Maree nel Mediterraneo 2026: Guida Completa al fenomeno
Le maree nel Mediterraneo sono in media di appena 20–30 centimetri, contro i 12–16 metri della Baia di Fundy o della Manica, perché il bacino è quasi chiuso e lo stretto di Gibilterra filtra l’onda di marea atlantica prima che possa amplificarsi. L’unica vera eccezione italiana è l’alto Adriatico: la sua forma stretta e allungata entra in risonanza con la forzante lunare, e Venezia arriva a vedere oscillazioni fino a un metro anche in condizioni astronomiche ordinarie.
Il fenomeno è studiato in Italia da oltre 150 anni: la Rete Mareografica Nazionale gestita da ISPRA raccoglie serie storiche continuative dai principali porti, e la stazione di Punta della Salute a Venezia registra i livelli dal 1872, una delle serie mareografiche più lunghe al mondo insieme a Trieste, Genova e Marsiglia. Questi dati mostrano un Mediterraneo strutturalmente diverso dagli oceani aperti, con maree così contenute da risultare quasi invisibili all’occhio sulla maggior parte delle coste italiane.
Ultimo aggiornamento: 22 agosto 2026
Indice
Perché le maree nel Mediterraneo sono così basse?
Le maree nel Mediterraneo sono così basse perché il bacino è quasi chiuso e comunica con l’Oceano Atlantico solo attraverso lo stretto di Gibilterra, largo appena 14 chilometri. L’onda di marea generata al largo dell’Atlantico non riesce a passare integralmente attraverso quel collo di bottiglia: entra solo una frazione dell’energia, e il bacino mediterraneo non ha né la dimensione né la profondità necessarie a costruire una marea propria significativa. Il risultato è un’escursione astronomica media di appena 20–30 centimetri su gran parte delle coste.
Questo comportamento è tipico dei mari semi-chiusi. La forzante gravitazionale luni-solare che alza i mari aperti agisce anche sul Mediterraneo, ma la superficie coinvolta è troppo piccola perché l’accumulo d’acqua diventi visibile. È lo stesso motivo per cui i grandi laghi non hanno maree percepibili: la fisica c’è, la scala per manifestarla no. Nel Golfo di Gabès in Tunisia e nel Golfo di Venezia, però, la geometria locale amplifica il segnale fino a superare il metro.
Come si formano le maree e chi le provoca?
Le maree sono deformazioni periodiche del livello del mare prodotte dall’attrazione gravitazionale della Luna e, in misura minore, del Sole. La Luna, molto più vicina, contribuisce circa per il 68% dell’effetto, il Sole per il restante 32%. Ogni corpo celeste “tira” verso di sé la massa d’acqua della Terra, generando due rigonfiamenti opposti: uno rivolto verso l’astro, uno sul lato opposto per effetto della forza centrifuga del sistema Terra-Luna.
Il pianeta ruota sotto questi due rigonfiamenti, e ogni punto della costa attraversa in un giorno lunare (24 ore e 50 minuti) due alte e due basse maree. È il ciclo semidiurno tipico del Mediterraneo. La stessa fisica funziona ovunque, ma l’ampiezza dipende dal bacino: nei mari aperti l’onda cresce indisturbata, nei mari chiusi resta compressa. Come spiega la documentazione ISPRA sulla marea in laguna, la componente astronomica è solo una parte del quadro: pressione atmosferica e vento aggiungono la componente meteorologica.
Di quanto sale il mare nei porti italiani?
L’escursione media di marea astronomica nei porti italiani, secondo la Rete Mareografica Nazionale ISPRA, si mantiene quasi ovunque sotto i 40 centimetri. L’alto Adriatico è l’unica area in cui il valore supera stabilmente il mezzo metro, per motivi geometrici che vedremo. Il confronto con i mari a forte marea rende l’ordine di grandezza evidente: parliamo di rapporti da 1 a 50 tra Cagliari e la Baia di Fundy.
- Venezia (Punta della Salute): escursione astronomica fino a circa 80–100 cm nelle sizigie
- Trieste: valori simili a Venezia, tipicamente 70–90 cm
- Genova, Napoli, Cagliari: tra 20 e 40 cm, quasi impercettibili sulle banchine
- Riferimento Manica – Saint-Malo (Francia): fino a circa 12 metri
- Riferimento Baia di Fundy (Canada): oltre 16 metri, la più alta del mondo
I valori italiani si riferiscono alla sola marea astronomica: nei momenti di acqua alta la componente meteorologica può sommarsi e produrre livelli molto più elevati, ma quella è un’altra fisica. Per capire perché il clima influenza queste sommatorie senza definire la marea in sé, aiuta ricordare la differenza tra meteo e clima: le maree sono geofisica, le acque alte sono meteorologia sovrapposta.
Perché a Venezia la marea si vede e a Genova no?
