Casellario Giudiziale 2026: Guida Completa a Costi e Tempi
Il certificato del casellario giudiziale 2026 si richiede a qualsiasi Ufficio locale del casellario presso le Procure della Repubblica, anche prenotando il ritiro dal portale del Ministero della Giustizia: il costo complessivo è di 19,92 euro (16 euro di marca da bollo ogni due pagine più 3,92 euro di diritti di certificato), la validità è di sei mesi dal rilascio e in numerosi casi previsti dalla legge il documento è esente da ogni onere. Serve per concorsi pubblici, gare d’appalto, assunzioni e pratiche di adozione, e non va confuso con il certificato dei carichi pendenti.
Indice
Il documento, comunemente chiamato certificato penale o fedina penale, è rilasciato dalla Procura della Repubblica ai sensi dell’articolo 3 del D.P.R. 14 novembre 2002 n. 313, il testo unico in materia di casellario giudiziale. Attesta l’esistenza di determinati provvedimenti definitivi in materia penale, e di alcune iscrizioni civili e amministrative, riferiti al soggetto che ne fa richiesta.
Negli ultimi anni il servizio ha attraversato una progressiva digitalizzazione, avviata nel 2020 dall’Ufficio centrale del casellario. L’ultimo passaggio è stato formalizzato con una circolare del Ministero della Giustizia del 3 febbraio 2026: dal 5 febbraio 2026 le pubbliche amministrazioni e i gestori di pubblici servizi possono scaricare i certificati in formato digitale dal portale quicasellario.giustizia.it (Altalex, 11 febbraio 2026), accedendo esclusivamente con SPID, CIE o CNS. Per il cittadino privato, invece, resta centrale il canale dell’ufficio locale, con la prenotazione telematica come acceleratore.
Ultimo aggiornamento: 30 luglio 2026
Che cos’è il certificato del casellario giudiziale?
È il documento che riporta le iscrizioni a carico di una persona relative a provvedimenti penali già definitivi, cioè passati in giudicato, oltre a talune iscrizioni civili e amministrative. Viene emesso dagli uffici locali del casellario istituiti presso le Procure della Repubblica e, secondo le indicazioni del Ministero della Giustizia, può essere chiesto presso qualsiasi ufficio locale del territorio nazionale, indipendentemente dal luogo di nascita o di residenza dell’interessato.
Il certificato viene richiesto quasi sempre da un soggetto terzo: un datore di lavoro, una stazione appaltante, un’associazione sportiva, un tribunale dei minorenni nell’ambito di una pratica di adozione. Chi lo presenta lo fa dunque per assolvere un obbligo documentale, non per una propria curiosità. Questo spiega perché la scadenza di sei mesi sia un vincolo così rilevante nella pratica: un certificato richiesto troppo presto rischia di essere inutilizzabile alla chiusura del procedimento.
Come per gli altri documenti d’identità e di identità digitale, la tendenza è verso l’accesso autenticato: chi ha già affrontato le procedure per come richiedere la CIE 2026 o per richiedere lo SPID possiede già le credenziali che il sistema giustizia utilizza per l’identificazione.
Come si richiede il casellario giudiziale 2026?
La richiesta si presenta direttamente allo sportello dell’ufficio locale del casellario, oppure dopo aver prenotato il ritiro sul servizio telematico del Ministero della Giustizia. Può provvedere l’interessato con un documento d’identità valido, o una persona delegata munita di delega sottoscritta in originale e di copia del documento del delegante. In alternativa, previo accordo con l’ufficio, la domanda può essere inoltrata via PEC oppure per posta.
La prenotazione telematica non sostituisce il ritiro: il sistema genera un modulo di richiesta o un numero di prenotazione da esibire allo sportello, dove va perfezionato il pagamento tramite marche da bollo, salvo i casi di esenzione. Il Ministero avverte esplicitamente che non tutti gli uffici hanno attivato il servizio di prenotazione online, e non necessariamente per tutte le tipologie di certificato: la copertura effettiva si verifica entrando nel sistema di prenotazione.
- Documento d’identità in corso di validità dell’intestatario.
- Modulo di richiesta o numero di prenotazione, se generato online.
- Marche da bollo per l’importo dovuto, salvo esenzione.
- Delega firmata in originale e copia del documento del delegante, in caso di ritiro da parte di terzi.
- Documentazione o dichiarazione che attesti il diritto all’esenzione, quando invocata.
Presentando il progetto Polis, che porta il rilascio dei certificati giudiziari negli uffici postali dei piccoli comuni, il Guardasigilli ha parlato di un’operazione di «assoluta modernizzazione» dei servizi della giustizia.
Carlo Nordio, Ministro della Giustizia, Ministero della Giustizia (2023)
Quanto costa il certificato penale nel 2026?
Il costo ordinario è di 19,92 euro per ciascun certificato: 16 euro di marca da bollo, dovuta ogni due pagine del documento, e 3,92 euro di diritti di certificato. L’importo è indicato dalla Procura della Repubblica di Bari, servizio certificati online, coerentemente con le tabelle ministeriali. In caso di richiesta con urgenza i diritti raddoppiano, passando da 3,92 a 7,84 euro.
- Marca da bollo: 16,00 euro, per ogni due pagine di certificato. Un documento più lungo comporta quindi un bollo aggiuntivo.
- Diritti di certificato, procedura ordinaria: 3,92 euro.
- Diritti di certificato, procedura urgente: 7,84 euro, il doppio dell’ordinario.
- Totale ordinario indicativo: 19,92 euro (16,00 + 3,92).
