Cronaca

‘Ndrangheta 2026: GdF sequestri beni e operazioni

Le operazioni legate a ndrangheta 2026 GdF sequestri beni segnano un anno di intensificazione della lotta alla criminalità organizzata calabrese. Secondo il bilancio annuale della Guardia di Finanza, nel solo 2025 sono state condotte 1.351 indagini contro la criminalità organizzata, con sequestri proposti per oltre 3,3 miliardi di euro e beni effettivamente confiscati per circa 1,6 miliardi. Nel 2026 le operazioni di contrasto alla ‘ndrangheta si sono moltiplicate, con risultati significativi in termini di arresti, confische e smantellamento di reti finanziarie illecite.

La ndrangheta 2026 GdF sequestri beni rappresenta oggi uno dei fronti più attivi dell’antimafia italiana. Le indagini coordinate dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e dalla Guardia di Finanza hanno portato a risultati concreti in tutto il territorio nazionale, dal profondo Sud fino alle regioni del Centro e del Nord Italia. Secondo quanto riferito dalle autorità competenti, i clan calabresi avrebbero esteso le proprie reti di riciclaggio attraverso società apparentemente legali, sfruttando il settore petrolifero, quello immobiliare e quello del commercio al dettaglio.

Le procure distrettuali antimafia di Reggio Calabria, Bologna e Milano hanno coordinato nel corso del 2026 alcune delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni. Ogni misura cautelare e ogni sequestro preventivo è stato disposto dai tribunali competenti su richiesta delle rispettive DDA, nel rispetto delle garanzie previste dal codice di procedura penale. Gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

A livello nazionale, come confermato dalla Guardia di Finanza nel suo bilancio pubblicato il 21 marzo 2026, le operazioni antidroga hanno portato al sequestro di oltre 33 tonnellate di stupefacenti nel 2025, con più di 800 soggetti segnalati. Questo dato si inserisce nel quadro più ampio della lotta alla criminalità organizzata, in cui la ndrangheta 2026 GdF sequestri beni occupa un ruolo centrale per entità dei valori confiscati e capillarità della rete investigativa.


Operazione Martingala: DIA e GdF a Reggio Calabria

Una delle operazioni più significative dell’anno è l’operazione “Martingala”, condotta congiuntamente dalla Direzione Investigativa Antimafia e dalla Guardia di Finanza nel territorio di Reggio Calabria. L’operazione ha portato a 27 misure cautelari nei confronti di soggetti ritenuti dagli inquirenti contigui alle cosche della ‘ndrangheta. Contestualmente sono stati sequestrati beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore ai 100 milioni di euro, secondo quanto comunicato dagli organi investigativi.

Nel mese di marzo 2026, sempre nella provincia di Reggio Calabria, la Guardia di Finanza ha eseguito confische definitive per un totale di 20 milioni di euro nei confronti di soggetti ritenuti legati alle ‘ndrine, come riportato da ANSA il 30 marzo 2026. Pochi giorni prima, il 28 marzo, la medesima agenzia aveva dato notizia di tre fermi eseguiti a Gioia Tauro nell’ambito di un’indagine su detenzione di armi da guerra con l’aggravante del metodo mafioso. Tra i fermati figura Salvatore Infantino, nei cui confronti la DDA di Reggio Calabria avrebbe contestato il sostegno al clan Molé, secondo quanto riferito dagli inquirenti.

«La lotta alla criminalità organizzata richiede un impegno costante su tutti i fronti: dalla repressione penale al contrasto patrimoniale, fino al riutilizzo sociale dei beni confiscati per restituirli alla collettività.»

— Direzione Investigativa Antimafia, comunicato ufficiale 2026

Operazione Bononia Gate: la rete si estende al Nord

Il 14 maggio 2026, la DDA di Bologna ha coordinato l’esecuzione di sequestri preventivi nell’ambito dell’operazione “Bononia Gate”, con oltre cinquanta operatori tra magistrati, GdF e DIA impegnati simultaneamente in quattro regioni: Calabria, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. I provvedimenti hanno colpito, tra l’altro, una villa di lusso a San Felice Circeo e una società nel settore calzaturiero con punti vendita a Lamezia Terme, Catanzaro e Vibo Valentia. Come riportato dal Quotidiano del Sud, l’operazione avrebbe disarticolato una rete di infiltrazione economica riconducibile, secondo l’accusa, a sodalizi di matrice ‘ndranghetista.

Il caso “Bononia Gate” conferma come la ndrangheta 2026 GdF sequestri beni non riguardi più soltanto il territorio calabrese. Le indagini mostrano, secondo quanto riferito dalle procure, una proiezione sistematica verso le economie del Centro-Nord, con investimenti in immobili, attività commerciali e società di capitali utilizzate come schermo per il riciclaggio dei proventi illeciti. Anche il fenomeno del caporalato 2026 e i controlli della GdF si inserisce in questo quadro di pervasività della criminalità organizzata nell’economia legale.


Ndrangheta 2026 GdF sequestri beni: il bilancio delle confische

Il quadro complessivo della ndrangheta 2026 GdF sequestri beni emerge con chiarezza dai dati ufficiali pubblicati dalla Guardia di Finanza nel suo rapporto annuale. Nel 2025 sono stati proposti sequestri per oltre 3,3 miliardi di euro, di cui circa 1,6 miliardi già effettivamente sequestrati o confiscati entro fine anno. Questo dato, che comprende operazioni contro tutte le organizzazioni criminali, vede nella ‘ndrangheta uno degli obiettivi prioritari per entità dei patrimoni illeciti accumulati.

