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Gratuito Patrocinio 2026: Guida Completa e Requisiti

Il gratuito patrocinio 2026 è l’istituto che garantisce l’assistenza di un avvocato a spese dello Stato ai cittadini non abbienti, in tutti i processi civili, penali, amministrativi e tributari. Ne ha diritto chi ha un reddito imponibile annuo non superiore a 13.659,64 euro, soglia aggiornata dal Ministero della Giustizia. La domanda si presenta con un’autocertificazione del reddito familiare. È un diritto costituzionale, non un beneficio discrezionale.

Il patrocinio a spese dello Stato attua l’articolo 24 della Costituzione, secondo cui sono assicurati ai non abbienti i mezzi per agire e difendersi davanti a ogni giurisdizione. La disciplina è contenuta nel Testo unico sulle spese di giustizia (D.P.R. 115/2002), che individua requisiti, soglie di reddito e procedura di ammissione.

La soglia di ammissione viene rivista ogni due anni per adeguarla al costo della vita. L’ultimo aggiornamento è stato disposto dal decreto del Ministero della Giustizia del 22 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 luglio 2025, che ha portato il limite da 12.838,01 a 13.659,64 euro. La materia si collega direttamente ad altri strumenti di tutela dei cittadini, come la riforma della giustizia penale 2026.

Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2026


Che cos’è il gratuito patrocinio 2026?

Il gratuito patrocinio 2026 è l’istituto che consente a chi non dispone di mezzi economici sufficienti di nominare un avvocato e affrontare un procedimento giudiziario senza sostenerne i costi, che vengono anticipati dallo Stato. Copre l’onorario del difensore e le spese di giustizia. Si applica sia a chi promuove una causa sia a chi deve difendersi, in ambito civile, penale, amministrativo, contabile e tributario.

La denominazione tecnica corretta è “patrocinio a spese dello Stato”: la locuzione “gratuito patrocinio” è quella di uso comune. L’ammissione non copre invece le somme che la parte assistita venga eventualmente condannata a pagare alla controparte vittoriosa, come chiarisce il Ministero della Giustizia nelle sue schede ufficiali sul patrocinio nei giudizi civili e amministrativi.


Chi ha diritto al patrocinio a spese dello Stato?

Hanno diritto al patrocinio a spese dello Stato i cittadini italiani, i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio nazionale, gli apolidi e gli enti o associazioni senza scopo di lucro, purché il reddito non superi la soglia di legge. Per gli stranieri la regolarità del soggiorno va riferita al momento in cui è sorto il rapporto o il fatto oggetto del processo.

Esiste una categoria ammessa in deroga al limite di reddito: le vittime di alcuni reati particolarmente gravi, tra cui maltrattamenti in famiglia, mutilazioni genitali femminili e violenza sessuale (articoli 572, 583-bis e 609-bis del Codice penale). Per queste persone il beneficio è riconosciuto a prescindere dal reddito, coerentemente con la tutela delle vittime nel Codice Rosso.

«La difesa a spese dello Stato non è un privilegio né una concessione, ma un diritto riconosciuto a chi non ha i mezzi per difendersi.»

Francesco Greco, Presidente del Consiglio Nazionale Forense (2025)

Qual è il limite di reddito nel 2026?

Il limite di reddito per l’ammissione nel 2026 è di 13.659,64 euro di reddito imponibile annuo. La soglia è stata fissata dal decreto del Ministero della Giustizia del 22 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 159 dell’11 luglio 2025. Rispetto al precedente tetto di 12.838,01 euro, l’aumento è di oltre 800 euro.

L’adeguamento deriva dalla variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) nel biennio luglio 2022 – giugno 2024, pari al +6,4%. La revisione è biennale e serve a mantenere costante, nel tempo, la platea dei cittadini che possono accedere alla giustizia. Il nuovo limite vale per le domande presentate dopo la pubblicazione del decreto.


Come si calcola il reddito familiare?

Il reddito rilevante è quello imponibile ai fini IRPEF risultante dall’ultima dichiarazione. Se il richiedente convive con il coniuge o altri familiari, si sommano i redditi di tutti i componenti del nucleo. Si considerano anche i redditi esenti da IRPEF o soggetti a ritenuta alla fonte o a imposta sostitutiva, come la cedolare secca, il TFR, le rendite INAIL, l’Assegno Unico e l’Assegno di inclusione.

