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Mezzogiorno crescita 2026 PIL: guida essenziale al Sud

Il Mezzogiorno crescita 2026 PIL segna una svolta storica per l’economia italiana: per la prima volta dall’avvio delle rilevazioni ISTAT nel 2004, il tasso di occupazione al Sud ha superato la soglia simbolica del 50%, mentre il prodotto interno lordo delle regioni meridionali cresce da quattro anni consecutivi a un ritmo superiore alla media nazionale. Un cambio di passo che le principali istituzioni economiche — da SVIMEZ a Bankitalia — definiscono non più congiunturale, ma sempre più strutturale.

Il quadro emerge con nitidezza dal Rapporto Annuale ISTAT 2026, presentato il 21 maggio alla Camera dei deputati, e dal consueto monitoraggio di SVIMEZ. Nel periodo 2019–2024, il PIL del Mezzogiorno è cresciuto del 7,7%, a fronte di una media nazionale del 5,8%: uno scarto di quasi due punti percentuali che, in termini assoluti, vale miliardi di euro di valore aggiunto prodotto nelle otto regioni del Sud. I dati confermano una tendenza avviata nel 2021, anno in cui il rimbalzo post-pandemia ha coinciso con l’arrivo dei primi fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il contesto macroeconomico globale rimane tuttavia incerto. Il Rapporto ISTAT segnala che le crisi internazionali — dalla guerra in Ucraina alle tensioni commerciali legate all’impatto economico dei dazi Trump sull’Italia — hanno contribuito a frenare la crescita complessiva del Paese, portando a una revisione al ribasso delle previsioni per il 2025 e il 2026. In questo scenario di rallentamento generale, la relativa solidità del Mezzogiorno appare tanto più significativa. Le famiglie meridionali, inoltre, continuano a fare i conti con i riflessi dell’inflazione: i effetti dell’inflazione sulle famiglie italiane restano più pesanti al Sud, dove i redditi disponibili sono strutturalmente inferiori alla media nazionale.

Il ministro per il Sud e la coesione territoriale ha più volte richiamato i dati positivi come conferma dell’efficacia delle politiche di sviluppo territoriale avviate negli ultimi anni. Parallelamente, le misure introdotte con le misure del Decreto Lavoro Primo Maggio 2026 includono specifici incentivi per l’assunzione di lavoratori nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno, rafforzando il quadro normativo a supporto dell’occupazione meridionale.


Il PIL del Mezzogiorno ai massimi storici

Nel 2024, secondo i dati diffusi da SVIMEZ, il PIL del Mezzogiorno è aumentato dello 0,9%, contro lo 0,7% registrato nel Centro-Nord. Si tratta del quarto anno consecutivo in cui il Sud cresce a un ritmo superiore al resto del Paese — una serie positiva senza precedenti nella storia economica del dopoguerra italiano. La crescita è trainata in misura decisiva dagli investimenti in costruzioni e infrastrutture pubbliche, aumentati del 4,9% al Sud contro il 2,7% del Centro-Nord, grazie all’accelerazione nell’attuazione dei cantieri finanziati dal PNRR (fonte: SVIMEZ, marzo 2026).

Le previsioni per il triennio 2024–2026 indicano che circa tre quarti della crescita del Mezzogiorno crescita 2026 PIL sarà direttamente riconducibile agli investimenti pubblici del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo le elaborazioni SVIMEZ, gli interventi finanziati dall’UE varranno 1,8 punti percentuali di PIL meridionale nel triennio: un contributo che trasforma strutture portuali, rete idrica, scuole e connettività digitale in valore economico misurabile.

«Il Mezzogiorno cresce e ora occorre accelerare sull’utilizzo dei fondi europei nelle aree che ancora accusano ritardi nell’attuazione.»

