Preavviso dimissioni quanti giorni: guida essenziale 2026
Il preavviso dimissioni quanti giorni deve durare dipende dal CCNL applicato, dal livello di inquadramento e dall’anzianità di servizio: nella maggior parte dei contratti italiani va da 15 a 60 giorni di calendario per gli impiegati, fino a 120 giorni per dirigenti e quadri. Chi non lo rispetta paga al datore un’indennità sostitutiva pari alla retribuzione dei giorni mancanti (art. 2118 codice civile).
Dal 12 marzo 2016 le dimissioni volontarie devono essere trasmesse in via telematica tramite il portale del Ministero del Lavoro o un intermediario abilitato (patronato, consulente del lavoro, sindacato), pena la loro inefficacia (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali). Il preavviso, però, è un istituto separato: si applica anche alle dimissioni telematiche e continua a regolarsi con il codice civile e la contrattazione collettiva.
Nel 2024 le comunicazioni obbligatorie hanno registrato oltre 2,3 milioni di dimissioni in Italia, un livello mantenuto anche nel 2025 (Ministero del Lavoro, Note trimestrali su domanda e offerta di lavoro). Con volumi così alti, la gestione corretta del preavviso è diventata la principale fonte di contenzioso tra lavoratori e imprese.
Ultimo aggiornamento: 25 agosto 2026
Indice
Preavviso dimissioni quanti giorni servono per CCNL
La durata del preavviso non è fissata dalla legge ma dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Il codice civile all’art. 2118 impone l’obbligo generico di preavviso ma rinvia agli usi e alla contrattazione per la durata specifica. Ogni CCNL prevede una griglia articolata per livello di inquadramento e fasce di anzianità: più elevati sono l’inquadramento e gli anni di servizio, più lungo è il preavviso richiesto.
La tabella seguente sintetizza i valori tipicamente previsti dai principali CCNL italiani per le dimissioni dei lavoratori a tempo indeterminato. I giorni sono di calendario, salvo diversa indicazione contrattuale. I valori esatti vanno sempre verificati nel testo del proprio contratto e nella circolare del sindacato di categoria.
| CCNL | Categoria / livello | Anzianità fino a 5 anni | Anzianità oltre 10 anni |
|---|---|---|---|
| Commercio Terziario (Confcommercio) | Quadri e 1° livello | 45 giorni | 60 giorni |
| Commercio Terziario | 2°–3° livello (impiegati) | 30 giorni | 45 giorni |
| Commercio Terziario | 4°–7° livello | 20 giorni | 30 giorni |
| Metalmeccanici Industria (Federmeccanica) | Impiegati direttivi (7°–8°) | 60 giorni | 90 giorni |
| Metalmeccanici Industria | Impiegati intermedi | 30 giorni | 45 giorni |
| Metalmeccanici Industria | Operai | 6 giorni lavorativi | 12 giorni lavorativi |
| Turismo Confcommercio (Federalberghi) | Quadri e 1° livello | 30 giorni | 60 giorni |
| Turismo | Livelli intermedi | 20 giorni | 30 giorni |
| Studi Professionali (Confprofessioni) | Quadri e 1° livello | 60 giorni | 60 giorni |
| Studi Professionali | Impiegati 2°–3° livello | 30 giorni | 45 giorni |
La regola pratica è semplice: chi è inquadrato in un livello alto ha responsabilità la cui sostituzione richiede più tempo, e il preavviso è proporzionato. Per dirigenti, quadri e figure apicali il preavviso può arrivare a 4 o 6 mesi, con clausole di stabilità che raddoppiano i termini nei primi anni di rapporto.
Da quando decorre il preavviso e come si conta
Il preavviso decorre dal giorno di ricezione delle dimissioni telematiche da parte del datore di lavoro, ossia dal giorno in cui il modulo trasmesso tramite il portale Cliclavoro arriva all’azienda. Nella maggior parte dei CCNL i giorni si contano di calendario, quindi includono sabati, domeniche e festivi.
