Attualità

Come ottenere la firma digitale 2026: guida completa

Per sapere come ottenere la firma digitale nel 2026 bisogna rivolgersi a un prestatore di servizi fiduciari accreditato presso l’Agenzia per l’Italia Digitale, scegliere tra dispositivo fisico (smart card o token) e firma remota, quindi completare il riconoscimento dell’identità. Oggi i canali più diffusi sono la Carta d’Identità Elettronica letta via NFC, la videochiamata con operatore o la presenza fisica in un ufficio abilitato.

La firma digitale è la forma italiana della firma elettronica qualificata prevista dal regolamento europeo eIDAS: secondo l’Agenzia per l’Italia Digitale, può essere richiesta da tutte le persone fisiche ai prestatori accreditati, che garantiscono l’identità del titolare e operano sotto la vigilanza dell’Agenzia. Un documento firmato digitalmente ha lo stesso valore legale di un documento sottoscritto a mano.

Lo strumento è ormai di uso comune. Già nel maggio 2020 l’AgID comunicava che le utenze attive di firma digitale superavano i 20 milioni a fine 2019, per l’80% basate sulla firma remota, con oltre 3 miliardi di firme remote generate in quell’anno (fonte: AgID, 21 maggio 2020). Il quadro delle regole di identificazione, tuttavia, è cambiato nel 2026 con l’adeguamento al regolamento (UE) 2024/1183, noto come eIDAS 2.

Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2026.


Come ottenere la firma digitale: i passaggi in Italia

La procedura si articola in quattro fasi: scelta del prestatore accreditato dall’elenco pubblicato dall’AgID, scelta del tipo di firma, riconoscimento dell’identità con un documento valido e sottoscrizione del contratto con il certificatore. Al termine il prestatore rilascia il certificato qualificato, che resta valido per il periodo indicato nell’offerta, di norma pluriennale, e va rinnovato alla scadenza.

  1. Consultare l’elenco dei prestatori di servizi fiduciari attivi in Italia sul sito dell’AgID, dove sono disponibili anche i manuali operativi.
  2. Decidere se si preferisce una firma su smart card, su token USB oppure una firma remota da usare con smartphone e codice OTP.
  3. Preparare un documento d’identità in corso di validità e il codice fiscale; chi ne è sprovvisto può valutare prima come richiedere la CIE, oggi il canale di riconoscimento più rapido.
  4. Completare il riconoscimento online o allo sportello, accettare le condizioni contrattuali e attivare il certificato.

Una volta attiva, la firma consente di sottoscrivere contratti, istanze alla pubblica amministrazione e pratiche professionali. Per ricevere comunicazioni ufficiali con valore legale resta distinto lo strumento del domicilio digitale INAD, che non sostituisce la firma ma la affianca.


Quali tipi di firma digitale esistono?

Esistono due modalità principali, entrambe con pieno valore legale. La firma locale viene generata su un dispositivo in possesso fisico del titolare, cioè una smart card con lettore o un token USB. La firma remota, invece, utilizza chiavi custodite dal certificatore in un dispositivo sicuro chiamato HSM e si attiva con credenziali, codice OTP o telefono cellulare.

La distinzione è descritta dall’AgID nella pagina dedicata all’ottenimento della firma elettronica qualificata: la firma locale richiede di portare con sé il supporto fisico, mentre quella remota permette di firmare da computer o smartphone senza hardware aggiuntivo. La scelta dipende dall’uso previsto: chi firma spesso da postazioni diverse tende a preferire la modalità remota, chi lavora da un unico ufficio può orientarsi sul dispositivo fisico.

Firma locale (smart card o token)

  • Chiave privata sul dispositivo del titolare
  • Richiede lettore o porta USB
  • Utilizzabile anche senza app dedicate del prestatore

Firma remota

  • Chiave custodita in un HSM del certificatore
  • Si usa con credenziali e OTP o app
  • Firma da computer e smartphone

Si può ancora usare lo SPID per il riconoscimento?

Dal 22 maggio 2026 lo SPID di livello 2, da solo, non basta più per identificarsi ai fini del rilascio di una firma qualificata. Secondo Trust Technologies, prestatore accreditato del gruppo TIM, l’autenticazione SPID deve ora essere integrata con una video-identificazione automatica, senza operatore, eseguita nella stessa sessione. Alcuni prestatori hanno scelto di non accettare più lo SPID per questo scopo.

Il cambiamento deriva dall’applicazione del regolamento (UE) 910/2014 come modificato dal regolamento (UE) 2024/1183 e dalle regole tecniche dell’AgID, come riportato nella nota di Trust Technologies su eIDAS 2.0 e SPID. Guide di settore come quella di Money.it (3 luglio 2026) riferiscono che dal 22 maggio lo SPID non è più utilizzabile come sistema di riconoscimento per la firma digitale. Resta comunque utile sapere come richiedere lo SPID, perché l’identità digitale continua a servire per accedere ai servizi pubblici online.

L’irrigidimento riguarda tutti i prestatori qualificati europei: come spiega Intesi Group, uno dei certificatori che ha completato l’adeguamento a eIDAS 2, con il nuovo regolamento i criteri di verifica dell’identità sono diventati più severi e le infrastrutture per la firma remota devono rispettare standard più elevati.

