Transizione 5.0: cosa cambia nel 2026 per le imprese
Transizione 5.0 nel 2026 cambia le regole del gioco per le imprese italiane. La Legge di Bilancio 2026 ha sostituito il credito d’imposta con un sistema di iperammortamento, mentre il Decreto Legge 42/2026 ha potenziato le aliquote per i progetti avviati nel 2025. Per le PMI che investono in innovazione digitale ed efficienza energetica, le opportunità restano significative — ma i meccanismi sono diversi da quelli degli anni precedenti.
Il Piano Transizione 5.0, gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e dal GSE, dispone di una dotazione complessiva di 6,3 miliardi di euro nell’ambito del PNRR. L’obiettivo è duplice: accelerare la trasformazione digitale e sostenere la transizione energetica del tessuto produttivo italiano, con un’attenzione particolare alle piccole e medie imprese.
Rispetto al precedente Piano Transizione 4.0, la versione 5.0 introduce un requisito fondamentale: ogni investimento deve produrre una riduzione misurabile dei consumi energetici. Non basta più acquistare un macchinario interconnesso — serve dimostrare che quell’investimento riduce i consumi della struttura produttiva di almeno il 3%, o dei processi interessati di almeno il 5% (Fonte: MIMIT).
La novità principale del 2026, però, riguarda il meccanismo di incentivazione stesso. Ed è qui che molte imprese rischiano di restare indietro se non aggiornano la propria strategia fiscale.
Dal credito d’imposta all’iperammortamento: il cambio di rotta
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un cambiamento strutturale: per i nuovi investimenti, il credito d’imposta Transizione 5.0 è stato sostituito da una maggiorazione dell’ammortamento ai fini IRES e IRPEF. In pratica, le imprese non riceveranno più un credito da compensare in F24, ma potranno dedurre dal reddito imponibile un importo superiore al costo effettivo del bene acquistato.
Il nuovo iperammortamento prevede maggiorazioni fino al 180% per beni strumentali prodotti nell’Unione Europea, un incentivo pensato per favorire anche le filiere produttive continentali. Per chi ha già avviato progetti nel 2025, invece, resta operativo il meccanismo del credito d’imposta, con aliquote che il D.L. 42/2026 di aprile ha ulteriormente rafforzato — portando il beneficio fino al 90% per determinate categorie di investimento (Fonte: ANCE).
Per i progetti avviati nel 2024-2025 resta il credito d’imposta con aliquote fino al 45%. Per i nuovi investimenti dal 2026, si passa all’iperammortamento con maggiorazione fino al 180%.

Aliquote e investimenti ammissibili nel 2026
Gli investimenti agevolabili coprono tre aree principali: beni strumentali materiali e immateriali 4.0 finalizzati all’efficienza energetica, impianti per l’autoproduzione e l’autoconsumo da fonti rinnovabili (escluse le biomasse) e spese per la formazione del personale sulle competenze della transizione verde e digitale. Il requisito comune è la riduzione certificata dei consumi energetici.
Credito 5.0 (2024-2025)
- Credito d’imposta dal 35% al 45%
- Compensazione in F24
- Scadenza completamento: 28 febbraio 2026
- Aliquota maggiorata per PMI virtuose
Iperammortamento (dal 2026)
- Maggiorazione ammortamento fino al 180%
- Deduzione dal reddito imponibile
- Bonus per beni prodotti in UE
- Requisito efficienza energetica confermato
Scadenze e divieto di cumulo: i rischi da evitare
Un punto critico per le imprese riguarda la non cumulabilità tra Piano Transizione 5.0 e Piano Transizione 4.0 per i medesimi beni. Le aziende che avevano presentato domanda per entrambe le misure dovevano scegliere entro il 27 novembre 2025. Chi non ha esercitato l’opzione rischia di perdere l’agevolazione. È fondamentale verificare con il proprio consulente fiscale la posizione di ogni singolo investimento.
Per i progetti già avviati, la comunicazione di completamento al GSE tramite la piattaforma informatica dedicata doveva essere inviata entro il 28 febbraio 2026. Dal 30 gennaio 2026 sono state abilitate le comunicazioni di conferma per le istanze risultate tecnicamente ammissibili dopo il 6 novembre 2025 (Fonte: GSE).
Le imprese che non hanno comunicato il completamento al GSE entro il 28 febbraio 2026 rischiano di perdere il diritto al credito d’imposta già prenotato.
Cosa devono fare le imprese adesso
La prima priorità è verificare lo stato dei progetti in corso. Chi ha avviato investimenti nel 2024 o 2025 deve assicurarsi che tutte le comunicazioni al GSE siano state inviate correttamente e che la certificazione di risparmio energetico sia in fase di completamento. Un ritardo amministrativo può compromettere l’intero beneficio fiscale.
Per i nuovi investimenti previsti nel 2026, è necessario ripensare la strategia alla luce del passaggio all’iperammortamento. Il vantaggio fiscale cambia natura: non è più un credito immediato in compensazione, ma una deduzione distribuita nel tempo. Questo impatta sulla pianificazione finanziaria, soprattutto per le PMI con margini contenuti che contavano sulla liquidità immediata del credito d’imposta.
Infine, il requisito di riduzione dei consumi energetici rende indispensabile coinvolgere fin dall’inizio un Energy Manager o un consulente certificato. La diagnosi energetica preventiva non è un optional — è la base su cui costruire un progetto ammissibile.
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Domande frequenti
Chi può accedere al Piano Transizione 5.0?
Tutte le imprese residenti in Italia possono accedere alla misura, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico, dalla dimensione e dal regime fiscale. Sono incluse anche le stabili organizzazioni di soggetti non residenti. Il requisito chiave è realizzare investimenti che riducano i consumi energetici in modo certificato (Fonte: MIMIT).
Si possono cumulare Transizione 5.0 e 4.0?
No. I crediti d’imposta del Piano 5.0 e del Piano 4.0 non sono cumulabili per i medesimi beni. Le aziende che avevano presentato domanda per entrambe le misure dovevano optare per una delle due entro il 27 novembre 2025. Per beni diversi all’interno della stessa azienda, invece, è possibile utilizzare entrambe le agevolazioni (Fonte: Legge 4/2026).
Come si presenta la domanda al GSE?
La procedura si svolge interamente sulla piattaforma informatica del GSE. L’impresa deve presentare una comunicazione preventiva con la descrizione del progetto e l’investimento previsto, seguita da una comunicazione di completamento con la certificazione del risparmio energetico ottenuto (Fonte: GSE).
La formazione del personale è inclusa negli incentivi?
Sì. Le spese per la formazione del personale finalizzata allo sviluppo di competenze sulla transizione verde e digitale rientrano tra gli investimenti agevolabili del Piano Transizione 5.0. La formazione deve essere coerente con il progetto di innovazione presentato e contribuire al raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico dichiarati (Fonte: MIMIT).
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