Alcuni contratti (in particolare metalmeccanici operai) contano invece giorni lavorativi effettivi. Nella prassi consolidata il preavviso inizia dal giorno successivo alla comunicazione, per evitare che la frazione della giornata di invio venga considerata piena. La cessazione formale del rapporto avviene alla scadenza dell’ultimo giorno utile: da quel giorno decorrono gli obblighi di consegna del TFR e del modello CU dell’anno.
Il lavoratore ha 7 giorni di calendario dalla trasmissione per revocare le dimissioni con la medesima procedura telematica (art. 26, d.lgs. 151/2015). Entro quel termine la manifestazione di volontà è pienamente reversibile senza spiegazioni.
Come si calcola l’indennità di mancato preavviso
Se il lavoratore lascia il posto senza rispettare, in tutto o in parte, il preavviso, deve al datore un’indennità sostitutiva pari alla retribuzione che avrebbe percepito nel periodo mancante (art. 2118, comma 2, c.c.). La base di calcolo è la retribuzione globale di fatto, che include stipendio base, contingenza, superminimi, ratei di tredicesima e quattordicesima, indennità fisse e continuative.
La formula operativa più utilizzata dai consulenti del lavoro è: (retribuzione globale di fatto mensile ÷ giorni convenzionali del mese) × giorni di preavviso non lavorati. Il divisore standard è 26 per la maggior parte dei CCNL con settimana su sei giorni, oppure 30 quando il contratto conta giorni di calendario.
Esempio numerico. Impiegato 3° livello Commercio, retribuzione globale di fatto mensile 2.100 euro, preavviso contrattuale 30 giorni di calendario, giorni effettivamente lavorati durante il preavviso 10, giorni non lavorati 20. Calcolo: 2.100 ÷ 30 = 70 euro al giorno; 70 × 20 = 1.400 euro di indennità sostitutiva trattenuti in busta paga finale, oltre alla contribuzione previdenziale figurativa e al mancato rateo di tredicesima sul periodo. L’importo netto trattenuto sarà inferiore per effetto della tassazione separata applicata alle competenze di fine rapporto.
Su questa somma non si applica il TFR maturato, che resta dovuto interamente al dipendente. La trattenuta compare in busta paga come voce “indennità mancato preavviso” ed è deducibile fiscalmente per l’azienda. Il lavoratore che voglia contestare il calcolo può chiedere al datore di lavoro il dettaglio della base retributiva utilizzata.
Cosa succede se non rispetto il preavviso
Non rispettare il preavviso non è un illecito penale né compromette l’accesso alla successiva occupazione, ma comporta tre conseguenze economiche precise. Prima: il datore trattiene l’indennità sostitutiva direttamente dalle competenze di fine rapporto (ultima busta paga, TFR, ratei di ferie e mensilità aggiuntive). Seconda: se le somme dovute al lavoratore non coprono l’indennità, il datore può agire in via monitoria per il recupero della differenza. Terza: la giornata di uscita anticipata risulta come dimissioni immediate senza preavviso nel modello Uniemens INPS.
Chi passa direttamente a un nuovo lavoro e sconta la trattenuta ha, di fatto, una doppia partenza economica: incassa la nuova retribuzione ma perde una parte consistente delle competenze finali. Per capire come questa voce impatta la retribuzione finale è utile sapere come si legge la busta paga e distinguere trattenute obbligatorie da voci di conguaglio.
Il datore, per parte sua, non può respingere le dimissioni né obbligare il dipendente a restare: può solo esigere la conversione economica del preavviso non svolto. Nemmeno può opporre motivi organizzativi per allungare il termine oltre quello previsto dal CCNL.
Si possono usare le ferie durante il preavviso
Le ferie residue non sospendono e non abbreviano il preavviso: sono un istituto separato. La giurisprudenza consolidata della Cassazione stabilisce che il periodo di preavviso ha natura sostitutiva del rapporto e serve al datore per riorganizzarsi, funzione incompatibile con la fruizione contemporanea di ferie non concordate.
