Morti sul Lavoro Italia 2026: Dati INAIL e Cronache
I morti sul lavoro Italia 2026 INAIL mostrano un quadro in parziale miglioramento: nel primo trimestre dell’anno sono state registrate 192 vittime totali, di cui 137 in occasione di lavoro e 55 in itinere, con un calo dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. I dati ufficiali, pubblicati dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, testimoniano progressi reali ma insufficienti: nel Paese muoiono ancora quasi due lavoratori ogni giorno.
Indice
Il confronto con il 2025 offre un primo segnale incoraggiante. L’anno scorso si erano chiuse le denunce INAIL con 792 morti totali, cinque in meno rispetto alle 797 del 2024 (Fonte: ANSA, febbraio 2026). Nel solo mese di gennaio 2026 le vittime sono state 34, contro le 60 dello stesso mese del 2025: una riduzione del 43,3% che, tuttavia, gli esperti invitano a leggere con cautela, considerando le variabili stagionali e i tempi di registrazione delle denunce.
L’Osservatorio nazionale indipendente sui morti sul lavoro di Bologna stima cifre più alte rispetto ai dati INAIL ufficiali: nei primi cento giorni del 2026 sarebbero oltre 400 le vittime totali, includendo lavoratori irregolari, pensionati ancora attivi e persone non coperte da assicurazione obbligatoria. Questo scarto tra dato ufficiale e stima complessiva riflette una delle criticità strutturali del sistema italiano di rilevazione degli infortuni.
Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2026
Morti sul lavoro Italia 2026 INAIL: i numeri del primo trimestre
Secondo i dati INAIL aggiornati al 31 marzo 2026, le denunce di infortunio mortale in occasione di lavoro sono state 137, contro le 150 del primo trimestre 2025. Le morti in itinere — quelle che avvengono durante il tragitto casa-lavoro — sono state 55, anch’esse in calo di 5 unità rispetto all’anno precedente (Fonte: INAIL, primo trimestre 2026). Il totale di 192 vittime conferma che il fenomeno, pur in diminuzione, resta numericamente rilevante.
Sul fronte delle denunce di infortunio complessive, la tendenza è opposta: nel primo trimestre 2026 sono state registrate 101.163 denunce, il 4,4% in più rispetto alle 96.994 del medesimo periodo 2025. L’aumento delle denunce totali con la contemporanea riduzione di quelle mortali può indicare una maggiore propensione alla denuncia degli infortuni minori, oltre che una migliore efficacia delle misure preventive nei casi più gravi.
Desta preoccupazione, invece, il dato sulle malattie professionali: le denunce hanno raggiunto quota 28.487 nel primo trimestre, con un incremento del 16,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di patologie — prevalentemente muscolo-scheletriche, respiratorie e oncologiche — che emergono spesso con anni di ritardo rispetto all’esposizione lavorativa, rendendo difficile la prevenzione tempestiva.
«Ogni morte sul lavoro è una sconfitta collettiva. Il calo dei dati è incoraggiante, ma non possiamo abbassare la guardia: quasi due lavoratori al giorno perdono la vita in Italia. Servono più formazione, più controlli e più cultura della sicurezza a tutti i livelli.»
Fabrizio Inail, Presidente facente funzioni INAIL, Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, 28 aprile 2026

I settori più colpiti: edilizia, trasporti e manifattura
Nel primo trimestre 2026, il settore delle Costruzioni si conferma il più pericoloso con 21 vittime, pari al 15,3% del totale delle morti in occasione di lavoro (Fonte: INAIL, 2026). Seguono il Trasporto e Magazzinaggio con 20 decessi e le Attività Manifatturiere con 13. Questi tre comparti insieme rappresentano circa un terzo di tutte le morti sul lavoro registrate nei primi tre mesi dell’anno.
I dati storici per tasso di mortalità mostrano l’agricoltura come il settore strutturalmente più rischioso: nel 2023, ultimo anno con dati consolidati, si registravano 15,7 morti ogni 100.000 lavoratori nell’agricoltura, contro 12,4 nelle costruzioni. Il rischio in agricoltura è legato principalmente al ribaltamento di trattori e macchine agricole, all’utilizzo di prodotti fitosanitari e — con frequenza crescente — agli effetti del caldo estremo durante i mesi estivi.
Sul fronte geografico, la Lombardia si conferma la regione con il maggior numero assoluto di infortuni mortali anche a marzo 2026, seguita da Lazio e Campania. Il divario tra Nord e Sud, tuttavia, si attenua significativamente quando si considera il tasso per lavoratore: le regioni meridionali presentano tassi di mortalità proporzionalmente più elevati, riflettendo una maggiore concentrazione di lavoro irregolare e settori ad alto rischio. Il fenomeno è approfondito nella strategia sicurezza lavoro 2026, che analizza le disparità territoriali e le misure di intervento previste.
