Cittadinanza Italiana 2026: Guida Completa a Requisiti
Per ottenere la cittadinanza italiana 2026 uno straniero extracomunitario deve risiedere legalmente in Italia da almeno dieci anni, dimostrare un reddito di almeno 8.263,31 euro l’anno, certificare la conoscenza dell’italiano al livello B1 e presentare la domanda esclusivamente online sul portale del Ministero dell’Interno, versando un contributo di 250 euro. Il procedimento deve concludersi entro 24 mesi, prorogabili fino a 36.
Indice
L’acquisizione dello status di cittadino è uno dei procedimenti amministrativi più diffusi nel Paese: nel 2024 sono state 217mila le persone straniere che l’hanno ottenuto, contro le circa 214mila del 2023 (ISTAT, Indicatori demografici, 31 marzo 2025). Le rilevazioni successive indicano una flessione nel 2025, ricondotta alle restrizioni sul riconoscimento per discendenza.
Il quadro normativo è cambiato di recente. Il decreto-legge 36 del 28 marzo 2025, convertito nella legge 74/2025, ha ristretto il riconoscimento automatico per discendenza; la Corte costituzionale, con la sentenza n. 63 depositata il 30 aprile 2026, ha respinto le censure di illegittimità. I requisiti della naturalizzazione ordinaria non sono stati toccati dalla riforma.
Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2026
Come si ottiene la cittadinanza italiana 2026?
La legge 5 febbraio 1992 n. 91 prevede quattro percorsi: la discendenza da genitori italiani (iure sanguinis), la nascita sul territorio in casi limitati, il matrimonio con un cittadino italiano (art. 5) e la naturalizzazione per residenza (art. 9). Le ultime due passano da un procedimento amministrativo che si apre con una domanda telematica e si chiude con il giuramento davanti all’ufficiale di stato civile.
La distinzione è sostanziale: il riconoscimento per discendenza accerta uno status esistente dalla nascita, mentre la naturalizzazione è una concessione. L’amministrazione valuta anche condanne penali ostative e motivi di sicurezza, con un margine di discrezionalità sull’esito.
Quanti anni di residenza servono per la naturalizzazione?
Servono dieci anni di residenza legale e ininterrotta per i cittadini extracomunitari. Il termine scende a quattro anni per i cittadini di uno Stato dell’Unione europea, a cinque per apolidi e rifugiati politici e a tre in alcune fattispecie specifiche, come i discendenti di cittadini italiani per nascita (Prefettura, Cittadinanza art. 9).
La residenza deve risultare dai registri anagrafici in modo continuativo: interruzioni o cancellazioni per irreperibilità azzerano il conteggio. Il requisito va mantenuto per tutta l’istruttoria, non solo alla presentazione della domanda.
Quali requisiti di reddito e di lingua bisogna dimostrare?
Il richiedente deve dimostrare un reddito minimo di 8.263,31 euro annui, che salgono a 11.362,05 euro in presenza del coniuge a carico, con un incremento di 516,46 euro per ogni figlio a carico. La soglia va documentata per i tre anni precedenti la domanda. Serve inoltre una certificazione di italiano di livello B1.
L’obbligo linguistico è una norma, non una prassi: l’articolo 9.1 della legge 91/1992, inserito dal decreto-legge 113/2018, richiede una conoscenza dell’italiano non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo (Camera dei deputati, quadro normativo vigente). Sono esonerati i titolari di permesso UE per soggiornanti di lungo periodo.
Residenza, matrimonio o discendenza: le tre vie a confronto
Le tre vie hanno requisiti molto diversi per anni richiesti, soglie di reddito e natura del provvedimento finale. La naturalizzazione è la più lunga e l’unica realmente discrezionale; il matrimonio accorcia i tempi ma impone un vincolo coniugale valido; la discendenza non richiede reddito né residenza, ma dal 2025 incontra un limite generazionale preciso.
Per residenza (art. 9)
- 10 anni di residenza legale (4 per cittadini UE, 5 per rifugiati)
- Reddito minimo 8.263,31 euro l’anno
- Certificazione B1 obbligatoria
- Contributo di 250 euro
- Concessione discrezionale
Per matrimonio (art. 5)
- 2 anni di residenza in Italia dopo le nozze, 3 dall’estero
- Termini dimezzati con figli
- Nessuna soglia di reddito
- Certificazione B1 obbligatoria
- Contributo di 250 euro
Per discendenza
- Limite di due generazioni: un genitore o un nonno nato in Italia
- Nessun requisito di reddito
- Nessun test di lingua
- Regole ristrette dalla legge 74/2025
Come si presenta la domanda sul Portale ALI?
