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Riforma Legge Elettorale 2026: La Guida Essenziale

La riforma legge elettorale 2026 approda oggi nell’Aula della Camera, dopo che la Commissione Affari costituzionali ha approvato il testo base con i soli voti della maggioranza di centrodestra. Il provvedimento punta a superare il cosiddetto Rosatellum, la legge in vigore dal 2017, introducendo un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza. Le opposizioni contestano nel merito e nel metodo, mentre il governo conta di portare a casa il primo via libera entro l’estate.

La proposta è stata depositata alla Camera dal centrodestra alla fine di febbraio 2026 e, nel corso dei mesi, è stata rivista più volte fino al testo attuale, riconducibile al relatore Galeazzo Bignami (Fratelli d’Italia). L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è garantire una maggiore stabilità di governo, scongiurando l’ipotesi di un sostanziale pareggio fra le coalizioni dopo il voto (Fonte: ANSA, 2026).

Il dibattito si inserisce in una fase politica densa, segnata anche dai recenti appuntamenti amministrativi: chi voglia inquadrare il contesto può ripercorrere i recenti ballottaggi comunali e, più in generale, il quadro politico italiano del 2026. La riforma del sistema di voto resta uno dei dossier più divisivi della legislatura.

Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2026


Cosa prevede la riforma legge elettorale 2026

Il cuore della riforma legge elettorale 2026 è un impianto proporzionale con premio di maggioranza. Secondo il testo licenziato dalla Commissione, alla coalizione che superi il 42% dei voti su base nazionale verrebbe assegnata una quota aggiuntiva di seggi: settanta alla Camera e trentacinque al Senato, entro un tetto massimo di 220 eletti a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama (Fonte: ANSA, 2026).

Il sistema prevede listini bloccati nei collegi plurinominali, senza voto di preferenza, e l’obbligo per ciascuna lista o coalizione di indicare il proprio candidato presidente del Consiglio. È inoltre fissata una soglia di sbarramento per l’accesso alla ripartizione dei seggi. La questione delle preferenze resta uno dei nodi più delicati e potrebbe riemergere durante l’esame in Aula, generando tensioni anche all’interno della stessa maggioranza.

“La proposta della destra è irricevibile, perché fissa un premio col quale la maggioranza può quasi eleggersi da sola il capo dello Stato.”

Posizione del Partito Democratico riportata da ANSA (2026)

Dal Rosatellum al nuovo proporzionale

La legge attualmente in vigore è la numero 165 del 2017, nota come Rosatellum dal nome del suo primo firmatario. Si tratta di un sistema misto: circa un terzo dei seggi viene assegnato in collegi uninominali, con metodo maggioritario, mentre i restanti due terzi sono distribuiti su base proporzionale. Con questo impianto si sono svolte le elezioni politiche del 2018 e del 2022.

La nuova proposta elimina la componente maggioritaria e i collegi uninominali, tornando a un assetto pienamente proporzionale ma corretto dal premio destinato a garantire la cosiddetta governabilità. Rispetto alle prime versioni, il testo aggiornato ha cancellato l’ipotesi di ballottaggio nazionale e ha rimodulato soglia e tetto del premio (Fonte: ANSA, 2026). Per una lettura tecnica del provvedimento sono utili gli approfondimenti pubblicati da ANSA sui contenuti del nuovo testo.


Le posizioni di maggioranza e opposizione

Sul provvedimento si registra una netta contrapposizione tra i due schieramenti, sia sui contenuti sia sui tempi dell’esame parlamentare. La maggioranza rivendica la necessità di riformare il Rosatellum per assicurare stabilità, mentre le forze di opposizione denunciano un metodo che, a loro avviso, comprime il confronto.

La maggioranza

Il centrodestra sostiene che il premio di maggioranza serva a evitare ingovernabilità e maggioranze incerte. Da Fratelli d’Italia si sottolinea la volontà di proseguire comunque, pur mantenendo aperte le interlocuzioni con le minoranze, ed è prevista la possibilità di sedute prolungate per rispettare il calendario.

L’opposizione

Il Partito Democratico definisce la proposta “irricevibile”, mentre dal Movimento 5 Stelle arriva una netta “contrarietà” verso una legge giudicata “scritta male e probabilmente incostituzionale”. Le minoranze chiedono più tempo per l’esame degli emendamenti e accusano il governo di forzare l’iter.

Il dibattito tocca anche gli equilibri interni alle coalizioni e si intreccia con il riassetto del centrosinistra, chiamato a definire una linea comune sul terreno delle regole elettorali. Il confronto, secondo gli osservatori citati dalla stampa, si annuncia serrato lungo tutta l’estate.


L’iter parlamentare e le prossime scadenze

Dopo il via libera in Commissione Affari costituzionali, ottenuto il 24 giugno con i soli voti della maggioranza, il testo è atteso nell’Aula della Camera a partire dal 26 giugno. Il centrodestra punta ad approvare la riforma a Montecitorio in prima lettura nel mese di luglio, senza escludere il tentativo di ottenere anche il sì del Senato prima della pausa estiva (Fonte: ANSA, 2026).

Per diventare legge, il provvedimento dovrà comunque superare la doppia lettura conforme di Camera e Senato. Resta aperto il nodo delle preferenze e quello degli emendamenti che le opposizioni intendono presentare in Aula. Gli aggiornamenti ufficiali sull’iter sono consultabili sul sito istituzionale del portale della Camera dei deputati.

“Andiamo avanti per modificare il Rosatellum e scongiurare l’ipotesi di un pareggio, restando comunque disponibili al confronto con le opposizioni.”

Posizione di Fratelli d’Italia riportata da ANSA (2026)

Domande frequenti

Quale legge elettorale è in vigore oggi in Italia?

È in vigore il Rosatellum, ovvero la legge numero 165 del 2017, un sistema misto che assegna circa un terzo dei seggi con metodo maggioritario nei collegi uninominali e i restanti due terzi su base proporzionale (Fonte: ANSA, 2026).

Cosa cambierebbe con la riforma?

Verrebbero eliminati i collegi uninominali e la componente maggioritaria, introducendo un sistema proporzionale con premio di maggioranza, listini bloccati e l’obbligo di indicare il candidato premier per ogni lista o coalizione.

Quando potrebbe entrare in vigore?

Non è ancora stabilito. Il testo arriva in Aula alla Camera il 26 giugno 2026, con l’obiettivo della maggioranza di approvarlo in prima lettura a luglio; serviranno comunque l’approvazione del Senato e la promulgazione (Fonte: ANSA, 2026).

Perché le opposizioni sono contrarie?

Pd e M5s contestano sia il merito sia il metodo: ritengono il premio di maggioranza potenzialmente incostituzionale e accusano il governo di accelerare l’iter senza un confronto adeguato sugli emendamenti.

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