Luigi Sbarra, segretario generale CISL, Taranto — 26 maggio 2026 (fonte: ANSA)

Mezzogiorno crescita 2026 PIL: i motori dello sviluppo

Analizzare il Mezzogiorno crescita 2026 PIL significa guardare a una combinazione di fattori che, per la prima volta, si sono allineati simultaneamente. Il PNRR costituisce la leva principale sul versante degli investimenti pubblici, ma accanto a esso agisce la ZES Unica — la Zona Economica Speciale che dal 2024 copre l’intero territorio delle otto regioni meridionali — e un ecosistema imprenditoriale in rapida espansione. Nel solo 2025, Sud e Isole hanno registrato oltre 103.000 nuove iscrizioni d’impresa, con un saldo attivo di più di 21.000 unità: il valore più elevato tra le grandi circoscrizioni territoriali italiane (fonte: Movimprese, primo trimestre 2026).

Il contributo della domanda interna è stato amplificato dai provvedimenti di sostegno ai redditi introdotti nei bienni 2022–2024, tra cui il rinnovo del Reddito di Cittadinanza nelle sue forme successive e i bonus energetici. Questi strumenti hanno sostenuto i consumi delle famiglie meridionali in una fase di forte pressione inflazionistica, evitando una contrazione della domanda che avrebbe annullato gli effetti degli investimenti pubblici. Il Mezzogiorno crescita 2026 PIL è dunque il risultato di una combinazione di politiche attive che ora la comunità degli economisti discute in termini di sostenibilità nel medio periodo.


Occupazione al Sud: il traguardo del 50%

Il dato più significativo sul fronte occupazionale riguarda il superamento della soglia psicologica del 50% del tasso di occupazione nel Mezzogiorno. Secondo l’ISTAT, nel 2025 il tasso di occupazione nelle regioni meridionali ha raggiunto il 50,1%, confermandosi al di sopra di quella soglia per la prima volta dall’avvio delle rilevazioni nel 2004. Tra il 2019 e il 2024, gli occupati nel Mezzogiorno sono aumentati del 5,8%, quasi il doppio rispetto al +2,8% registrato nel Centro-Nord nello stesso periodo (fonte: ISTAT, Rapporto Annuale 2026).

Il divario con il Nord si va riducendo, ma rimane ampio: nel 2025 la distanza tra il tasso di occupazione del Mezzogiorno e quello del Centro-Nord è di circa 20 punti percentuali, contro i 23 punti del 2019. Un avanzamento di tre punti in sei anni che, pur lento in termini assoluti, rappresenta la riduzione più rapida del divario mai registrata in un periodo comparabile. Particolarmente rilevante è il dato relativo alle donne: il Mezzogiorno è l’unica area del Paese in cui, nel 2025, il tasso di inattività femminile si è ridotto, segnalando una maggiore partecipazione al mercato del lavoro anche tra la componente storicamente più lontana dall’occupazione regolare.

Tasso occupazione Mezzogiorno

2019: ~47%
2024: 50,1%
Variazione: +3,1 pp
Occupati in più 2019–2024: +5,8%

Tasso occupazione Centro-Nord

2019: ~70%
2024: ~70%
Variazione: stabile
Occupati in più 2019–2024: +2,8%


ZES Unica e PNRR: il ruolo degli incentivi

La ZES Unica Mezzogiorno — istituita per decreto nel 2023 e pienamente operativa dal 2024 — si è rivelata uno strumento di attrazione degli investimenti più efficace del previsto. Nel 2025 sono state presentate 10.493 domande di credito d’imposta, con un incremento del 52% rispetto all’anno precedente, per un ammontare complessivo di investimenti dichiarati pari a 7,3 miliardi di euro. Le autorizzazioni uniche rilasciate dal 2024 superano quota 1.200, con investimenti diretti autorizzati per circa 7,8 miliardi di euro e ricadute occupazionali stimate in oltre 22.500 nuovi posti di lavoro (fonte: Struttura di missione ZES, Presidenza del Consiglio).

Parallelamente, il PNRR ha accelerato la cantierizzazione di opere strategiche — autostrade digitali, porti, depuratori, scuole — che stanno trasformando il tessuto infrastrutturale del Sud. Secondo le elaborazioni di SVIMEZ nel suo ultimo Rapporto sull’economia del Mezzogiorno, circa tre quarti della crescita meridionale prevista per il triennio 2024–2026 è attribuibile alla spesa pubblica aggiuntiva generata dal Piano. Il Mezzogiorno crescita 2026 PIL è, in larga misura, il risultato visibile di questa iniezione di risorse senza precedenti nella storia recente del Paese.