- Totale con urgenza indicativo: 23,84 euro (16,00 + 7,84).
- Casi di esenzione: zero euro, né bollo né diritti.
Va segnalata una precisazione utile a evitare equivoci: alcune amministrazioni e diversi siti divulgativi indicano importi leggermente diversi, tipicamente 19,87 euro, riferiti a tariffe di diritti non aggiornate. Poiché gli importi dei diritti e il numero di bolli dipendono dall’ufficio e dalla lunghezza effettiva del certificato, l’unica cifra vincolante è quella comunicata dallo sportello di rilascio o dalla pagina della singola Procura. Chi affronta la spesa in una situazione di difficoltà economica può verificare separatamente i requisiti del gratuito patrocinio, che opera però sul piano dell’assistenza legale e non su quello dei diritti di certificato.
Online o in Procura: quale via conviene?
La prenotazione telematica conviene a chi vuole ridurre l’attesa allo sportello e conoscere in anticipo modulistica e orari; la presentazione diretta in Procura resta l’unica strada dove il servizio online non è attivo, e per le tipologie di certificato escluse dalla prenotazione. In entrambi i casi il ritiro è fisico e il pagamento avviene allo sportello: la differenza riguarda l’organizzazione della fila, non la natura del procedimento.
Prenotazione online
Si scegli l’ufficio locale di ritiro sul portale del Ministero, si consultano orari e tipologie disponibili e si conferma. Il sistema rilascia un modulo o un numero di prenotazione. Il pagamento resta da perfezionare in bolli allo sportello. Limite principale: la copertura non è uniforme su tutti gli uffici né su tutti i certificati.
Sportello della Procura
Si presenta il modulo compilato con documento valido, oppure delega e copia del documento del delegante. Dove l’ufficio è organizzato per il rilascio immediato, il certificato viene consegnato in giornata; altrove è previsto un ritiro differito. Alternative previste: invio via PEC previo accordo con l’ufficio, o richiesta per posta.
Quando il certificato è esente dal bollo?
L’esenzione da bollo e diritti opera nei casi tassativamente previsti dalla legge, elencati principalmente nella tabella allegato B del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642. Tra le ipotesi più frequenti figurano l’adozione e l’affidamento di minori ai sensi dell’articolo 82 della legge 184/1983, le controversie in materia di lavoro e previdenza ai sensi dell’articolo 10 della legge 533/1973, le richieste connesse ad attività di volontariato e finalità di utilità sociale, gli usi elettorali e la partecipazione a concorsi.
L’esenzione non è automatica: va invocata al momento della richiesta indicando l’uso specifico del certificato e allegando la dichiarazione o la documentazione che ne dimostra il diritto. Se l’uso dichiarato non rientra tra quelli agevolati, l’ufficio applica bollo e diritti nella misura ordinaria. Poiché l’elenco è tassativo, non esistono esenzioni per generica difficoltà economica: il presupposto è sempre la finalità dell’atto, non la condizione del richiedente.
Casellario o carichi pendenti: quale serve?
Sono due certificati distinti e non intercambiabili. Il casellario giudiziale attesta i provvedimenti penali già definitivi; il certificato dei carichi pendenti riguarda i procedimenti penali ancora in corso e non definiti. Come precisa il Ministero della Giustizia sui carichi pendenti, quest’ultimo si richiede alla Procura del tribunale nel cui circondario l’interessato risiede da almeno sei mesi.
La differenza di competenza territoriale è il punto che genera più errori allo sportello. Il certificato penale può essere chiesto in qualunque ufficio locale d’Italia; quello dei carichi pendenti no, perché è legato alla residenza. Molti bandi e molte stazioni appaltanti richiedono entrambi i documenti: in quel caso i costi si sommano, perché bollo e diritti sono dovuti per ciascun certificato emesso.
Domande frequenti
Quanto vale nel tempo il certificato?
La validità è di sei mesi dalla data di rilascio. Oltre quel termine il documento non è più utilizzabile e va richiesto di nuovo, con un nuovo pagamento di bollo e diritti. Per questo conviene sincronizzare la richiesta con la scadenza effettiva del bando o della pratica. Se il procedimento si allunga, l’amministrazione può chiedere un certificato aggiornato.
Posso delegare un’altra persona al ritiro?
Sì. Il ritiro può essere effettuato da un soggetto delegato, che deve presentarsi con la delega sottoscritta in originale dall’intestatario, una copia del documento d’identità del delegante e il proprio documento valido. Se la richiesta è stata prenotata online, va esibito anche il modulo o il numero di prenotazione. Gli uffici verificano la corrispondenza tra i dati della delega e quelli della richiesta.
Il cittadino può scaricarlo in formato digitale?
Il servizio di certificazione digitale attivato dal 5 febbraio 2026 è riservato alle pubbliche amministrazioni e ai gestori di pubblici servizi, che accedono al portale con SPID, CIE o CNS. Per il privato cittadino il canale ordinario resta la richiesta all’ufficio locale del casellario, eventualmente con prenotazione telematica. Conviene verificare sul sito della propria Procura quali modalità sono effettivamente attive.
Serve anche se non ho condanne?
Sì, il certificato va prodotto comunque quando è richiesto da un bando, da un datore di lavoro o da un’autorità. In assenza di iscrizioni, il documento riporta la formula che attesta l’inesistenza di provvedimenti a carico dell’interessato, e ha lo stesso valore probatorio. Non esiste una versione semplificata o gratuita per chi ha la fedina pulita: bollo e diritti sono dovuti allo stesso modo, salvo esenzione.
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