«Riteniamo che la conformità non possa essere opzionale per chi, come noi, si occupa da sempre di fiducia digitale. È il minimo che si deve ai clienti e al mercato.»

Francesco Barcellini, Head of Qualified Trust Services, Intesi Group, 2026

Quali metodi di riconoscimento sono ammessi?

I metodi indicati dalle guide aggiornate al 2026 sono tre: la Carta d’Identità Elettronica letta tramite chip NFC dello smartphone, la videochiamata con un operatore del prestatore e il riconoscimento di persona presso un ufficio abilitato. A questi si aggiunge, presso alcuni certificatori, lo SPID combinato con video-identificazione automatica, secondo le nuove regole eIDAS 2.

  • CIE con NFC: procedura interamente online, serve lo smartphone compatibile e il PIN completo della carta.
  • Videochiamata con operatore: si mostra il documento in diretta; tempi legati alla disponibilità del servizio.
  • Di persona: allo sportello del prestatore o di un suo incaricato, con documento e codice fiscale.
  • SPID con video-identificazione automatica: ammesso solo dove il prestatore lo prevede, dal 22 maggio 2026.

Quanto costa la firma digitale nel 2026?

Il costo varia in base al prestatore e al tipo di dispositivo, con prezzi che secondo la rilevazione di Money.it del 3 luglio 2026 vanno da circa 29 euro per una smart card triennale a circa 59 euro più IVA per una firma remota triennale. Esistono anche formule a consumo, con un prezzo per singola firma. I listini vanno sempre verificati sul sito ufficiale del certificatore prima dell’acquisto.

Secondo la stessa rilevazione, Aruba propone smart card con lettore a 29 euro e firma remota da 36 euro annui; InfoCert indica circa 40 euro l’anno per la firma remota GoSign e circa 55 euro per il token USB triennale; Namirial riporta 59 euro più IVA per la firma remota triennale e 6,99 euro più IVA per la singola firma. Per Poste Italiane è previsto un costo di attivazione della firma remota triennale. Le cifre riportate sono indicative e possono cambiare con le promozioni dei singoli operatori.


Domande frequenti

Le domande che seguono riassumono i dubbi più ricorrenti di chi richiede per la prima volta un certificato di firma qualificata, alla luce delle regole di identificazione entrate in vigore con eIDAS 2 e delle informazioni pubblicate dall’AgID e dai prestatori accreditati. Per ogni risposta è indicata la fonte di riferimento, così da poter verificare le condizioni aggiornate.

La firma digitale e la firma elettronica qualificata sono la stessa cosa?

Sì, in Italia i due termini sono sostanzialmente sinonimi. La firma digitale è la declinazione nazionale della firma elettronica qualificata prevista dal regolamento eIDAS. Si basa su una coppia di chiavi crittografiche, una privata e una pubblica. Ha pieno valore legale in tutti gli Stati dell’Unione europea (fonte: AgID).

Serve la CIE per attivare la firma digitale?

No, la CIE non è obbligatoria, ma è oggi il canale di riconoscimento online più rapido. In alternativa si può ricorrere alla videochiamata con operatore o al riconoscimento di persona. Alcuni prestatori accettano anche lo SPID abbinato a video-identificazione automatica. Le opzioni disponibili dipendono dal singolo certificatore (fonte: Money.it, luglio 2026).

Chi ha già la firma digitale deve rifarla dopo il 22 maggio 2026?

Le nuove regole riguardano il riconoscimento per il rilascio del certificato. Le fonti consultate descrivono l’obbligo in relazione alla procedura di identificazione, non ai certificati già emessi. Al rinnovo o a una nuova emissione valgono le procedure aggiornate del prestatore. Per il caso specifico conviene consultare il manuale operativo del proprio certificatore (fonte: Trust Technologies).

Dove si trova l’elenco dei certificatori autorizzati?

L’elenco è pubblicato sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale. La pagina riporta i prestatori di servizi fiduciari attivi in Italia. Per ciascuno sono disponibili i manuali operativi con le procedure di identificazione. Rivolgersi a un soggetto presente nell’elenco garantisce il rilascio di un certificato qualificato (fonte: AgID).

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.

Redazione Info Pratica

La Redazione di Info Pratica è il team editoriale che seleziona, scrive, verifica e aggiorna le guide pratiche e le notizie del sito, con focus su attualità, economia, salute, tecnologia, scienza, cronaca e intrattenimento. Ogni articolo è controllato su fonti ufficiali e attendibili: istituzioni ed enti pubblici (Gazzetta Ufficiale, ministeri, INPS, Agenzia delle Entrate, ISS, ISTAT), studi peer-reviewed e dichiarazioni di esperti reali, nominati e verificabili, con date e riferimenti citati direttamente nel testo. Aggiorniamo i contenuti quando cambiano norme, importi o dati e correggiamo con trasparenza eventuali imprecisioni. Il nostro metodo di lavoro, la politica di fact-checking e la procedura di rettifica sono descritti nella pagina Redazione.

Lascia un commento