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Terziario, 275mila lavoratori mancanti in Italia nel 2026

La carenza di lavoratori nel terziario è ormai un nodo strutturale dell’economia italiana: nel 2026 il settore registrerà un ammanco di circa 275.000 addetti, una cifra destinata a salire a 470.000 entro il 2035. Il dato emerge da uno studio realizzato da Confcommercio in collaborazione con l’Università Roma Tre, presentato nel corso di un forum dedicato alle sfide occupazionali del comparto servizi e turismo.

Il fenomeno non è congiunturale bensì strutturale, e radica nelle trasformazioni demografiche, nell’innovazione tecnologica e nella mutazione dei modelli di consumo e di lavoro che stanno ridisegnando la domanda di competenze nel mercato italiano. Oggi il 70% delle posizioni scoperte dipende dalla scarsità di candidati disponibili e solo il 30% da un deficit di competenze specifiche; ma entro il 2035 il divario di competenze salirà a quasi il 45% delle carenze totali, segnalando un cambiamento qualitativo oltre che quantitativo (fonte: Confcommercio-Roma Tre, aprile 2026).

Il terziario — che comprende commercio, turismo, ristorazione, servizi alle imprese e alle persone — occupa oggi circa il 70% della forza lavoro italiana e contribuisce per oltre i due terzi al Prodotto Interno Lordo. Servizi e turismo da soli registrano attualmente più di 200.000 posizioni aperte non coperte. Le previsioni Unioncamere per aprile 2026 indicano che quasi la metà degli ingressi programmati dalle imprese italiane è considerata di difficile reperimento sul mercato; un quadro coerente con i dati del sistema informativo Excelsior, che monitora mensilmente la domanda di personale delle aziende (vedi la nostra analisi sulle assunzioni Excelsior e i profili più richiesti del 2026).


Le cause strutturali della carenza di lavoratori nel terziario

Lo studio Confcommercio-Roma Tre individua tre macro-determinanti della carenza: il calo demografico, che riduce la platea di nuovi entranti nel mercato del lavoro; la trasformazione tecnologica, che modifica i profili richiesti a ritmo superiore alla capacità di adeguamento del sistema formativo; e il mutamento delle preferenze lavorative, con una quota crescente di giovani che privilegia flessibilità, telelavoro e settori percepiti come più innovativi rispetto al commercio e alla ristorazione (fonte: Confcommercio, aprile 2026).

Il dato sul calo delle assunzioni entry-level approfondisce il quadro: nel 2026 le assunzioni per primo impiego hanno registrato una flessione del 18,8% su base annua, con la sola eccezione della cosiddetta Generazione Z, che mostra una tenuta relativa con una riduzione limitata al 2,5%. I profili in maggiore crescita sono Content Producer, Ingegnere AI e International Sales Specialist, figure tipicamente richieste da imprese di medie e grandi dimensioni (fonte: Adnkronos, aprile 2026).

«Non possiamo riempire i vuoti del terziario solo con politiche passive. Serve un investimento sistemico nella formazione e nell’orientamento, a partire dalle scuole superiori tecniche e professionali.»

Carlo Sangalli, Presidente Confcommercio, Forum Terziario 2026 (fonte: Confcommercio)


Carenza lavoratori terziario in Italia nel 2026: i dati Confcommercio-Roma Tre

I bacini di lavoratori su cui puntare

Lo studio individua cinque categorie di lavoratori potenziali che potrebbero contribuire a colmare la carenza: giovani, donne, lavoratori stranieri, lavoratori senior e apprendisti. Per i giovani, Confcommercio chiede un rafforzamento degli Istituti Tecnici Superiori e una revisione dei percorsi universitari in senso più orientato al mercato, con stage strutturati sin dal primo anno; un tema strettamente legato al sistema della formazione tecnica, al centro anche dello sciopero degli istituti tecnici e professionali. Per le donne — la cui partecipazione al mercato del lavoro resta inferiore alla media europea — vengono richiesti migliori servizi di conciliazione vita-lavoro e un ampliamento dei congedi parentali retribuiti.

Sul fronte dei lavoratori stranieri, l’associazione sottolinea che i flussi regolari attraverso il decreto Flussi sono ancora insufficienti rispetto alla domanda espressa dal settore terziario. Per i lavoratori senior, si propone una revisione degli istituti di pensionamento anticipato che disincentivano la permanenza nel mercato del lavoro oltre i 62-63 anni. L’apprendistato di terzo livello — quello universitario — è indicato come lo strumento più efficace per formare figure con competenze avanzate in tempi compatibili con le esigenze aziendali (fonte: Confcommercio-Roma Tre, aprile 2026).


Le risposte del governo e le misure in discussione

Il Ministero del Lavoro ha preso atto dei dati Confcommercio senza anticipare nuovi provvedimenti specifici per il settore terziario. Il sottosegretario al Lavoro ha indicato che le misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza relative alla formazione professionale — con investimenti per circa 3,2 miliardi di euro — sono già in fase di attuazione e puntano proprio al rafforzamento delle competenze tecniche e digitali richieste dal mercato (fonte: ANSA, aprile 2026).

«I dati di Confcommercio confermano l’urgenza di affrontare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro con politiche attive robuste. La formazione è la risposta, non i sussidi.»

Marina Elvira Calderone, Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, aprile 2026 (fonte: ANSA)

Le parti sociali — in particolare i sindacati CGIL, CISL e UIL — hanno chiesto al governo di aprire un tavolo di confronto dedicato al terziario entro il mese di maggio, con l’obiettivo di definire misure coordinate su formazione, welfare aziendale e politiche salariali per rendere il settore più attrattivo. Su quest’ultimo punto incide anche la dinamica retributiva del comparto, oggetto del rinnovo dei CCNL 2026 e degli aumenti in busta paga. I prossimi passi dipenderanno dall’agenda dell’esecutivo, già impegnata nella gestione del decreto carburanti e della legge delega fiscale.


Domande frequenti

Quanti lavoratori mancano nel terziario italiano nel 2026?

Secondo lo studio Confcommercio-Roma Tre pubblicato ad aprile 2026, nel settore terziario italiano mancano circa 275.000 lavoratori nel corso dell’anno, con servizi e turismo che da soli registrano oltre 200.000 posizioni scoperte (fonte: Confcommercio, aprile 2026).

Perché ci sono così pochi candidati nel terziario?

Le cause principali sono il calo demografico che riduce la platea di lavoratori disponibili, la trasformazione tecnologica che cambia i profili richiesti più rapidamente di quanto il sistema formativo riesca ad adeguarsi, e le preferenze dei giovani che tendono a privilegiare settori percepiti come più innovativi (fonte: Confcommercio-Roma Tre, aprile 2026).

Quali profili professionali sono più richiesti nel 2026?

I ruoli con la crescita maggiore nell’ultimo anno sono il Content Producer, l’Ingegnere AI e l’International Sales Specialist. Nel terziario tradizionale restano in alta domanda le figure di vendita, accoglienza turistica e servizi alla persona (fonte: Adnkronos, aprile 2026).

La situazione migliorerà nei prossimi anni?

Senza interventi strutturali in formazione e politiche attive del lavoro, la carenza è destinata ad aggravarsi: le stime indicano 470.000 lavoratori mancanti nel terziario entro il 2035. Il gap di competenze, oggi al 30%, salirà a quasi il 45% delle carenze totali (fonte: Confcommercio-Roma Tre, aprile 2026).

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