Cassa integrazione caldo 2026: la guida completa per imprese
La cassa integrazione caldo 2026 è di nuovo accessibile: imprese e lavoratori possono sospendere o ridurre l’attività quando la temperatura, anche solo percepita, supera i 35°C. La misura tutela soprattutto edilizia, agricoltura e lavori all’aperto, ma riguarda ogni azienda esposta alle ondate di calore.
Indice
Con l’arrivo dell’estate torna operativo lo strumento che permette di fermare il lavoro nelle giornate torride senza che il dipendente perda la retribuzione. Il riferimento operativo resta il messaggio INPS 2130 del 3 luglio 2025, che ha confermato le regole per l’accesso ai trattamenti di integrazione salariale in caso di eventi meteo legati alle alte temperature, come illustrato nelle indicazioni ufficiali INPS sull’eccesso di caldo (Fonte: INPS, 2025).
La soglia di riferimento è chiara: si può chiedere il trattamento quando la temperatura supera i 35°C. La domanda è ammessa anche con valori inferiori, purché la temperatura percepita superi quella soglia, ad esempio in presenza di alta umidità, di lavorazioni in luoghi non protetti dal sole o dell’uso di macchinari che producono calore (Fonte: INPS, 2025).
Il tema si intreccia con la cronaca delle ondate di calore: nelle settimane in cui scattano i bollini rossi per il caldo del 2026, molte aziende si trovano a dover decidere se sospendere i cantieri. La tutela economica diventa quindi anche una questione di sicurezza, strettamente collegata a i dati INAIL sugli infortuni sul lavoro nelle giornate più calde.
Quando scatta la cassa integrazione caldo 2026
La cassa integrazione caldo 2026 si attiva quando le condizioni climatiche rendono impossibile o pericoloso proseguire l’attività. Non esiste un automatismo: è il datore di lavoro a valutare la situazione e a richiedere il trattamento, indicando l’evento meteo, le lavorazioni interessate e le fasce orarie di sospensione.
Le istruzioni INPS prevedono due causali distinte sul portale OMNIA. La prima, “eventi meteo” per “temperature elevate”, si usa quando è l’azienda a decidere lo stop. La seconda, “sospensione o riduzione per ordine della pubblica autorità”, si applica quando lo stop è imposto da un’ordinanza comunale o regionale, una misura sempre più diffusa nelle ore centrali della giornata (Fonte: Ministero del Lavoro, 2026).
“Il trattamento di integrazione salariale può essere richiesto con la causale ‘eventi meteo’ quando le temperature, anche solo percepite, superano i 35 gradi.”
Fonte: INPS, Messaggio 2130 del 3 luglio 2025
Chi ne ha diritto e quali strumenti usare
Non c’è un settore unico di applicazione: la tutela riguarda qualsiasi impresa rientri nel campo della Cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO), dall’industria all’edilizia, fino all’artigianato dei comparti coperti. I più esposti restano cantieri, agricoltura, manutenzione urbana, cave e attività all’aperto, ma sono coinvolti anche i lavori al chiuso quando il caldo impedisce di operare in sicurezza.
Lo strumento concreto cambia in base al datore di lavoro. Vale la pena distinguere subito i due binari principali per capire dove presentare la domanda.
Imprese coperte da CIGO
- Industria ed edilizia
- Domanda con causale “eventi meteo”
- Agricoltura: trattamento CISOA
Imprese escluse da CIGO
- FIS per aziende oltre 5 dipendenti
- Fondi bilaterali di settore
- Artigianato, credito, pesca e altri
In pratica, ogni impresa deve verificare il proprio inquadramento prima dell’estate: chi è coperto da CIGO usa il portale INPS, chi ne è escluso passa dal FIS o dal fondo bilaterale di categoria. Per le crisi più lunghe e strutturali resta invece distinta la cassa integrazione straordinaria 2026, che segue regole e requisiti differenti.
Quanto spetta e quali rischi per le imprese
Il lavoratore in cassa integrazione percepisce un’indennità pari all’80% della retribuzione persa, entro un tetto massimo aggiornato ogni anno. Per il 2026 il massimale mensile lordo è fissato a 1.423,69 euro, pari a 1.340,56 euro netti (Fonte: INPS, Circolare 4/2026). Nell’edilizia l’importo è maggiorato del 20%, una soglia pensata per i comparti più colpiti dal fermo estivo.
Per le imprese il vantaggio non è solo la copertura del salario. Il decreto legge 92/2025 ha previsto l’accesso alla CIGO per caldo senza il versamento del contributo addizionale e senza che i periodi utilizzati rientrino nel limite massimo delle 52 settimane nel biennio mobile. Per i cantieri edili sono inoltre confermate condizioni agevolate dal 1° luglio al 31 dicembre 2026, con il superamento di alcuni limiti ordinari normalmente applicati all’integrazione salariale quando la sospensione dipende da eventi climatici eccezionali. Resta invece il rischio del rigetto della domanda per le imprese che non documentano in modo adeguato l’evento meteo: in questi casi le ore di stop ricadono interamente sul costo del lavoro aziendale.
Fermare il cantiere nelle ore più calde non è più solo una scelta di buon senso: in molte regioni è un obbligo sanzionabile, con il sostegno economico garantito ai lavoratori.
Cosa devono fare imprese e lavoratori
La prima mossa per l’azienda è presentare la domanda entro 15 giorni dall’inizio della sospensione. Il termine è perentorio: una domanda tardiva rischia di far perdere il diritto al trattamento per i giorni già trascorsi. Conviene quindi predisporre in anticipo le credenziali SPID, CIE o CNS e l’accesso al portale OMNIA Integrazioni Salariali.
La seconda priorità è la documentazione. Nella domanda vanno descritti con precisione l’evento meteo, le attività interessate, le modalità di svolgimento del lavoro e le date o fasce orarie di sospensione. Allegare i dati delle temperature rilevate o percepite e l’eventuale ordinanza comunale rafforza la richiesta ed evita contestazioni in fase di istruttoria.
Il terzo fronte è la prevenzione. Rimodulare gli orari nelle fasce più fresche, garantire acqua e zone d’ombra, formare il personale sui sintomi del colpo di calore: sono misure che riducono il ricorso alla cassa integrazione e, soprattutto, gli infortuni. Per le PMI il consiglio è muoversi prima dell’emergenza, definendo con il consulente del lavoro una procedura operativa già a inizio stagione.
Domande frequenti
A quale temperatura scatta la cassa integrazione per caldo?
Il trattamento si può chiedere quando la temperatura supera i 35°C. La domanda è ammessa anche con valori inferiori, se la temperatura percepita supera quella soglia per umidità, esposizione al sole o macchinari che producono calore (Fonte: INPS, 2025).
Entro quanto tempo va presentata la domanda?
La domanda all’INPS deve essere presentata entro 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa (Fonte: INPS, Messaggio 2130/2025).
Quanto riceve il lavoratore?
Spetta l’80% della retribuzione persa, entro il massimale 2026 di 1.423,69 euro lordi mensili (1.340,56 euro netti), con maggiorazione del 20% per l’edilizia (Fonte: INPS, Circolare 4/2026).
Vale anche per agricoltura e artigianato?
Sì. In agricoltura gli operai accedono al CISOA, mentre le imprese escluse dalla CIGO usano il FIS o i fondi bilaterali di settore come artigianato, credito e pesca (Fonte: INPS, 2025).
Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2026
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
