IA nelle imprese italiane: i dati 2025 e gli scenari 2026
📊 Analisi di Mercato · Business · Marzo 2026
L’intelligenza artificiale nelle imprese italiane ha trasformato il mercato in un anno: nel 2025 il valore ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, raddoppiando la quota di aziende che adottano tecnologie AI dall’8,2% al 16,4%. I numeri certificano una svolta strutturale, ma il divario tra grandi aziende e PMI si allarga invece di ridursi: un segnale che impone attenzione strategica a chiunque gestisca un’impresa in Italia.
€1,8B
Mercato AI Italia 2025
▲ +50% rispetto al 2024
16,4%
Imprese che usano AI
Era 8,2% nel 2024 · 5% nel 2023
71%
Grandi imprese con AI
Solo 8% tra le PMI
📈 Il mercato AI in Italia: +50% e 1,8 miliardi di euro
Secondo la ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano dell’intelligenza artificiale ha toccato quota 1,8 miliardi di euro, segnando una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Una cifra che colloca l’Italia tra i mercati europei a più rapida espansione nel settore, anche se ancora lontana dai volumi di Francia, Germania e Regno Unito.
Il 46% del valore complessivo è generato da soluzioni di Generative AI o da progetti ibridi, mentre il restante 54% riguarda applicazioni di Machine Learning tradizionale. In termini di domanda, le grandi imprese continuano a trainare il mercato, ma cresce la quota della Pubblica Amministrazione (19%) e delle PMI (18%), segnale di una diffusione che inizia a permeare anche realtà storicamente meno strutturate sul fronte tecnologico.
“Nel 2025 l’ecosistema delle startup AI italiane ha raccolto 429 milioni di euro — quasi quattro volte rispetto all’anno precedente. 169 realtà attive nei settori cybersecurity, healthcare, fintech e legal tech.”
— Osservatorio AI · Politecnico di Milano · 2026

🏭 Intelligenza artificiale nelle imprese: grandi aziende avanti, PMI al palo
I dati ISTAT confermano l’accelerazione: nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro l’8,2% del 2024 e il 5% del 2023. Una crescita che in termini percentuali appare netta, ma che nella realtà lascia ancora oltre l’83% delle imprese italiane fuori dall’orbita dell’AI.
🏢 Grandi Imprese
- ✅ 71% ha almeno un progetto AI
- ✅ 84% ha licenze Generative AI
- ✅ 60% ha progetti di Gen AI attivi
- ⚠️ Solo 1 su 5 usa AI in modo pervasivo
🏪 PMI
- ❌ Solo 8% usa tecnologie AI
- ❌ Gap vs grandi imprese: 37 punti
- ❌ Freno principale: mancanza di competenze
- ⚠️ Il divario si allarga ogni anno
I settori più avanzati nell’adozione di intelligenza artificiale restano energia, servizi di informazione e professioni tecniche. Al contrario, commercio, alloggio e ristorazione mostrano tassi di adozione AI più bassi, pur primeggiando nell’e-commerce e nei social media. Per le aziende che valutano un investimento, vale la pena verificare anche gli incentivi fiscali dedicati: l’iperammortamento AI 2026 per le imprese rappresenta una delle leve più rilevanti per abbattere i costi di adozione.
👔 Le conseguenze per imprese e professionisti italiani
L’intelligenza artificiale sta già cambiando il modo di lavorare nelle aziende italiane. Secondo i dati dell’Osservatorio Polimi, il 47% dei lavoratori utilizza strumenti AI in azienda. Di questi, circa quattro su dieci stimano un risparmio di oltre 30 minuti nelle ultime attività svolte con il supporto dell’AI, e il 41% afferma di riuscire a svolgere grazie all’AI compiti che prima non sarebbe stato in grado di realizzare.
⚠️ Il fenomeno Shadow AI
Solo il 19% dei lavoratori usa esclusivamente strumenti aziendali. L’81% ricorre anche ad applicazioni personali non controllate dall’azienda — esponendo le imprese a rischi concreti di sicurezza dei dati e non conformità normativa.
Sul versante delle competenze, nel 2025 le offerte di lavoro che richiedono skill di AI sono cresciute del 93%. Il 76% degli annunci per profili white-collar ad alta qualifica include oggi requisiti legati all’intelligenza artificiale: un segnale che per freelancer e professionisti ignorare il tema non è più un’opzione praticabile.
Quanto alla governance, il quadro è ancora fragile. Solo il 9% delle grandi imprese dispone di un modello strutturato per la gestione dell’AI. In relazione all’AI Act europeo — il regolamento comunitario che classifica i sistemi AI per livello di rischio — soltanto il 15% delle aziende ha avviato progetti organici di adeguamento. Chi vuole capire tempistiche e obblighi può approfondire la nostra guida su cosa cambia con l’AI Act 2026 per utenti e imprese.
🎯 Cosa fare adesso: priorità concrete per PMI e professionisti
Per le PMI e i professionisti italiani, il messaggio dei dati è chiaro: l’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma uno strumento già operativo nella competizione quotidiana. Il ritardo nell’adozione si traduce — già oggi — in un gap di produttività rispetto alle grandi imprese concorrenti.
1️⃣ Investire in formazione
Quasi il 60% delle aziende cita la mancanza di competenze come freno principale. Upskilling interno o consulenti specializzati sono il punto di partenza più concreto.
2️⃣ Mappare i rischi AI Act
Chi opera in settori regolamentati (finanza, salute, HR) deve mappare i propri sistemi AI rispetto alle categorie di rischio. Scadenze per fasi fino al 2027.
3️⃣ Iniziare subito, in piccolo
Piattaforme di Generative AI per contenuti, analisi automatica dei dati, automazione di processi ripetitivi. L’AI entra in azienda un processo alla volta.
📚 Fonti e approfondimenti
I dati citati in questo articolo provengono dal Rapporto ISTAT “Imprese e ICT – Anno 2025” (dicembre 2025), dalla ricerca annuale dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano (febbraio 2026) e dal Focus sull’AI di Intesa Sanpaolo Research Department (dicembre 2025).
📌 Articolo correlato: Scopri altri approfondimenti nella sezione Business di info-pratica.com →
Leggi anche
- Transizione 5.0: cosa cambia nel 2026 per le imprese
- AI on-device negli smartphone: come funziona davvero
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
