Calcolo Tredicesima 2026: Guida Completa a Importo e Diritto
Il calcolo tredicesima 2026 si ottiene moltiplicando la retribuzione lorda mensile per i mesi lavorati nell’anno e dividendo per dodici: ogni mese lavorato matura un dodicesimo della mensilità aggiuntiva. Ne hanno diritto tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e i pensionati. Viene pagata a dicembre ed è più bassa di uno stipendio normale perché priva delle detrazioni ordinarie.
Indice
La tredicesima, o gratifica natalizia, è una mensilità aggiuntiva che spetta per legge. Nata come accordo per gli impiegati dell’industria nel 1937, è diventata un diritto per tutti i lavoratori dipendenti con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 1070 del 1960, che ne ha reso obbligatorio il pagamento e ha vietato ai contratti collettivi di ridurla in peggio. Oggi riguarda dipendenti pubblici e privati, a tempo determinato e indeterminato, part-time e lavoratori domestici.
L’importo lordo è pari, di norma, a una mensilità intera per chi ha lavorato tutto l’anno. Sul netto pesano i contributi previdenziali a carico del lavoratore, pari a circa il 9,19% della retribuzione per la generalità dei dipendenti (INPS, 2026), e la piena tassazione IRPEF. Per orientarti tra le voci della retribuzione può essere utile sapere come leggere la busta paga.
Ultimo aggiornamento: 21 agosto 2026
Che cos’è la tredicesima e chi ne ha diritto?
La tredicesima è una retribuzione aggiuntiva erogata una volta l’anno, di solito a dicembre. Ne hanno diritto tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, con contratto a tempo determinato o indeterminato, full-time o part-time, inclusi colf e badanti. Ne beneficiano anche i pensionati, che ricevono una mensilità aggiuntiva di pensione. Restano esclusi, salvo diversa pattuizione, i lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA.
Il diritto è irrinunciabile e non può essere assorbito nella retribuzione ordinaria. La contrattazione collettiva definisce la base di calcolo, i periodi di maturazione e la data di pagamento, ma non può prevedere condizioni peggiorative rispetto alla legge. Per i lavoratori domestici, in particolare, il calcolo segue le tabelle retributive del contratto di categoria.
«Il diritto alla tredicesima spetta a tutti i lavoratori dipendenti e va calcolato sulla retribuzione globale di fatto: la contrattazione collettiva non può derogarvi in senso peggiorativo».
Principio sancito dal DPR n. 1070 del 1960, tuttora in vigore
Calcolo tredicesima 2026: la formula dei ratei
La formula è semplice: retribuzione lorda mensile × mesi lavorati ÷ 12. Ogni mese di lavoro fa maturare un dodicesimo (un rateo) della mensilità aggiuntiva. Chi lavora l’intero anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre, matura dodici dodicesimi e riceve quindi una mensilità piena. Chi lavora solo una parte dell’anno riceve un importo proporzionale ai mesi effettivamente maturati.
Fondamentale è la regola dei 15 giorni: un mese entra nel conteggio solo se sono stati lavorati almeno 15 giorni. Se i giorni lavorati in quel mese sono inferiori, il mese non matura alcun rateo. Questa regola incide in particolare su chi viene assunto o cessa il rapporto a metà mese. La base di calcolo è la retribuzione lorda comprensiva degli elementi fissi e continuativi previsti dal contratto.
Quanto vale la tredicesima? Due esempi pratici
Dipende dai mesi lavorati. Un dipendente presente tutto l’anno riceve una mensilità lorda intera; chi è stato assunto in corso d’anno riceve tanti dodicesimi quanti sono i mesi maturati. Ecco due casi a confronto, ipotizzando una retribuzione lorda mensile di 2.000 euro, per capire come cambia l’importo in base alla durata del rapporto nel 2026.
Assunto tutto l’anno
- Stipendio lordo mensile: 2.000 €
- Mesi lavorati: 12
- Calcolo: 2.000 × 12 ÷ 12
- Tredicesima lorda: 2.000 €
Assunto il 1° aprile 2026
- Stipendio lordo mensile: 2.000 €
- Mesi lavorati: 9 (aprile-dicembre)
- Calcolo: 2.000 × 9 ÷ 12
- Tredicesima lorda: 1.500 €
Gli importi indicati sono lordi: il netto in busta paga sarà inferiore per effetto dei contributi e dell’IRPEF. Lo stesso meccanismo dei dodicesimi vale anche per altre somme differite come il calcolo del TFR, che però segue regole di accantonamento e tassazione differenti.