Il lavoratore può però chiedere di goderle e il datore può accettare: in questo caso il preavviso si prolunga di un numero di giorni pari alle ferie fruite. In alternativa le ferie non godute vengono monetizzate nell’ultima busta paga, insieme al TFR e al saldo dei ratei di mensilità aggiuntive: sul funzionamento di quest’ultimo si veda calcolo del TFR, che spiega base imponibile e tassazione separata.
Le assenze per malattia, invece, sospendono il preavviso: i giorni di malattia certificata si aggiungono al termine finale. Diverso il caso di infortunio sul lavoro, che sospende integralmente il rapporto.
Quando le dimissioni non richiedono preavviso
Esistono quattro casi in cui la legge o la giurisprudenza consente di dimettersi senza preavviso, con effetto immediato e senza indennità sostitutiva. Sono ipotesi tassative e vanno documentate correttamente per evitare contestazioni.
- Dimissioni per giusta causa: quando il datore commette inadempimenti gravi (mancato pagamento continuativo dello stipendio, mobbing accertato, mutamento peggiorativo di mansioni). Danno diritto anche alla NASpI e all’indennità di mancato preavviso a carico del datore.
- Dimissioni durante il periodo di prova: entrambe le parti possono recedere senza preavviso salvo diversa previsione contrattuale (art. 2096 c.c.).
- Dimissioni della lavoratrice madre o del padre lavoratore nel primo anno di vita del bambino, nel periodo protetto: convalidate dall’Ispettorato del Lavoro e danno diritto alla NASpI.
- Dimissioni volontarie con diritto a NASpI (giusta causa, per matrimonio della lavoratrice, o durante la maternità): per l’accesso al sussidio è utile conoscere NASpI e dimissioni e i requisiti contributivi.
Nelle prime tre ipotesi il lavoratore mantiene il diritto all’indennità di disoccupazione, che invece è preclusa nelle dimissioni volontarie ordinarie.
“L’obbligo di preavviso è la regola cardine del recesso ordinario dal contratto di lavoro subordinato: la sua conversione in indennità sostitutiva è un meccanismo economico, non una sanzione, e va calcolata sulla retribuzione globale di fatto, non solo sul minimo tabellare.”
Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, 2024
Domande frequenti
Posso dare le dimissioni via WhatsApp o email?
No. Dal 12 marzo 2016 le dimissioni sono valide solo se trasmesse in via telematica tramite il portale del Ministero del Lavoro o un intermediario abilitato. Messaggi via email, WhatsApp o SMS non producono alcun effetto giuridico, anche se firmati, e il rapporto di lavoro prosegue formalmente fino alla trasmissione corretta (fonte: Ministero del Lavoro).
Il datore può licenziarmi durante il preavviso?
Può recedere per giusta causa se emerge un fatto disciplinare grave commesso durante il preavviso, ma non può interrompere il rapporto senza motivo per anticipare la cessazione: in tal caso dovrebbe corrispondere al lavoratore la retribuzione dei giorni di preavviso residui.
Il preavviso si applica anche al contratto a tempo determinato?
No, salvo diversa previsione. Nel contratto a termine il recesso anticipato è ammesso solo per giusta causa; in caso contrario la parte recedente risarcisce il danno all’altra pari alla retribuzione residua del contratto. Il preavviso ordinario riguarda quindi i rapporti a tempo indeterminato.
Il periodo di preavviso conta per il TFR?
Sì, se lavorato. Il preavviso lavorato è a tutti gli effetti servizio attivo e concorre al maturato di TFR, ratei di tredicesima, quattordicesima e ferie. Se invece si paga l’indennità sostitutiva, la giurisprudenza prevalente esclude quel periodo dal maturato di TFR: la questione può fare differenza economica e conviene verificarla in busta paga finale.
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