Venezia vede la marea e Genova no per un fenomeno di risonanza acustica-oceanografica: l’Adriatico è un bacino stretto, allungato e poco profondo, con un periodo naturale di oscillazione che si avvicina al periodo della marea semidiurna. L’onda entra da Otranto, risale in senso antiorario verso nord alla velocità di circa 130 km/h e trova a Venezia il fondo del “tubo” chiuso da terra: lì l’energia si accumula e l’ampiezza cresce. È lo stesso principio per cui spingere un bambino sull’altalena al momento giusto lo fa salire sempre più in alto.
“L’Adriatico si comporta come un canale risonante: la sua geometria stretta e poco profonda amplifica l’onda di marea proveniente dal Mediterraneo centrale, e proprio per questo Venezia è l’unica città italiana in cui la marea si osserva a occhio nudo lungo le rive.”
Sandro Carniel, oceanografo, ISMAR-CNR (2024)
Genova, al contrario, si affaccia sul Mar Ligure, un tratto di Mediterraneo occidentale largo, profondo e aperto: l’onda di marea si disperde nel bacino e l’ampiezza resta ai minimi termini. Sulla stessa costa tirrenica il fenomeno è così contenuto che le maree non hanno mai avuto rilevanza per la navigazione portuale, a differenza dei porti atlantici francesi dove il ritmo delle maree scandisce ogni operazione.
Che differenza c’è tra maree vive e maree morte?
Le maree vive (sizigie) si verificano quando Sole, Terra e Luna sono allineati, cioè in luna nuova e luna piena: le due forze gravitazionali si sommano e l’escursione raggiunge il massimo. Le maree morte (quadrature) avvengono nei primi e ultimi quarti, quando Sole e Luna formano un angolo di 90° rispetto alla Terra: le due forze si oppongono in parte e l’escursione scende al minimo. La differenza tra le due condizioni può ridurre l’ampiezza di un terzo rispetto al valore massimo.
Nel Mediterraneo questa differenza resta piccola in termini assoluti — pochi centimetri — ma è comunque misurata quotidianamente dai mareografi. È la stessa fisica che studia le acque interne e il ciclo idrologico, un ambito dettagliato ne i dati ISPRA sulle acque italiane. Il ciclo lunare da sizigia a sizigia dura circa 14–15 giorni: due picchi di marea viva al mese.
Ogni quanto si alternano alta e bassa marea?
Alta e bassa marea si alternano ogni sei ore e dodici minuti circa, con due cicli completi al giorno. Nel Mediterraneo il regime è semidiurno: due alte e due basse marea in un giorno lunare di 24 ore e 50 minuti. Ogni giorno solare i picchi arrivano quindi 50 minuti più tardi rispetto al giorno precedente, motivo per cui gli orari di marea “scivolano” nel calendario. Il ciclo completo dell’onda in Adriatico si chiude a Otranto dopo 12 ore e 24 minuti, secondo la propagazione antioraria descritta dai modelli ISPRA.
Nel lungo periodo, però, il livello medio del mare non è costante: è in crescita per effetto dell’espansione termica delle acque e dello scioglimento dei ghiacciai. Su questo strato lento si sovrappone il ritmo veloce delle maree, e la somma tra i due processi è ciò che rende gli eventi estremi più frequenti oggi rispetto a un secolo fa, come discusso a proposito dell’innalzamento del livello del mare.
Domande frequenti
Perché nel Mediterraneo non ci sono maree come nell’Atlantico?
Nel Mediterraneo non ci sono grandi maree perché è un bacino quasi chiuso e comunica con l’Atlantico solo attraverso lo stretto di Gibilterra. La forzante gravitazionale della Luna esiste anche qui, ma la superficie d’acqua è troppo piccola per generare un’onda di marea di ampiezza oceanica. L’escursione media resta tra 20 e 30 centimetri, contro i metri di ampiezza tipici degli oceani aperti.
Perché a Venezia la marea è più visibile che altrove?
A Venezia la marea è più visibile per un fenomeno di risonanza: l’Adriatico ha una geometria stretta e allungata che amplifica l’onda di marea proveniente dal Mediterraneo centrale. Quando l’onda arriva nella parte settentrionale del bacino, incontra la costa e la sua energia si concentra, portando l’escursione fino a circa un metro. È l’unico tratto italiano in cui il fenomeno è così evidente.
Le maree e l’acqua alta sono la stessa cosa?
Le maree e l’acqua alta non sono la stessa cosa. La marea è la componente astronomica prevedibile con precisione decenni in anticipo. L’acqua alta è la somma della marea astronomica con la componente meteorologica: bassa pressione atmosferica e venti di scirocco che spingono acqua verso il fondo dell’Adriatico. È quest’ultima componente, imprevedibile con largo anticipo, a produrre gli eventi eccezionali.
Le maree influiscono sulla navigazione nel Mediterraneo?
Le maree influiscono poco sulla navigazione nel Mediterraneo, proprio per l’ampiezza contenuta. Nei porti atlantici francesi o britannici l’ingresso e l’uscita delle navi devono seguire il ritmo della marea, mentre nei porti italiani i pochi centimetri di escursione non impongono vincoli operativi. Fa parziale eccezione l’Adriatico settentrionale, dove le variazioni di livello vengono considerate nella pianificazione della navigazione lagunare.
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