«L’occupazione ancora in crescita al Sud più che al Nord è una conferma diretta dell’effetto combinato di ZES e PNRR sul mercato del lavoro meridionale.»

Elaborazione da Stampa Parlamento, 1 maggio 2026

Le sfide che restano aperte per il Mezzogiorno

Nonostante i progressi documentati, il Mezzogiorno crescita 2026 PIL non può essere letto senza tenere conto delle fragilità strutturali che permangono. La più critica riguarda la fuga di capitale umano: nel 2024, il flusso migratorio netto di giovani laureati dalle regioni meridionali verso il Centro-Nord e l’estero ha coinvolto circa 21.000 persone — una perdita secca di competenze che rischia di rallentare l’innovazione e la produttività nel medio termine. Il Rapporto ISTAT 2026 avverte che, senza politiche mirate di trattenimento e rientro dei cervelli, il Sud potrebbe non riuscire a trasformare la crescita quantitativa degli ultimi anni in uno sviluppo qualitativo duraturo.

Sul versante delle previsioni, SVIMEZ stima per il 2025 una crescita del Mezzogiorno pari allo 0,7% — inferiore al +1,0% atteso per il Centro-Nord — con un’ulteriore moderazione al +0,8% nel 2026 contro un +1,1% del resto d’Italia. Il progressivo esaurimento degli stimoli straordinari agli investimenti privati e il ritorno alla normalità fiscale renderanno più evidente il peso dei fattori strutturali sfavorevoli al Sud. La sfida per i prossimi anni è consolidare i guadagni occupazionali e di PIL registrati nel quinquennio precedente, trasformandoli in crescita autonoma e non dipendente esclusivamente dalla spesa pubblica.


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Domande frequenti

Il PIL del Sud Italia cresce davvero più del Nord nel 2026?

Nel 2024, ultimo anno con dati consuntivi disponibili, il PIL del Mezzogiorno è cresciuto dello 0,9% contro lo 0,7% del Centro-Nord, confermando per il quarto anno consecutivo una dinamica superiore alla media nazionale. Per il 2025–2026 le previsioni SVIMEZ indicano una moderazione di questo vantaggio, con il Mezzogiorno crescita 2026 PIL atteso allo 0,8% (fonte: SVIMEZ, marzo 2026).

Qual è il tasso di occupazione al Sud nel 2026?

Il tasso di occupazione nelle regioni meridionali ha superato per la prima volta il 50% nel 2025, attestandosi al 50,1%. Si tratta del valore più elevato dall’inizio delle rilevazioni ISTAT nel 2004. Il divario con il Centro-Nord è diminuito da 23 punti percentuali nel 2019 a circa 20 punti nel 2025 (fonte: ISTAT, Rapporto Annuale 2026).

Cosa ha alimentato la crescita economica del Mezzogiorno?

La crescita è il risultato di tre fattori principali: gli investimenti infrastrutturali del PNRR (che nel triennio 2024–2026 valgono 1,8 punti di PIL meridionale), gli incentivi della ZES Unica Mezzogiorno (che nel 2025 ha attratto 7,3 miliardi di investimenti), e una dinamica imprenditoriale vivace con oltre 103.000 nuove iscrizioni d’impresa nel 2025 (fonte: Movimprese, SVIMEZ).

Quali sono le principali criticità che frenano il Mezzogiorno?

Le sfide principali restano tre: la fuga di giovani laureati (circa 21.000 l’anno verso Nord o estero), un tasso di disoccupazione giovanile ancora nettamente superiore alla media nazionale, e la dipendenza dalla spesa pubblica come motore principale della crescita. Se il PNRR si esaurisce senza che si sia consolidata una base produttiva autonoma, i guadagni del quinquennio rischiano di non essere permanenti (fonte: ISTAT, SVIMEZ 2026).

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