Un errore frequente è basare l’autocertificazione sull’attestazione ISEE: quest’ultima segue criteri diversi da quelli del Testo unico e non è valida per il gratuito patrocinio. Esiste inoltre un’eccezione: nelle cause che riguardano diritti della personalità o quando c’è conflitto di interessi con i conviventi, come spesso avviene nelle separazioni, si considera solo il reddito personale del richiedente.

  • Esempio, causa civile. Nucleo di tre persone: richiedente 8.000 euro, coniuge 4.500 euro, figlio senza reddito. Totale 12.500 euro, inferiore a 13.659,64: la famiglia è ammessa.
  • Stessa famiglia, processo penale. Il limite sale di 1.032,91 euro per ciascun convivente: 13.659,64 + (1.032,91 × 2) = 15.725,46 euro. La soglia applicabile è più alta.

Civile, penale e amministrativo: quali differenze?

La soglia base di 13.659,64 euro è la stessa nei diversi ambiti, ma cambia il modo di calcolare il reddito familiare. Nel processo civile e amministrativo si sommano sempre i redditi dei conviventi. Nel processo penale, invece, il limite viene innalzato di 1.032,91 euro per ogni familiare convivente, per tenere conto del maggiore peso dei carichi familiari sull’imputato.

Civile e amministrativo

Limite fisso di 13.659,64 euro, calcolato sulla somma dei redditi di tutti i conviventi. Riguarda cause di lavoro, famiglia, sfratti, ricorsi al TAR. La domanda si presenta al Consiglio dell’Ordine degli avvocati competente.

Penale

Limite elevato di 1.032,91 euro per ogni convivente. La domanda si presenta al giudice che procede. Comprende anche la fase delle indagini. Utile conoscere la differenza tra denuncia e querela prima di attivarsi.


Come fare domanda passo per passo

La domanda di ammissione si presenta con un modulo di autocertificazione del reddito familiare, sottoscritto dall’interessato e corredato dai dati anagrafici del nucleo. L’organo competente varia in base al tipo di processo: il Consiglio dell’Ordine degli avvocati per le cause civili, amministrative e tributarie; il magistrato che procede per quelle penali. La decisione arriva di norma entro dieci giorni.

  1. Verificare che il reddito familiare non superi la soglia (13.659,64 euro, con le maggiorazioni penali).
  2. Scegliere un avvocato iscritto negli elenchi degli abilitati al patrocinio a spese dello Stato, tenuti dagli Ordini forensi.
  3. Compilare l’istanza con l’autocertificazione del reddito complessivo del nucleo, non voce per voce di ciascun componente.
  4. Presentare la domanda al Consiglio dell’Ordine competente (civile/amministrativo) o al giudice (penale).
  5. Attendere la delibera di ammissione, provvisoria per il civile e verificata poi dall’Agenzia delle Entrate.

Domande frequenti

Il gratuito patrocinio copre anche le spese della controparte?

No. Il patrocinio a spese dello Stato copre l’onorario del proprio avvocato e le spese di giustizia, ma non le somme che la parte assistita venga condannata a pagare alla controparte vittoriosa. Restano quindi a carico del beneficiario le spese legali dell’avversario in caso di soccombenza, secondo quanto precisato dal Ministero della Giustizia.

Posso usare l’ISEE per dimostrare il reddito?

No, l’ISEE non è valido. Il reddito rilevante è quello imponibile ai fini IRPEF dell’ultima dichiarazione, calcolato secondo il Testo unico sulle spese di giustizia, con l’aggiunta dei redditi esenti o tassati alla fonte. L’ISEE segue parametri differenti e la sua indicazione al posto del reddito effettivo è uno degli errori più frequenti nelle domande.

Le vittime di violenza hanno un limite di reddito?

No, per alcuni reati gravi il limite non si applica. Le vittime di maltrattamenti in famiglia, mutilazioni genitali femminili, violenza sessuale e altri reati previsti dalla legge sono ammesse al patrocinio a spese dello Stato indipendentemente dal reddito. È una tutela rafforzata coerente con l’impianto del Codice Rosso a protezione delle persone più vulnerabili.

Ogni quanto cambia la soglia di reddito?

La soglia viene aggiornata ogni due anni. Il Ministero della Giustizia la adegua alla variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo, così da mantenere costante la platea degli aventi diritto. L’aggiornamento più recente, in vigore dal luglio 2025, ha portato il limite a 13.659,64 euro, con un incremento del 6,4% rispetto al valore precedente.

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