Scienza

Galassia primordiale 2026: la scoperta straordinaria di Webb

La galassia primordiale 2026 più discussa dagli astronomi si chiama LAP1-B e contiene una quantità di ossigeno pari ad appena 1/240 di quella del Sole, uno dei valori più bassi mai misurati a una simile distanza. Lo ha osservato il telescopio spaziale James Webb, in uno studio pubblicato su Nature nel maggio 2026.

Per capire quanto sia remota questa galassia primordiale 2026, basta un’analogia: la sua luce è partita quando l’universo aveva appena 800 milioni di anni, circa il 6% della sua età attuale. È come ricevere oggi una cartolina spedita quando il cosmo era ancora un neonato. Quella luce ha viaggiato per oltre 13 miliardi di anni luce — una distanza così grande che osservarla significa guardare letteralmente indietro nel tempo, verso quella che gli scienziati chiamano “alba cosmica”.

L’alba cosmica è l’epoca in cui, dopo il buio seguito al Big Bang, si accesero le prime stelle e iniziò la reionizzazione — il processo con cui la radiazione delle stelle ionizzò di nuovo il gas neutro dell’universo. Trovare oggetti reali di quel periodo è raro e prezioso. La scoperta arriva da un team internazionale guidato dall’Università di Kanazawa, in Giappone, con la partecipazione di Eros Vanzella dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Bologna.


Cos’è LAP1-B e perché è così speciale

LAP1-B è una galassia estremamente debole e di massa minuscola: i dati indicano meno di 3.300 masse solari, un valore bassissimo rispetto alle galassie normalmente osservate nell’universo primordiale. Per dare un’idea della scala, la nostra Via Lattea contiene centinaia di miliardi di stelle; LAP1-B è invece poco più di un piccolo grumo di gas e stelle appena nate.

Proprio queste dimensioni ridotte la rendono interessante. Secondo lo studio, LAP1-B potrebbe rappresentare un’antenata delle galassie nane ultra-deboli che oggi orbitano attorno alla Via Lattea, da tempo considerate possibili “fossili” dell’universo primordiale. Osservarla è un po’ come trovare l’embrione di una specie di cui finora conoscevamo solo gli esemplari adulti e ormai antichi.

“LAP1-B ci offre una finestra diretta su una fase dell’universo che finora potevamo solo ricostruire indirettamente”, spiegano i ricercatori dell’INAF coinvolti nello studio pubblicato su Nature.


Come il James Webb è riuscito a vederla

Una galassia così piccola e lontana sarebbe normalmente invisibile, persino per uno strumento potente come il James Webb. A rendere possibile l’osservazione è stato un fenomeno previsto dalla relatività generale di Einstein: una “lente gravitazionale”. L’ammasso di galassie MACS J0416, posto tra noi e LAP1-B, ha curvato e amplificato la sua luce, agendo come una gigantesca lente d’ingrandimento naturale.

Grazie a questo effetto e a oltre 30 ore di osservazioni con il James Webb, il team è riuscito a raccogliere abbastanza luce da analizzare la composizione chimica della galassia. È lo stesso tipo di sensibilità infrarossa che ha permesso anche le scoperte del James Webb sui buchi neri nell’universo profondo, dove il telescopio continua a riscrivere ciò che sapevamo sulle prime fasi del cosmo.

Vale la pena ricordare che questi risultati derivano da osservazioni dirette, non da simulazioni: lo studio misura lo spettro reale della galassia. Si tratta dello stesso telescopio che, sempre nel 2026, ha contribuito a individuare gli esopianeti abitabili osservati dal Webb, confermando la versatilità di uno strumento progettato per scrutare ovunque, dai pianeti vicini fino ai confini del tempo.


Una galassia primordiale 2026 quasi priva di ossigeno

Il dato più sorprendente di questa galassia primordiale 2026 riguarda la sua chimica. Le regioni di formazione stellare di LAP1-B contengono ossigeno pari a circa 1/240 di quello presente nel Sole. È un valore tra i più bassi mai misurati con questo livello di dettaglio in un oggetto così distante, e indica una galassia ancora in uno stato chimicamente primitivo.

Perché conta così tanto? Subito dopo il Big Bang l’universo era fatto quasi solo di idrogeno ed elio. Tutti gli altri elementi — ossigeno, carbonio, ferro — sono stati “cucinati” all’interno delle stelle ed espulsi dalle loro esplosioni. Una galassia con così poco ossigeno è quindi una galassia che ha visto pochissime generazioni stellari: praticamente un’istantanea dell’universo agli albori.

Secondo lo studio, la particolare distribuzione di carbonio e ossigeno osservata in questa galassia primordiale 2026 coincide con le previsioni teoriche relative alle esplosioni delle stelle di Popolazione III, ipotetiche prime stelle nate nell’universo, fatte di solo idrogeno ed elio. I ricercatori ipotizzano quindi che LAP1-B conservi le tracce chimiche lasciate da quelle stelle pioniere, o da astri quasi altrettanto primordiali.


Cosa ci dice sull’universo e quali sono i limiti

Lo studio dimostra che il James Webb è in grado di misurare la composizione chimica anche di galassie minuscole all’alba cosmica, aprendo la possibilità di studiare direttamente l’arricchimento chimico dell’universo nelle sue prime fasi. Questo aiuta a colmare un divario noto tra le previsioni dei modelli teorici e ciò che osserviamo realmente.

Resta un punto fermo della prudenza scientifica: l’analisi di LAP1-B è compatibile con un contributo di stelle primordiali o quasi primordiali, ma non costituisce una prova diretta dell’esistenza delle stelle di Popolazione III, mai osservate finora.

I limiti dello studio vanno detti con chiarezza. Le misure si basano su un singolo oggetto, fortemente amplificato dalla lente gravitazionale, e alcune quantità sono affette da incertezze. I prossimi passi prevedono di cercare altre galassie simili e di affinare i modelli sulle prime stelle, un filone che ripercorriamo nella il panorama delle scoperte scientifiche 2026. Come accade per i grandi progetti osservativi, dai telescopi spaziali fino agli interferometri che hanno registrato i segnali record di Virgo sulle onde gravitazionali, ogni scoperta apre più domande di quante ne chiuda. Per approfondire i dati originali restano fondamentali le fonti dirette dell’INAF su LAP1-B e la rivista Nature, dove è stato pubblicato lo studio.


Domande frequenti

Quanto è lontana la galassia LAP1-B?

La sua luce ha viaggiato per oltre 13 miliardi di anni luce: la vediamo com’era quando l’universo aveva circa 800 milioni di anni (Fonte: media INAF, 2026).

Perché questa galassia primordiale 2026 ha così poco ossigeno?

Perché ha avuto pochissime generazioni di stelle: l’ossigeno si forma nelle stelle e viene disperso dalle loro esplosioni, quindi un valore di 1/240 rispetto al Sole indica una galassia chimicamente giovanissima (Fonte: Nature, 2026).

Cosa sono le stelle di Popolazione III?

Sono le ipotetiche prime stelle dell’universo, formate solo da idrogeno ed elio. Non sono mai state osservate direttamente; i ricercatori ne cercano le tracce chimiche in galassie come LAP1-B (Fonte: media INAF, 2026).

Cosa dice il resto della comunità scientifica?

La scoperta di questa galassia primordiale 2026 è considerata importante perché offre un raro esempio reale dell’universo primordiale, ma gli esperti sottolineano che servono altre osservazioni per confermare il legame con le primissime stelle (Fonte: AstroSpace, 2026).

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