Perché la tredicesima è tassata più dello stipendio?
Perché sulla tredicesima non vengono applicate le detrazioni per lavoro dipendente. Queste detrazioni spettano al lavoratore ripartite in dodicesimi lungo le dodici mensilità ordinarie e, secondo l’Agenzia delle Entrate, non si applicano alla mensilità aggiuntiva. Le aliquote IRPEF sono le stesse dello stipendio (23%, 35%, 43%), ma l’assenza degli sconti fiscali rende il netto sensibilmente più basso.
In pratica, al netto dei contributi previdenziali e senza detrazioni, la tredicesima incassata può risultare inferiore del 15-20% rispetto a una mensilità ordinaria di pari importo lordo. Non incidono nemmeno gli eventuali bonus riconosciuti mese per mese in busta paga. Anche il conguaglio di fine anno, riepilogato poi nella Certificazione Unica, tiene conto di questa somma aggiuntiva.
Stessa aliquota, netto più basso: la differenza non sta nell’IRPEF ma nelle detrazioni, che sulla tredicesima non ci sono.
Quando arriva la tredicesima e come funziona per i pensionati?
La tredicesima dei lavoratori dipendenti viene pagata a dicembre, di norma prima delle festività natalizie; la data precisa dipende dal contratto collettivo applicato. Per i pensionati la mensilità aggiuntiva è erogata dall’INPS insieme alla rata di pensione di dicembre, in un’unica soluzione accreditata sul conto o disponibile in posta nei primi giorni del mese.
Per i pensionati l’importo è pari a una mensilità lorda di pensione, al netto delle detrazioni spettanti, oppure proporzionale ai mesi di percezione nell’anno per chi è andato in pensione in corso d’anno (INPS, 2026). Chi percepisce trattamenti minimi può inoltre avere diritto a un importo aggiuntivo previsto dalla normativa.
Cosa succede con part-time, assenze e nuove assunzioni?
Il diritto resta pieno, ma l’importo cambia. Il part-time non elimina la tredicesima: la mensilità aggiuntiva è dovuta in misura proporzionale alle ore lavorate, perché la retribuzione base è già ridotta. Per le nuove assunzioni conta la data di ingresso e la regola dei 15 giorni, che determina se il primo mese matura o meno un rateo.
Sul fronte delle assenze, la tredicesima continua a maturare durante ferie, malattia, infortunio, congedo di maternità e permessi retribuiti. Non matura invece nei periodi di assenza non retribuita, come l’aspettativa non retribuita, il congedo parentale non indennizzato o le sospensioni dal lavoro. In caso di dimissioni o licenziamento, i ratei maturati fino alla cessazione vengono liquidati con l’ultima busta paga.
Domande frequenti sul calcolo della tredicesima
Come si calcola un mese incompleto?
Vale la regola dei 15 giorni: se in un mese si lavorano almeno 15 giorni, quel mese matura un intero dodicesimo della tredicesima; se i giorni sono meno di 15, il mese non conta. La regola si applica sia al mese di assunzione sia a quello di cessazione del rapporto.
Il part-time ha diritto alla tredicesima?
Sì, il lavoratore part-time ha pieno diritto alla tredicesima. L’importo è però proporzionato all’orario ridotto, perché la retribuzione di riferimento è già commisurata alle ore effettivamente lavorate. Il diritto non cambia rispetto al full-time: cambia solo la base di calcolo.
La malattia riduce la tredicesima?
No, i periodi di malattia, infortunio, ferie e maternità non riducono la maturazione della tredicesima. Fanno invece eccezione le assenze non retribuite, come l’aspettativa senza retribuzione, durante le quali il rateo non matura. Il datore di lavoro applica queste regole in fase di calcolo di fine anno.
I pensionati ricevono la tredicesima?
Sì, i pensionati ricevono una mensilità aggiuntiva di pensione erogata dall’INPS insieme alla rata di dicembre. L’importo corrisponde a una mensilità lorda di pensione, oppure alla quota proporzionale ai mesi di percezione per chi è andato in pensione durante l’anno, al netto delle detrazioni spettanti.
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