La domanda si presenta esclusivamente in modalità telematica attraverso il Portale ALI del Ministero dell’Interno. Chi risiede in Italia accede con identità digitale: occorre quindi richiedere lo SPID prima di iniziare la pratica. Si compila il modulo, si caricano i documenti in PDF e si versa il contributo di 250 euro.
I documenti stranieri vanno prodotti con traduzione giurata e legalizzazione o apostille, secondo il Paese di rilascio. Gli atti incompleti sono la causa più frequente di sospensione: la Prefettura assegna un termine per integrarli e l’attesa si allunga.
Quanto tempo serve, dalla domanda al giuramento?
Il termine di legge è di 24 mesi dalla presentazione della domanda, prorogabili fino a un massimo di 36 mesi per motivate esigenze istruttorie. Si applica alle istanze depositate dal 20 dicembre 2020 in poi; per quelle precedenti resta il termine di 48 mesi. La durata effettiva varia sensibilmente da una Prefettura all’altra.
Un esempio chiarisce le fasi. Una domanda inviata a settembre 2026 entra in istruttoria in Prefettura, che verifica requisiti, redditi e precedenti penali; se l’esito è positivo il Ministero adotta il decreto di concessione, notificato al Comune. Da lì l’interessato ha sei mesi per giurare e acquista la cittadinanza il giorno successivo. Da quel momento può ottenere i documenti italiani: ecco come si richiede il passaporto italiano.
Che cosa ha deciso la Corte costituzionale nel 2026?
Con la sentenza n. 63 del 2026, depositata il 30 aprile, la Consulta ha esaminato l’articolo 3-bis della legge 91/1992, introdotto dalla riforma del 2025, su rinvio del Tribunale di Torino. La Corte ha ritenuto che il criterio della filiazione sia costituzionalmente tutelato ma possa incontrare limiti temporali, escludendo l’illegittimità della norma.
Restano fermi i due paletti del 2025: il riconoscimento automatico per i nati all’estero con altra cittadinanza opera solo entro due generazioni; fa eccezione chi aveva già ottenuto il riconoscimento o fissato un appuntamento consolare prima del 27 marzo 2025.
Non verrà meno il principio dello ius sanguinis e molti discendenti degli emigrati potranno ancora ottenere la cittadinanza italiana, ma verranno posti limiti precisi soprattutto per evitare abusi o fenomeni di commercializzazione dei passaporti italiani. La cittadinanza deve essere una cosa seria.
Antonio Tajani, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (2025)
Domande frequenti
Le domande più ricorrenti riguardano le modalità di accesso al portale telematico, il costo complessivo della pratica e la durata effettiva dell’istruttoria in Prefettura. Di seguito le risposte essenziali, ciascuna con il riferimento normativo o istituzionale corrispondente, valide sia per la naturalizzazione sia per la via del matrimonio.
Si può presentare la domanda senza SPID?
Sì, ma serve comunque un’identità digitale riconosciuta. Chi risiede in Italia può accedere al Portale ALI con la Carta d’Identità Elettronica al posto dello SPID. Chi vive all’estero deve registrarsi in anticipo sul portale e attivare un accesso a due fattori. Non esiste una modalità cartacea alternativa: la presentazione telematica è obbligatoria.
Quanto costa in tutto la pratica?
Il contributo obbligatorio è di 250 euro, da versare al Ministero dell’Interno. Vanno aggiunti il bollo sull’istanza e le spese per la documentazione: traduzioni giurate, legalizzazioni o apostille dei certificati esteri e, se necessario, l’esame B1. L’importo finale dipende dal Paese di provenienza dei documenti.
Cosa succede se la Prefettura supera i 24 mesi?
Il termine può essere legittimamente prorogato fino a 36 mesi per motivate esigenze istruttorie. Superato quel limite, l’interessato può sollecitare l’amministrazione e, in caso di inerzia, rivolgersi al giudice amministrativo contro il silenzio. Lo stato della pratica resta consultabile nell’area riservata del portale.
Le situazioni individuali possono discostarsi dallo schema generale. Per una valutazione puntuale conviene rivolgersi alla Prefettura competente per territorio o al Ministero dell’Interno.
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
