Economia

Certificazione Unica 2026: Guida Completa a CU e 730

La certificazione unica 2026 è il documento fiscale con cui datori di lavoro, committenti e INPS attestano i redditi corrisposti nel 2025 e le ritenute già versate all’erario. I sostituti d’imposta devono consegnarla al percettore entro il 16 marzo 2026 nella versione sintetica. Serve a controllare il 730 precompilato e a compilare la dichiarazione dei redditi. Ha sostituito il vecchio CUD nel 2015.

Il documento riguarda una platea vastissima. Solo l’INPS, in qualità di sostituto d’imposta per pensionati e percettori di prestazioni, ha elaborato 26.723.939 certificazioni al momento dell’apertura del servizio, il 13 marzo 2026 (INPS, 13 marzo 2026). A queste si aggiungono le certificazioni rilasciate da aziende private, enti pubblici e committenti.

Ultimo aggiornamento: 14 agosto 2026


Che cos’è la certificazione unica 2026 e a cosa serve?

È la certificazione con cui il sostituto d’imposta dichiara al fisco e al contribuente quanto ha corrisposto nel periodo d’imposta 2025 e quanto ha trattenuto a titolo di imposte e contributi. L’Agenzia delle Entrate precisa che il modello attesta «i redditi di lavoro dipendente e assimilati, i redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi nonché i corrispettivi derivanti dai contratti di locazioni brevi» (Agenzia delle Entrate, 2026).

Il perimetro è dunque più ampio di quello del vecchio CUD, che copriva il solo lavoro dipendente. Chi ha lavorato per due aziende e ha percepito anche la NASpI riceve tre documenti distinti, tutti da considerare in dichiarazione.

Il modello esiste in due versioni: quella sintetica consegnata al contribuente e quella ordinaria, il tracciato completo che il sostituto trasmette telematicamente all’Agenzia delle Entrate.


Quali sono le scadenze della CU nel 2026?

Le date sono tre. Entro il 16 marzo 2026 il sostituto consegna la copia sintetica al percettore e trasmette il modello ordinario all’Agenzia delle Entrate. Entro il 30 aprile 2026 vanno trasmesse le certificazioni che contengono esclusivamente redditi di lavoro autonomo abituale e provvigioni. Entro il 2 novembre 2026 quelle con soli redditi esenti o non dichiarabili tramite precompilata (Agenzia delle Entrate, 2026).

La proroga al 30 aprile riguarda solo la trasmissione telematica: il professionista deve comunque ricevere la copia sintetica entro il 16 marzo. Il termine di novembre slitta al giorno 2 perché il 31 ottobre 2026 è un sabato.

«Una storia di fiducia»: così il direttore dell’Agenzia definisce il decennio della precompilata, passata da 1,4 milioni di aderenti nel 2015 a 5,4 milioni nel 2025.

Vincenzo Carbone, Direttore, Agenzia delle Entrate (2026)

Le sezioni del modello CU e il loro uso nel 730

Il modello si apre con i dati anagrafici di sostituto e percettore, poi si divide in blocchi tematici e ogni blocco alimenta un quadro diverso della dichiarazione. Sapere quale sezione guardare evita di rincorrere il commercialista per un dato già scritto nel documento. Ecco la mappa essenziale.

  • Dati anagrafici — codice fiscale di sostituto e percettore: un codice errato blocca l’aggancio alla precompilata.
  • Lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale — imponibile, ritenute IRPEF, addizionali regionale e comunale, giorni di detrazione. Confluisce nel quadro C del 730.
  • Lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi — compensi lordi, ritenuta d’acconto, causale del pagamento. Riguarda professionisti, collaboratori occasionali e agenti.
  • Dati previdenziali e assistenziali INPS — imponibile contributivo e contributi versati: servono a verificare la posizione previdenziale, non a compilare il 730.
  • Oneri deducibili e familiari a carico — spese già detratte in busta paga e composizione del nucleo, riportate in automatico nella precompilata.

Gli importi della CU sono la sintesi annuale di quanto già visto mese per mese: se una voce non torna, il confronto utile è con i cedolini. La guida su come leggere la busta paga aiuta a ricostruire imponibile e ritenute.


