Economia

Congedo Parentale 2026 Domanda INPS: Guida Completa

Congedo parentale 2026 domanda INPS: va presentata per via telematica almeno cinque giorni prima dell’inizio del periodo, ridotti a due giorni per la fruizione a ore, dal portale dell’Istituto con SPID, CIE o CNS, dal Contact Center o tramite patronato. Spettano fino a 6 mesi per ciascun genitore, 10 o 11 complessivi per la coppia, di cui 9 indennizzati: 3 all’80% della retribuzione entro il sesto anno di vita del figlio e i restanti al 30%.

La novità operativa dell’anno riguarda l’orizzonte temporale. Dal 1° gennaio 2026 i genitori lavoratori dipendenti possono utilizzare l’astensione facoltativa entro i 14 anni di vita del figlio, e non più entro i 12: l’estensione è stata introdotta dalla legge di Bilancio ed è stata recepita dall’Istituto con il messaggio INPS n. 251 del 26 gennaio 2026. Per i periodi fruiti fino al 31 dicembre 2025 resta valido il vecchio limite dei 12 anni.

L’estensione non è generalizzata. Riguarda i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, mentre restano fuori gli autonomi e gli iscritti alla Gestione separata, per i quali continuano ad applicarsi regole più restrittive. La procedura telematica per le domande di maternità e paternità è stata aggiornata dall’INPS l’8 gennaio 2026 per recepire il nuovo limite di età.

Il tema resta squilibrato sul piano di genere, ed è un dato rilevante per chi organizza turni e sostituzioni in azienda. Secondo il XXIV Rapporto annuale INPS, pubblicato a luglio 2025, solo l’8,33% dei padri utilizza il congedo parentale; nel primo anno di vita del bambino le madri ne fruiscono in media per 126 giorni contro i 36 giorni dei padri. È un divario che pesa sulle carriere femminili e, indirettamente, sulla programmazione delle PMI.

Ultimo aggiornamento: 11 agosto 2026


Chi ha diritto al congedo parentale 2026 e fino a che età del figlio?

Hanno diritto all’astensione facoltativa i genitori con un rapporto di lavoro in essere, entro i primi 14 anni di vita del figlio. Per la madre il periodo decorre dalla fine del congedo di maternità, per il padre dalla nascita. In caso di adozione o affidamento il conteggio parte dall’ingresso del minore in famiglia e non può superare la maggiore età. Il diritto è individuale e non trasferibile all’altro genitore.

La condizione essenziale è il rapporto di lavoro attivo: chi si dimette o viene licenziato perde il diritto per i periodi successivi alla cessazione. Il congedo può essere fruito in modo continuativo o frazionato a mesi, settimane, giorni e — dove il contratto collettivo lo prevede — anche a ore, secondo quanto indicato nella scheda prestazione dell’INPS dedicata ai lavoratori dipendenti.

Il futuro del Paese si costruisce con infrastrutture stabili, con servizi affidabili, con decisioni che riducono le distanze tra Stato e cittadini.

Gabriele Fava, Presidente INPS, presentazione del Portale della Famiglia e della Genitorialità (ANSA, 2026)

Quanti mesi spettano a ciascun genitore?

Ciascun genitore ha diritto a un massimo di 6 mesi. Il limite complessivo della coppia è di 10 mesi, che salgono a 11 se il padre fruisce di almeno 3 mesi, anche frazionati. La quota individuale non è cedibile: se un genitore non la utilizza, quel periodo si perde. Il genitore solo può arrivare a 11 mesi. I tetti massimi di durata non sono stati modificati nel 2026.

Dei mesi disponibili, 9 sono coperti da indennità INPS. Gli eventuali periodi ulteriori sono non retribuiti, salvo il riconoscimento del 30% in presenza di un reddito individuale inferiore alla soglia fissata dalla legge. È una distinzione che conviene chiarire con l’ufficio del personale prima di programmare l’assenza, insieme al conteggio dei periodi già consumati.


Quanto spetta di indennità: 80%, 60% o 30%?

Nel 2026 spettano 3 mesi indennizzati all’80% della retribuzione, purché fruiti entro il sesto anno di vita del figlio. I restanti mesi indennizzabili sono coperti al 30%. Il 60% non è più la regola ordinaria: era la percentuale del secondo mese nel regime precedente, elevata all’80% dall’articolo 1, comma 217, della legge n. 207/2024 e disciplinata dalla circolare INPS n. 95 del 26 maggio 2025.

La collocazione temporale conta più della durata. Gli stessi mesi, se utilizzati dopo il sesto compleanno del bambino, scendono al 30%: è il motivo per cui conviene concentrare i periodi più costosi — quelli lunghi — nella prima infanzia. Il confronto sintetico è questo.

