Riforma premierato 2026: la guida completa all’iter
La riforma premierato 2026 torna al centro dell’agenda politica: il disegno di legge costituzionale sull’elezione diretta del Presidente del Consiglio, approvato in prima lettura dal Senato, prosegue il suo cammino verso la Camera. Il Governo punta ad accelerare l’iter parlamentare, mentre le opposizioni chiedono più tempo per l’esame. Ecco cosa prevede il testo e cosa cambierebbe concretamente per i cittadini.
Indice
Il premierato è la proposta di riforma istituzionale sostenuta dalla maggioranza di centrodestra e volta a rafforzare il ruolo del capo del governo attraverso l’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Il disegno di legge costituzionale, noto come ddl Meloni-Casellati (atto S. 1353 della XIX legislatura), è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 3 novembre 2023 e ha ottenuto il primo via libera dell’Aula del Senato della Repubblica in prima lettura il 18 giugno 2024.
La riforma si inserisce in un più ampio pacchetto di interventi istituzionali che la maggioranza intende portare a compimento nel corso della legislatura, accanto alla riforma della legge elettorale e all’autonomia differenziata. Il presupposto politico dichiarato dal Governo è la ricerca di una maggiore stabilità dell’esecutivo, in un Paese che dal 1946 ha visto avvicendarsi decine di governi con durata media inferiore ai due anni.
La modifica riguarda il cuore dell’assetto costituzionale, poiché interviene sul rapporto tra elettori, Parlamento, Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica. Per questa ragione il percorso di approvazione segue le procedure rafforzate previste dall’articolo 138 della Costituzione, con doppia lettura conforme in entrambe le Camere e possibile referendum confermativo (fonte: Costituzione italiana, art. 138).
Ultimo aggiornamento: 3 luglio 2026
Che cosa prevede la riforma premierato 2026
Il testo prevede l’elezione diretta del Presidente del Consiglio a suffragio universale, contestualmente all’elezione delle Camere e con la medesima scheda elettorale. Il premier così eletto resterebbe in carica per l’intera legislatura, ossia cinque anni, con un limite di due mandati consecutivi, estendibili a tre qualora nelle legislature precedenti avesse ricoperto l’incarico per meno di sette anni e sei mesi (fonte: Pagella Politica, 2024).
La riforma introduce inoltre modifiche ai poteri del Presidente della Repubblica: il testo approvato dal Senato interviene sul potere di scioglimento delle Camere e sopprime la facoltà del Capo dello Stato di nominare senatori a vita. Cambierebbe anche la logica dei governi tecnici e dei cosiddetti “ribaltoni” parlamentari, che la maggioranza intende scoraggiare vincolando l’esecutivo all’indicazione degli elettori.
“Con questa riforma diamo agli italiani il diritto di scegliere da chi farsi governare e per quanto tempo. È la madre di tutte le riforme.”
Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei ministri, intervento pubblico sul premierato (governo.it, 2024)
Lo stato dell’iter parlamentare
Dopo il primo via libera del Senato, il disegno di legge è passato alla Camera dei deputati per la prima lettura. Trattandosi di una legge di revisione costituzionale, l’articolo 138 impone che il testo sia approvato due volte da ciascuna Camera, con un intervallo non inferiore a tre mesi tra la prima e la seconda deliberazione, e sempre con contenuto identico.
Se nella seconda votazione entrambe le Camere approvassero il testo con la maggioranza dei due terzi dei componenti, la riforma sarebbe definitivamente adottata. In caso contrario, con una maggioranza assoluta ma inferiore ai due terzi, la parola passerebbe ai cittadini attraverso un referendum costituzionale confermativo, che non richiede quorum di validità. Nel corso del 2026 il Governo ha chiesto alla conferenza dei capigruppo di calendarizzare l’esame in Assemblea per accorciare i tempi (fonte: Il Sole 24 Ore, 2026).
Che cosa cambierebbe per i cittadini
Per l’elettore l’impatto più immediato riguarderebbe il momento del voto. Con l’attuale sistema il Presidente del Consiglio è nominato dal Presidente della Repubblica dopo le consultazioni con i partiti; con il premierato sarebbe invece indicato direttamente dagli elettori, sulla stessa scheda con cui si eleggono i parlamentari. Il legame tra il voto popolare e la guida del governo diventerebbe quindi esplicito e diretto.
Un secondo effetto riguarderebbe la stabilità: il premier eletto avrebbe un mandato quinquennale, con l’obiettivo di ridurre le crisi di governo in corso di legislatura. Le modalità concrete di attuazione dipenderanno però anche dalla futura legge elettorale, che dovrà tradurre in seggi il voto per il premier e le Camere. Restano infine aperti gli effetti sul percorso della riforma della giustizia, altro cantiere istituzionale della legislatura.
Sistema attuale
Il Presidente del Consiglio è nominato dal Capo dello Stato dopo le consultazioni. La durata del governo non è garantita e le maggioranze possono mutare in corso di legislatura.
Con il premierato
Il premier è eletto direttamente dai cittadini per cinque anni, contestualmente alle Camere, con un limite di mandati e regole più stringenti sui cambi di governo.
Le posizioni di maggioranza e opposizione
La maggioranza di centrodestra sostiene che l’elezione diretta rafforzi la sovranità popolare e garantisca esecutivi più stabili e riconoscibili. La proponente è la ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Alberti Casellati, che ha illustrato il testo come strumento per restituire agli elettori la scelta di chi governa (fonte: comunicato del Ministero per le Riforme, 2024).
Le opposizioni e numerosi costituzionalisti hanno invece espresso riserve, temendo un ridimensionamento del ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica e un possibile squilibrio tra i poteri dello Stato. Il dibattito accademico resta aperto: alcuni studi universitari hanno segnalato che il rischio di instabilità potrebbe spostarsi dal Parlamento alle urne, senza essere eliminato (fonte: analisi Università degli Studi di Milano, 2024).
“La revisione tocca gli equilibri fondamentali della Costituzione: va valutata con la massima cautela e con tempi adeguati di discussione parlamentare.”
Posizione espressa dalle opposizioni parlamentari durante l’esame del ddl (fonte: ANSA, 2026)
Il prossimo passaggio atteso è l’esame del testo da parte della Camera dei deputati; solo al termine della doppia lettura conforme si saprà se la riforma sarà approvata a maggioranza dei due terzi o se dovrà essere sottoposta al referendum confermativo.
Domande frequenti
Che cos’è il premierato?
È la riforma costituzionale che introduce l’elezione diretta del Presidente del Consiglio da parte dei cittadini, contestualmente all’elezione delle Camere. Il premier resterebbe in carica cinque anni (fonte: Senato della Repubblica, 2024).
A che punto è l’iter parlamentare?
Il disegno di legge ha ottenuto il primo via libera del Senato il 18 giugno 2024 ed è passato alla Camera. Servono due letture conformi per Camera, con un intervallo di almeno tre mesi (fonte: Costituzione, art. 138).
Ci sarà un referendum?
Se la riforma verrà approvata con meno dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, sarà possibile chiedere un referendum costituzionale confermativo, senza quorum di validità (fonte: Costituzione, art. 138).
Cambia il ruolo del Presidente della Repubblica?
Sì. Il testo interviene sui poteri di scioglimento delle Camere e sopprime la nomina dei senatori a vita da parte del Capo dello Stato (fonte: Pagella Politica, 2024).
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