Dove si scarica la CU passo per passo

Chi non riceve la copia cartacea la scarica da due canali digitali, entrambi accessibili con SPID, CIE o CNS. L’Agenzia delle Entrate raccoglie tutte le certificazioni trasmesse dai sostituti; l’INPS rilascia quelle relative a pensioni, NASpI, cassa integrazione e altre prestazioni. La procedura richiede pochi minuti ed è gratuita.

  1. Agenzia delle Entrate — dal sito istituzionale, apri l’Area riservata, entra con SPID, CIE o CNS, seleziona il Cassetto fiscale e poi la voce Certificazione Unica: compaiono tutte le CU inviate dai sostituti a tuo nome.
  2. INPS, area MyINPS — accedi con le stesse credenziali, apri la sezione dei servizi fiscali e seleziona Certificazione Unica 2026. Il PDF resta disponibile nell’area riservata per i cinque anni successivi alla pubblicazione.
  3. App INPS Mobile e cedolino — stessa autenticazione da smartphone; i pensionati raggiungono la CU anche dal servizio online del cedolino.
  4. Canali alternativi — senza identità digitale si può richiedere via PEC o e-mail agli indirizzi dedicati dell’INPS, allegando il documento d’identità, oppure tramite patronato o Contact Center.

Chi percepisce una prestazione da superstite trova la propria certificazione nello stesso archivio: vale anche per la pensione di reversibilità, che l’INPS certifica come reddito assimilato a quello da pensione.


Perché la CU è il motore del 730 precompilato?

Perché i dati che l’Agenzia delle Entrate usa per precompilare il quadro dei redditi arrivano proprio dalle certificazioni trasmesse dai sostituti: redditi di lavoro o pensione, ritenute IRPEF, addizionali, familiari a carico. Il 730 precompilato 2026 è consultabile dal 30 aprile 2026 e può essere accettato, modificato e inviato dal 14 maggio al 30 settembre 2026 (Agenzia delle Entrate, 2026).

L’adesione cresce: nei primi tre giorni di apertura del servizio si sono registrati oltre 1,6 milioni di accessi, con l’80% degli utenti orientato sulla modalità semplificata contro il 60% dell’anno precedente (ANSA, 4 maggio 2026).

Accettare la precompilata senza aprire la CU è però un rischio: il documento è l’unico riscontro per verificare che l’importo precaricato coincida con quanto effettivamente percepito. Se dalla dichiarazione emerge un saldo a debito, il versamento passa da il modello F24.


Cosa fare se la CU manca o contiene errori?

Il primo passo è sollecitare per iscritto il sostituto d’imposta, unico soggetto legittimato a rilasciare o rettificare il documento. Se la certificazione è già stata trasmessa il sostituto invia una CU sostitutiva; se è stata omessa o è errata scatta una sanzione di 100 euro per ogni certificazione, salvo correzione entro cinque giorni dalla scadenza.

In assenza di risposta il contribuente non è esonerato: deve comunque indicare i redditi percepiti, ricostruendoli da buste paga, bonifici e contratti, e può segnalare l’inadempienza all’Agenzia delle Entrate. Conservare le prove documentali è la difesa più efficace in caso di controllo.


Domande frequenti

La CU va allegata alla dichiarazione dei redditi?

No. Il documento non si allega né si invia: va conservato. I dati che contiene sono già in possesso dell’Agenzia delle Entrate, perché il sostituto li trasmette in via telematica. La copia sintetica serve come riscontro per controllare la precompilata o per consegnare i dati a CAF e professionista.

Quante CU si possono ricevere in un anno?

Tante quanti sono i sostituti d’imposta che hanno erogato somme nel 2025. Ogni datore di lavoro, committente o ente previdenziale rilascia la propria certificazione in autonomia, e tutte vanno considerate in dichiarazione.

Il forfettario riceve la certificazione unica?

Di norma no: sui compensi in regime forfettario non si applica la ritenuta d’acconto e il committente non agisce da sostituto d’imposta. Restano certificati gli eventuali redditi percepiti a titolo diverso, per esempio da lavoro dipendente in parallelo o da prestazioni INPS.

Per quanto tempo va conservata la CU?

Almeno fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, termine entro cui l’amministrazione finanziaria può effettuare i controlli. Sul portale INPS il documento resta comunque disponibile nell’area riservata per i cinque anni successivi alla pubblicazione.

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