A livello locale, la confisca di 140 milioni di euro a cinque imprenditori reggini — disposta nei confronti di soggetti ritenuti collusi con la ‘ndrangheta per aver facilitato operazioni di riciclaggio nel settore petrolifero attraverso un complesso sistema di frode fiscale — rappresenta una delle misure patrimoniali più rilevanti dell’anno. Il 6 maggio 2026, secondo quanto riportato da ANSA, la Sezione Misure di Prevenzione della Corte d’Appello di Reggio Calabria ha disposto la confisca definitiva di oltre 7 milioni di euro nei confronti di un imprenditore di Rosarno, su richiesta della DDA locale. Il 13 maggio, la Gazzetta del Sud ha dato notizia di un’ulteriore confisca da 200 mila euro a carico di un narcotrafficante ritenuto vicino alla cosca Bellocco di Rosarno.

Sul fronte della destinazione dei beni confiscati, ad aprile 2026 è stato rinnovato l’accordo tra l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) e la Regione Calabria. Come comunicato da CatanzaroInforma, la Regione ha stanziato oltre 40 milioni di euro per il riutilizzo sociale di immobili e aziende confiscate, con investimenti in cinque comuni calabresi destinati alla creazione di luoghi di legalità e inclusione. Un segnale, secondo le istituzioni, del cambiamento di approccio: non solo repressione, ma anche restituzione del maltolto alla collettività. Un parallelo con altri fenomeni criminali complessi emerge anche esaminando le operazione contro il clan Senese a Roma, che dimostra come le mafie storiche continuino ad operare su tutto il territorio nazionale.


I prossimi sviluppi e le misure antimafia

Sul fronte giudiziario, il 4 maggio 2026 ANSA ha riferito che un presunto boss della ‘ndrangheta, latitante da sei mesi in Lombardia, si è spontaneamente costituito alle autorità. La notizia ha confermato, secondo gli investigatori, l’efficacia della pressione investigativa esercitata dalle procure del Nord Italia nei confronti delle proiezioni settentrionali delle cosche calabresi. Sempre in Lombardia, in un’operazione distinta, 24 persone sono state tratte in arresto nell’ambito di un’indagine su traffico internazionale di stupefacenti, con sequestro di circa 3 milioni di euro.

La ndrangheta 2026 GdF sequestri beni si inserisce in una strategia investigativa di lungo periodo che, secondo la DIA, punta a colpire i patrimoni illeciti prima ancora delle persone. L’obiettivo dichiarato delle autorità è quello di rendere economicamente sconveniente l’affiliazione alle cosche, azzerando i profitti accumulati attraverso decenni di attività criminale. Sono attese nel corso del 2026 ulteriori udienze nei processi in corso, tra cui il procedimento d’appello bis a carico dell’ex assessore Roberto Rosso a Torino, rinviato al 10 giugno 2026 per incompatibilità dei giudici, secondo quanto riportato da ANSA il 19 maggio 2026.

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‘Ndrangheta 2026: GdF sequestri beni e operazioni

Domande frequenti

Cosa sono i sequestri preventivi nella lotta alla ‘ndrangheta?

Il sequestro preventivo è una misura cautelare reale disposta dal giudice su richiesta della procura. Consente di bloccare beni — immobili, conti correnti, quote societarie — ritenuti provento o strumento di reato, prima ancora che intervenga una sentenza definitiva. Nel contrasto alla ‘ndrangheta, questo strumento è considerato essenziale perché colpisce il patrimonio accumulato illecitamente, privando le cosche della loro capacità economica e del loro potere di intimidazione.

Qual è la differenza tra sequestro e confisca?

Il sequestro è una misura temporanea: il bene viene sottratto alla disponibilità dell’indagato ma non ancora trasferito allo Stato. La confisca, invece, è definitiva e comporta il trasferimento della proprietà del bene allo Stato, che potrà destinarlo a usi sociali tramite l’ANBSC. La confisca può essere disposta solo all’esito di un procedimento giudiziario che accerti la pericolosità sociale del soggetto o il nesso tra il bene e l’attività criminale.

Come vengono riutilizzati i beni confiscati alla ‘ndrangheta?

I beni definitivamente confiscati vengono assegnati dall’ANBSC agli enti locali, alle associazioni del terzo settore o alle forze dell’ordine. In Calabria, la Regione ha stanziato oltre 40 milioni di euro per la riqualificazione di immobili confiscati, trasformati in centri di aggregazione, presidi di legalità e strutture destinate a categorie vulnerabili. Questo processo di riutilizzo sociale ha un forte valore simbolico: restituisce alla comunità ciò che era stato sottratto con la violenza e l’intimidazione.

Cosa rischia chi risulta indagato per concorso esterno in associazione mafiosa?

Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, previsto dagli articoli 110 e 416-bis del codice penale, è punito con la reclusione da sette a dodici anni. Si tratta di una fattispecie giuridica complessa, oggetto di un lungo dibattito dottrinale e giurisprudenziale, che punisce chi, pur non facendo parte dell’associazione, fornisce un contributo consapevole e causalmente rilevante al suo mantenimento o al raggiungimento dei suoi scopi. È importante ricordare che la contestazione di tale reato non equivale a una condanna: gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza irrevocabile. Per approfondire i fenomeni criminali digitali connessi alle organizzazioni mafiose, si rimanda all’analisi dei crimini informatici in Italia nel 2026, che mostrano come le mafie si stiano adattando alle nuove tecnologie.

Per aggiornamenti ufficiali sulle operazioni antimafia, si rimanda ai comunicati della agenzia ANSA e alle pubblicazioni ufficiali della Guardia di Finanza.

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