Scienza

Fusione nucleare 2026: a che punto è il progetto ITER

Il “cervello” di ITER ha già funzionato — e lo ha fatto in Corea, non in Francia. A marzo 2026, il sistema di controllo plasma sviluppato appositamente per ITER ha operato per la prima volta su un tokamak reale, il coreano KSTAR, raggiungendo una corrente di plasma doppia rispetto all’obiettivo minimo. È un risultato concreto, anche se la macchina principale è ancora in costruzione a Cadarache.

La fusione nucleare — il processo che alimenta il Sole, che unisce nuclei leggeri invece di spezzare quelli pesanti come fa la fissione — è inseguita dalla scienza da settant’anni. ITER, il reattore sperimentale più grande della storia, è la scommessa da 18-20 miliardi di euro della comunità internazionale per dimostrare che la fusione può produrre più energia di quanta ne consuma.

Per capire dove siamo e cosa è cambiato nel 2026, bisogna distinguere tra la macchina fisica in costruzione a Cadarache, nel sud della Francia, e il sistema di controllo che la farà funzionare. Sono due cose diverse — e una delle due ha già dimostrato di funzionare.

L’Italia ha un ruolo non secondario in questa storia. Le aziende italiane hanno vinto oltre il 50% delle commesse di ITER — più di 1,3 miliardi di euro di forniture — e a Frascati, nel Lazio, stanno per iniziare le opere civili del DTT (Divertor Tokamak Test), il reattore sperimentale italiano con un budget di 650 milioni di euro che sarà operativo nel 2032.


Come funziona la fusione: 150 milioni di gradi e magneti superconduttori

La fusione nucleare unisce due isotopi dell’idrogeno — deuterio e trizio — per formare elio, rilasciando un neutrone ad alta energia e una quantità di calore enorme. È l’opposto della fissione: invece di dividere atomi pesanti come l’uranio, si fondono atomi leggeri. Il risultato è circa 4 milioni di volte più energia per chilogrammo rispetto ai combustibili fossili, e circa quattro volte più della fissione, secondo i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

Il problema è la temperatura. Perché i nuclei si fondano, bisogna avvicinarli abbastanza da vincere la repulsione elettrica — e questo richiede temperature di circa 150 milioni di gradi Celsius, circa dieci volte più caldo del nucleo solare. Nessun materiale fisico regge quella temperatura: la soluzione dei tokamak, come ITER, è confinare il plasma con intensi campi magnetici che lo tengono sospeso, senza che tocchi le pareti del reattore. Il combustibile a deuterio è praticamente illimitato — si estrae dall’acqua di mare — mentre il trizio si produce dal litio.

«Il plasma di ITER deve raggiungere 150 milioni di gradi e restare confinato abbastanza a lungo da produrre più energia di quanta ne viene immessa — un obiettivo che nessuna macchina ha mai raggiunto a questa scala.»

— Progetto ITER, iter.org, 2026

Fusione nucleare 2026: a che punto è il progetto ITER

Il risultato del 2026: il sistema di controllo funziona

A marzo 2026, l’iPCS — l’Integrated Plant Control System sviluppato appositamente per ITER — ha operato per la prima volta su un tokamak reale. Il test è avvenuto sul coreano KSTAR, uno dei reattori sperimentali più avanzati del mondo. Il risultato, pubblicato sul sito ufficiale iter.org, è stato superiore alle aspettative: corrente di plasma di 0,2 megaampere, il doppio del target minimo, e durata di 0,8 secondi, otto volte il target di 100 millisecondi.

È una distinzione importante: la macchina ITER a Cadarache non ha ancora raggiunto il plasma — la costruzione procede ma con ritardi strutturali, e il primo plasma sulla macchina vera è ora atteso intorno al 2035. Quello che è stato testato in Corea è il “cervello” del reattore — il sistema che un giorno gestirà le operazioni reali. Funziona, e questo riduce il rischio tecnico di uno dei componenti più critici del progetto.

Fusione nucleare

  • Unisce nuclei leggeri (deuterio + trizio)
  • Temperature: ~150 milioni °C
  • Combustibile: acqua di mare (deuterio) + litio
  • Scorie: radioattività a breve vita (decenni)
  • Sicurezza: la reazione si spegne da sola

Fissione nucleare

  • Divide nuclei pesanti (uranio, plutonio)
  • Temperature: molto più basse
  • Combustibile: uranio (riserve limitate)
  • Scorie: radioattività a lunghissima vita (millenni)
  • Rischio: reazione a catena potenzialmente instabile

I ritardi, i costi e quando avremo elettricità dalla fusione

ITER è stato concepito negli anni Ottanta e i ritardi si sono accumulati per decenni. La timeline ufficiale è stata rivista in modo significativo nel 2024: le prime reazioni deuterio-trizio con guadagno energetico (Q=10, cioè 10 unità di energia prodotta per ogni unità immessa) sono state posticipate al 2039, e il costo stimato ha raggiunto i 18-20 miliardi di euro. ITER non produrrà elettricità — è una macchina sperimentale. La produzione effettiva di elettricità da fusione attende il reattore dimostrativo successivo, DEMO, il cui avvio è nella roadmap Eurofusion prima del 2050.

«ITER non è destinato a produrre elettricità. È destinato a dimostrare che la scienza funziona — che possiamo produrre più energia di quanta ne consumiamo per innescare la fusione. Il passo successivo sarà DEMO.»

— Roadmap Eurofusion, 2026

Nel frattempo, i reattori privati — tra cui Commonwealth Fusion Systems e TAE Technologies — puntano a costruire dimostratori commerciali in tempi più brevi, secondo quanto riportato da Euronews (aprile 2026). I dati scientifici prodotti da ITER restano però indispensabili per chiunque voglia costruire reattori a fusione sicuri e affidabili. Per altri grandi programmi scientifici in corso, come la missione JUICE verso le lune di Giove e il Mars Sample Return, la scienza internazionale si muove su fronti paralleli.


Domande frequenti

ITER ha già prodotto energia da fusione?

No. La macchina ITER a Cadarache è ancora in costruzione e il primo plasma sulla macchina vera è atteso intorno al 2035. A marzo 2026, è stato il sistema di controllo (iPCS) a essere testato con successo su un tokamak coreano (KSTAR), non la macchina principale (Fonte: iter.org, marzo 2026).

La fusione nucleare produce rifiuti radioattivi?

I dati indicano che sì, ma in misura molto inferiore alla fissione. La fusione non produce scorie nucleari a lunga vita: la radioattività indotta sulle strutture del reattore ha una vita media di poche decine di anni, contro i millenni delle scorie da uranio. Non ci sono barre di combustibile esaurito o plutonio da smaltire (Fonte: AIEA).

Qual è il ruolo dell’Italia nel progetto ITER?

Le aziende italiane hanno vinto oltre il 50% delle commesse di ITER per un valore superiore a 1,3 miliardi di euro, secondo i dati del Consorzio ITER Italia. In parallelo, a Frascati (Roma) inizieranno nel secondo semestre 2026 le opere civili del DTT — Divertor Tokamak Test — con un budget di 650 milioni di euro e operatività prevista nel 2032.

Quando avremo elettricità dalla fusione nucleare?

Secondo la Roadmap Eurofusion, la produzione di elettricità commerciale da fusione non è attesa prima del 2050, attraverso il reattore dimostrativo DEMO che seguirà ITER. I progetti privati come Commonwealth Fusion Systems puntano a tempi più brevi, ma si tratta ancora di obiettivi dichiarati, non di risultati dimostrati (Fonte: Euronews, aprile 2026).

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