Scienza

Effetto Mpemba 2026: la Spiegazione completa del mistero

L’effetto Mpemba è il fenomeno per cui, in certe condizioni, l’acqua calda può congelare prima di quella fredda. Sembra una contraddizione fisica, eppure è stato osservato in laboratorio fin dall’antichità e descritto da Aristotele. La spiegazione non è unica e resta tuttora oggetto di dibattito scientifico: in questa guida vediamo cosa dicono i dati, quali meccanismi sono in gioco e perché gli esperti non sono ancora del tutto concordi.

Effetto Mpemba: l'acqua calda che congela prima della fredda

Il nome deriva da Erasto Mpemba, uno studente tanzaniano che nel 1963 notò come una miscela di gelato bollente congelasse più in fretta di una fredda, e che con il fisico Denis Osborne pubblicò la prima descrizione moderna del fenomeno (Fonte: Physics Education, 1969). Il riferimento non è nuovo: già Aristotele, nel IV secolo a.C., aveva annotato che «per raffreddare l’acqua rapidamente la si espone prima al Sole», un’osservazione ripresa poi da Francis Bacon e René Descartes (Fonte: Royal Society of Chemistry, 2013).

Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2026.


Effetto Mpemba: cosa dice davvero la fisica

La risposta breve è: sì, in determinate condizioni l’acqua inizialmente più calda può solidificare prima di quella inizialmente più fredda. Ma attenzione: non è una legge universale. Il risultato dipende dalla geometria del contenitore, dal volume del liquido, dalla temperatura dell’ambiente e da come si definisce esattamente il momento del «congelamento» — l’inizio della formazione di ghiaccio o la solidificazione completa.

Per capire perché stupisce tanto, immaginiamo due bicchieri identici: uno a 35 °C e uno a 5 °C, messi insieme nel congelatore. L’intuizione suggerisce che quello già freddo vinca sempre, perché deve perdere meno calore. In molti esperimenti, però, l’acqua calda raggiunge per prima i 0 °C e poi il punto di solidificazione. Il fenomeno è simile al modo in cui due corridori che partono da posizioni diverse non sempre arrivano nell’ordine atteso: contano la velocità e il percorso, non solo la distanza iniziale. Per chi ama queste apparenti contraddizioni del comportamento del ghiaccio, è interessante anche la fisica del ghiaccio nel curling, dove l’attrito si comporta in modo altrettanto controintuitivo.


I meccanismi in gioco: evaporazione, convezione e gas

Non esiste un’unica causa accertata, ma diversi processi fisici che possono sommarsi. Il primo è l’evaporazione: l’acqua calda perde più vapore, e quindi massa, riducendo la quantità di liquido che resta da raffreddare. Il secondo è la convezione: i moti interni più vigorosi nell’acqua calda distribuiscono il calore in modo da accelerare lo scambio termico con l’ambiente.

Gas disciolti e supercooling

Un terzo fattore riguarda i gas disciolti: scaldando l’acqua si espelle parte dell’ossigeno e dell’anidride carbonica, modificandone le proprietà termiche. Infine c’è il sopraraffreddamento (o supercooling), il processo con cui l’acqua può scendere sotto 0 °C senza ghiacciare finché non trova un punto di innesco. L’acqua fredda tende a sopraraffreddarsi di più, ritardando paradossalmente la formazione di ghiaccio (Fonte: Nature Scientific Reports, 2016). Uno studio del 2017 ha persino suggerito che, in alcuni casi, il fenomeno possa dipendere dai legami a idrogeno tra le molecole, anche se i risultati restano preliminari (Fonte: Royal Society Publishing, 2017).

“Se due corpi simili, uno più caldo dell’altro, vengono portati a basse temperature, non è affatto ovvio quale dei due ghiacci per primo: la risposta dipende dai dettagli del raffreddamento.”

Denis Osborne, fisico, University College di Dar es Salaam, in Physics Education (1969)

Un fenomeno ancora dibattuto tra gli scienziati

Qui sta il punto più affascinante: la comunità scientifica non è ancora del tutto concorde. Nel 2016 un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra pubblicò un’analisi critica sostenendo che, in esperimenti controllati e ripetibili, l’effetto non comparisse in modo sistematico (Fonte: Nature Scientific Reports, 2016). Altri studi, al contrario, lo hanno riprodotto modificando volume e contenitori.

La spiegazione più condivisa oggi è che non si tratti di un singolo meccanismo, ma della combinazione di evaporazione, convezione, gas disciolti e supercooling, il cui peso relativo cambia da esperimento a esperimento. È un esempio perfetto di come anche un fenomeno “da cucina” possa nascondere una fisica complessa e non completamente compresa. Se ti incuriosiscono i fenomeni naturali che sembrano controintuitivi, può interessarti anche la nostra guida sul solstizio d’estate e il giorno più lungo dell’anno.

I prossimi passi della ricerca puntano a esperimenti con sensori più precisi e protocolli standardizzati, per stabilire in quali condizioni esatte il fenomeno si manifesti in modo riproducibile. Fino ad allora, l’effetto Mpemba resta una delle curiosità più discusse della fisica quotidiana.


Glossario

  • Supercooling (sopraraffreddamento): stato in cui un liquido scende sotto il punto di congelamento restando liquido, in attesa di un innesco che avvii la formazione di ghiaccio.
  • Convezione: trasferimento di calore attraverso i moti del fluido stesso, in cui le parti calde e fredde si rimescolano.
  • Evaporazione: passaggio di molecole dallo stato liquido a quello gassoso, che sottrae massa ed energia al liquido rimanente.
  • Legame a idrogeno: debole legame tra molecole d’acqua che ne influenza molte proprietà fisiche, dalla densità al punto di congelamento.

Domande frequenti sull’effetto Mpemba

L’acqua calda congela davvero prima di quella fredda?

In alcune condizioni sì, ma non sempre. Il risultato dipende da volume, contenitore, temperatura ambiente e da come si definisce il “congelamento”. Non è una regola universale, ma un fenomeno che si manifesta in determinati setup sperimentali.

Perché l’effetto Mpemba è ancora dibattuto?

Perché non si riproduce in modo sistematico in tutti gli esperimenti. Alcuni studi controllati non lo hanno osservato, altri sì. La comunità scientifica non concorda su un meccanismo unico (Fonte: Nature Scientific Reports, 2016).

Chi ha scoperto l’effetto Mpemba?

Il fenomeno era noto già ad Aristotele, ma prende il nome dallo studente tanzaniano Erasto Mpemba, che nel 1963 lo notò con il gelato e nel 1969 lo descrisse con il fisico Denis Osborne (Fonte: Physics Education, 1969).

Posso riprodurre l’effetto Mpemba a casa?

Si può provare con due contenitori identici, uno con acqua calda e uno con acqua fredda, nel congelatore. I risultati però sono incostanti: proprio questa variabilità è ciò che rende il fenomeno così interessante per gli scienziati.

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