Entro il 6° anno di vita

  • Indennità all’80% della retribuzione
  • Durata: 3 mesi complessivi tra i genitori
  • Quota individuale non cedibile all’altro genitore
  • Mesi ulteriori indennizzati al 30%

Dal 7° al 14° anno

  • Indennità al 30% della retribuzione
  • Fruibile fino ai 14 anni del figlio dal 2026
  • Riservato ai soli lavoratori dipendenti
  • Oltre i 9 mesi indennizzati: solo con limite di reddito

Congedo parentale 2026 domanda INPS: la procedura passo per passo

La richiesta è esclusivamente telematica e va inoltrata prima dell’inizio dell’assenza: almeno cinque giorni prima per il congedo continuativo o frazionato a giorni, almeno due giorni prima per quello a ore. I canali sono tre: il portale INPS con SPID, CIE o CNS; il Contact Center al numero verde 803 164 da rete fissa o allo 06 164 164 da mobile; un patronato, che assiste gratuitamente.

  1. Accedere a inps.it con SPID, CIE o CNS e cercare il servizio “Indennità di congedo parentale per lavoratrici e lavoratori dipendenti”.
  2. Selezionare “Domande di maternità e paternità” e poi “Richiedi una prestazione”.
  3. Indicare i dati del figlio, il datore di lavoro e la modalità di fruizione (mesi, giorni oppure ore).
  4. Inserire le date esatte del periodo: le modifiche successive richiedono una nuova istanza o una rettifica.
  5. Verificare i periodi già utilizzati dall’altro genitore, così da non superare i tetti individuali e di coppia.
  6. Protocollare la domanda e comunicare l’assenza al datore di lavoro nei termini previsti dal contratto collettivo.

La ricevuta di protocollo è il documento da conservare: dimostra la data di presentazione ed è l’unico riferimento in caso di contestazione sui termini di preavviso. Il patronato resta la strada più sicura quando i periodi sono frazionati o quando i due genitori lavorano per datori diversi.


Quanto si perde in busta paga? Un esempio pratico

Con una retribuzione lorda mensile di 2.000 euro, un mese di astensione all’80% vale circa 1.600 euro lordi, mentre lo stesso mese al 30% ne vale circa 600: la differenza sfiora i 1.000 euro al mese. L’indennità è calcolata sulla retribuzione media giornaliera del periodo di paga precedente ed è soggetta a ritenute fiscali, quindi l’importo netto risulta inferiore.

Nella pratica l’indennità viene anticipata dal datore di lavoro e poi conguagliata con l’INPS, salvo i casi di pagamento diretto. Compare come voce separata nel cedolino: se non sai dove cercarla, è utile ripassare come leggere la busta paga prima di contestare un importo. Un errore frequente è confondere i giorni indennizzati con i giorni di assenza effettiva.


Quali errori fanno slittare il pagamento?

Le cause più comuni di sospensione sono tre: domanda presentata dopo l’inizio dell’assenza, date non coincidenti con quelle comunicate al datore di lavoro, superamento dei tetti individuali perché non si sono verificati i periodi già fruiti dall’altro genitore. In tutti e tre i casi l’INPS non liquida l’indennità finché la posizione non viene sanata, e i giorni contestati restano non retribuiti.

La programmazione economica va fatta a monte, insieme alle altre misure per la famiglia. Chi pianifica un periodo lungo di astensione dovrebbe verificare in parallelo l’importo dell’assegno unico 2026 e le agevolazioni per i servizi all’infanzia, a partire dal bonus nido 2026: la combinazione delle tre misure cambia in modo sensibile il bilancio familiare mensile.

Per i datori di lavoro il consiglio operativo è uno solo: chiedere copia della ricevuta di protocollo INPS e allineare il calendario delle assenze prima dell’inizio del periodo. Con l’estensione ai 14 anni le richieste tendono a distribuirsi su tutto l’anno scolastico, e non più solo nella prima infanzia.


Domande frequenti

Posso presentare la domanda dopo aver iniziato l’assenza?

No, i periodi antecedenti la presentazione non vengono indennizzati. La domanda va inoltrata almeno cinque giorni prima dell’inizio del congedo continuativo o frazionato a giorni, e almeno due giorni prima nel caso della fruizione a ore. Se l’assenza è già cominciata occorre presentare una nuova istanza per i giorni residui e concordare con il datore di lavoro la qualificazione dei giorni scoperti.

L’estensione a 14 anni vale anche per gli autonomi?

No: il nuovo limite riguarda i soli lavoratori dipendenti, pubblici e privati. Per gli autonomi e per gli iscritti alla Gestione separata restano in vigore regole più restrittive, sia sull’età del figlio sia sulla durata indennizzabile, con schede prestazione dedicate sul portale INPS. Prima di programmare l’assenza conviene verificare la propria gestione previdenziale di iscrizione.

I mesi all’80% si possono cedere all’altro genitore?

No. La quota indennizzata in misura maggiorata è un diritto individuale: se un genitore non la utilizza entro il sesto anno di vita del figlio, quel periodo non passa all’altro e non è recuperabile in seguito. È la ragione per cui, secondo la guida CGIL e INCA “Genitori che lavorano” edizione 2026, la pianificazione a due va fatta il prima possibile.

Il periodo è utile ai fini della pensione?

Sì, i periodi indennizzati sono coperti da contribuzione figurativa e concorrono all’anzianità contributiva. Per i periodi non indennizzati, invece, la copertura non è automatica e può richiedere il riscatto o il versamento volontario. Trattandosi di un profilo che incide sull’importo dell’assegno futuro, è opportuno farlo verificare da un patronato al momento della domanda.

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