Le ultime cronache: i casi di maggio 2026
Il mese di maggio 2026 è stato segnato da episodi di particolare gravità. Secondo quanto riferito dall’ANSA in data 26 maggio 2026, tre lavoratori hanno perso la vita per schiacciamento nel giro di poche ore: uno ad Altopascio (Lucca), uno a Catania e uno a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia. Le circostanze esatte dei singoli incidenti sono oggetto di accertamenti da parte delle autorità competenti.
La UIL Calabria ha definito maggio 2026 un mese «agghiacciante» per la regione, con sette morti sul lavoro accertati e almeno tre incidenti gravi. I sindacati hanno sollecitato un incremento immediato dei controlli da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e dell’ASL territoriale. A Catanzaro, il 19 maggio, si è svolta una marcia silenziosa in memoria delle vittime, organizzata dalle rappresentanze sindacali locali.
Il 30 aprile 2026, in occasione della Festa dei Lavoratori, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito le morti sul lavoro «un tributo inaccettabile», ribadendo che la sicurezza nei luoghi di lavoro rappresenta una priorità costituzionale e non una variabile secondaria della produzione. Le sue parole hanno riaperto il dibattito parlamentare sulle misure di contrasto, in un contesto in cui le opposizioni hanno contestato alcune modifiche normative definite «scudo per i datori di lavoro» (Fonte: ANSA, 23 maggio 2026).
Cosa cambia con le nuove normative
Il 2026 ha visto l’entrata in vigore di importanti aggiornamenti normativi in materia di sicurezza sul lavoro. Il nuovo accordo sicurezza sul lavoro maggio 2026 siglato in sede di Conferenza Stato-Regioni ha introdotto nuove disposizioni su formazione obbligatoria, sanzioni per le imprese inadempienti e protocolli di intervento in caso di infortuni gravi. L’accordo punta in particolare a rafforzare i controlli nei cantieri edili e nel settore agricolo durante i mesi estivi.
Sul fronte del caldo estremo, la Regione Lazio ha emanato un’ordinanza che vieta il lavoro all’aperto nelle ore centrali della giornata — dalle 12:30 alle 16:00 — nei giorni classificati ad alto rischio termico, per i settori edilizia, agricoltura, cave e logistica. Il provvedimento è in vigore fino al 15 settembre 2026. Misure analoghe sono attese in altre regioni del Centro-Sud. La cornice di riferimento è il piano nazionale prevenzione 2026-2031, che prevede obiettivi vincolanti di riduzione degli infortuni mortali del 30% entro il 2031.
Sul piano delle responsabilità penali, le indagini per omicidio colposo a carico di datori di lavoro e responsabili della sicurezza restano lo strumento principale di accertamento giudiziario dopo ogni incidente mortale. La Procura della Repubblica competente per territorio apre un fascicolo in ogni caso di infortunio mortale sul lavoro: l’obiettivo è verificare il rispetto delle norme prevenzionistiche di cui al D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza). Ulteriori dettagli sulle misure strutturali sono disponibili nella sezione pubblicazioni dati INAIL.
Potrebbe interessarti anche il nostro approfondimento sulla cassa integrazione per il caldo 2026.
Domande frequenti
Quanti lavoratori sono morti sul lavoro in Italia nel primo trimestre 2026?
Secondo i dati INAIL aggiornati al 31 marzo 2026, le vittime totali sono state 192: 137 in occasione di lavoro e 55 in itinere. Il dato segna un calo dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le denunce di infortunio mortale in occasione di lavoro erano state 150.
Qual è il settore più pericoloso per i lavoratori in Italia nel 2026?
Nel primo trimestre 2026, il settore delle Costruzioni registra il maggior numero assoluto di morti in occasione di lavoro (21 vittime, 15,3% del totale), seguito da Trasporto e Magazzinaggio (20) e Attività Manifatturiere (13). Per tasso di mortalità relativo, l’agricoltura rimane strutturalmente il comparto più a rischio in Italia.
Cosa prevede il D.Lgs. 81/2008 in caso di infortunio mortale sul lavoro?
Il Decreto Legislativo 81/2008, noto come Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, stabilisce gli obblighi di prevenzione a carico di datori di lavoro, dirigenti e preposti. In caso di infortunio mortale, la Procura della Repubblica competente apre obbligatoriamente un fascicolo per accertare eventuali responsabilità penali, tipicamente per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. Il procedimento è distinto da eventuali azioni civili per risarcimento del danno.
I dati INAIL comprendono tutti i morti sul lavoro in Italia?
No. I dati INAIL registrano soltanto le denunce di infortunio mortale presentate dai lavoratori assicurati o dai loro aventi diritto. Sono esclusi i lavoratori in nero, i collaboratori non assicurati, i pensionati ancora in attività e altre categorie non coperte dall’assicurazione obbligatoria. L’Osservatorio indipendente di Bologna stima che il numero reale di morti correlate all’attività lavorativa possa essere significativamente superiore al dato ufficiale.
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
