza del Consiglio, stanzia 30 milioni di euro per il potenziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio.
Nonostante queste misure, il divario tra denunce e condanne rimane ampio. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, i processi per reati connessi alla violenza di genere hanno una durata media di 3,2 anni in primo grado. La lentezza procedurale è indicata dagli esperti come uno dei principali fattori che scoraggiano le vittime dal denunciare. I dati confermano che il problema non è solo legislativo ma anche culturale e strutturale.
I centri antiviolenza attivi sul territorio nazionale sono 356, secondo il censimento del Dipartimento per le Pari Opportunità (2025). Le chiamate al numero antiviolenza 1522 — attivo 24 ore su 24, gratuito e anonimo — sono state 49.000 nel 2025, il valore più alto dall’istituzione del servizio. Chiunque si trovi in una situazione di pericolo può chiamare il 1522 in qualsiasi momento per ricevere assistenza e orientamento.
Domande frequenti
Quante donne sono state uccise in Italia nel 2025?
Secondo il Ministero dell’Interno, nel 2025 sono state uccise 111 donne in contesto di violenza di genere, di cui 94 in ambito familiare o affettivo. Il dato è in lieve calo rispetto alle 113 vittime del 2024, ma rimane strutturalmente elevato. I femminicidi registrati nei primi mesi del 2026 si attestano su un ritmo simile a quello dell’anno precedente.
Cos’è il Codice Rosso e come tutela le vittime?
Il Codice Rosso è la legge 69/2019, modificata nel 2023, che impone tempi rapidi di intervento nelle situazioni di violenza di genere. Prevede l’ascolto obbligatorio della vittima entro 24 ore dalla denuncia, misure cautelari d’urgenza come il braccialetto elettronico per l’indagato e il divieto di avvicinamento. La legge ha introdotto anche nuovi reati come il revenge porn e la costrizione o induzione al matrimonio.
Dove può rivolgersi una donna in pericolo?
Il numero antiviolenza e stalking 1522 è attivo 24 ore su 24, gratuito da rete fissa e mobile, anonimo. Risponde in italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. È possibile contattarlo anche via chat sul sito 1522.eu. In caso di pericolo immediato, il numero da chiamare è il 112 (Carabinieri) o il 113 (Polizia di Stato). I centri antiviolenza locali offrono supporto psicologico, legale e assistenza pratica.
Il fenomeno riguarda solo alcune fasce sociali?
No. I dati mostrano che il fenomeno è trasversale a classi sociali, livelli di istruzione, aree geografiche e nazionalità. Non esiste un profilo socioeconomico di vittima: la violenza di genere è radicata in dinamiche di potere e controllo che possono manifestarsi in qualsiasi contesto relazionale. Questa trasversalità è uno degli elementi che rende il problema particolarmente difficile da affrontare con misure standardizzate.
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Per un quadro completo, vedi la guida alla cronaca e alle tutele 2026.
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