Salario Minimo 2026: Guida Completa a Legge e Direttiva UE
Il salario minimo 2026 resta il grande assente della legislazione italiana: con la conversione in legge del Decreto Lavoro, il Parlamento ha confermato la scelta di non fissare una soglia retributiva per legge, affidando la tutela dei salari alla contrattazione collettiva. La Legge 25 giugno 2026, n. 112 — pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno — codifica invece la nozione di «salario giusto», ancorata ai contratti nazionali. L’Italia rimane così l’unico Paese del G7 senza un minimo legale.
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La questione del compenso minimo garantito accompagna il dibattito politico italiano da anni. L’Italia è tra i pochi Stati dell’Unione europea — insieme a Danimarca, Austria, Finlandia e Svezia — a non prevedere una retribuzione minima fissata per legge, affidandone la determinazione alla contrattazione tra le parti sociali. Secondo Confcommercio, ventidue dei ventisette Stati membri dispongono invece di una soglia legale (Fonte: Confcommercio, 2026).
Il tema torna ciclicamente al centro dell’agenda parlamentare. Nel settembre 2023 il Senato aveva esaminato una proposta unitaria delle opposizioni che fissava un compenso non inferiore a 9 euro lordi l’ora, ma la maggioranza aveva riscritto integralmente il testo, eliminando ogni riferimento alla soglia legale. Da allora l’ipotesi è rimasta ferma. Il confronto si intreccia oggi con il rinnovo dei CCNL e aumenti in busta paga e con il più ampio dossier sul cuneo fiscale 2026.
La svolta più recente è arrivata con il Decreto Lavoro, il cui iter si è concluso a giugno. Il provvedimento, atteso da mesi, non ha introdotto la misura invocata dalle opposizioni, ma ha scelto una strada diversa: rafforzare il primato dei contratti collettivi come riferimento retributivo.
Ultimo aggiornamento: 3 luglio 2026.
Cosa prevede il salario minimo 2026 in Italia
Sul piano normativo, il salario minimo 2026 non esiste come soglia inderogabile fissata per legge. Il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 — noto come Decreto Lavoro o «decreto Primo Maggio» ed entrato in vigore il 1° maggio — ha rinunciato a introdurre un minimo legale, formalizzando invece la nozione di «salario giusto». Il testo è stato convertito con la Legge 25 giugno 2026, n. 112, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 147 del 27 giugno 2026 (Fonte: Gazzetta Ufficiale, 2026).
Il parametro di riferimento non è una cifra oraria, bensì il cosiddetto «trattamento economico complessivo» (TEC): l’insieme delle voci retributive dirette, indirette e differite previste dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Rientrano nel calcolo mensilità aggiuntive, indennità fisse, welfare contrattuale e altri istituti economicamente valutabili. Ai lavoratori spetta così una retribuzione non inferiore ai minimi dei CCNL di riferimento.
«Con il decreto salario giusto, per un lavoratore che oggi riceve un salario minimo l’entrata in vigore del provvedimento non cambierà di un centesimo l’importo mensile».
Il Fatto Quotidiano, redazione economica (2026)
Il nodo della direttiva UE sui salari minimi adeguati
Il confronto italiano si colloca all’interno di una cornice europea. La direttiva UE 2022/2041 sui salari minimi adeguati, approvata il 14 settembre 2022, fissava al 15 novembre 2024 il termine per il recepimento negli ordinamenti nazionali (Fonte: Consiglio dell’Unione europea, 2024). La direttiva non impone a tutti gli Stati di introdurre un minimo legale: chi, come l’Italia, affida i salari alla contrattazione può limitarsi a rafforzarla e a promuoverne la copertura.
Il quadro è stato chiarito dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Con la sentenza dell’11 novembre 2025, la Grande Sezione ha respinto in larga parte il ricorso presentato dalla Danimarca — sostenuta dalla Svezia — che chiedeva l’annullamento integrale della direttiva, confermandone la validità e annullando soltanto due disposizioni ritenute un’interferenza diretta sulla determinazione delle retribuzioni (Fonte: Corte di giustizia UE, 2025). Per i Paesi con sistemi fondati sulla contrattazione, la Corte ha ribadito che non sussiste alcun obbligo di istituire un salario minimo legale.
Le posizioni in Parlamento: maggioranza e opposizione
Il tema divide nettamente lo schieramento politico. La maggioranza di governo ha mantenuto una posizione contraria all’introduzione di una soglia legale, sostenendo che la contrattazione collettiva già garantisce una copertura adeguata per oltre l’80% dei lavoratori dipendenti e che il «salario giusto» rappresenta la via più coerente con il modello italiano di relazioni industriali.
La posizione della maggioranza
Nessuna soglia fissata per legge: il riferimento resta il trattamento economico complessivo dei CCNL più rappresentativi. Un minimo legale rischierebbe, secondo l’esecutivo, di indebolire la contrattazione.
La posizione dell’opposizione
Le opposizioni chiedono da anni una soglia legale non inferiore a 9 euro lordi l’ora, ritenendo la contrattazione insufficiente a coprire i cosiddetti «contratti pirata» e il lavoro povero.
Sul fronte parlamentare, il Senato ha approvato la legge di conversione del Decreto Lavoro il 24 giugno 2026 (Fonte: Senato della Repubblica, 2026). Il dibattito sul minimo legale, tuttavia, resta aperto: le forze di minoranza hanno annunciato che riproporranno il tema, che si lega anche a le riforme in Parlamento attualmente in discussione.
Cosa cambia per lavoratori e imprese
Per i lavoratori, l’effetto immediato del provvedimento è limitato: chi è già inquadrato in un CCNL rappresentativo non vedrà variazioni automatiche in busta paga, poiché la retribuzione resta agganciata ai minimi contrattuali. La misura punta piuttosto a contrastare i contratti stipulati da sigle poco rappresentative, che fissano compensi inferiori. Secondo diverse stime richiamate nel dibattito, in Italia vi sarebbero tra i 2,2 e i 2,6 milioni di lavoratori con retribuzioni orarie sotto i 9 euro lordi.
Per le imprese, il riferimento al trattamento economico complessivo introduce un criterio più definito per valutare la congruità delle retribuzioni, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il dumping salariale tra aziende dello stesso settore. Il provvedimento accompagna la disciplina del salario giusto con incentivi alle assunzioni stabili e con nuove tutele per i lavoratori delle piattaforme di consegna.
Domande frequenti
Esiste un salario minimo legale in Italia nel 2026?
No. La Legge 25 giugno 2026, n. 112 non introduce una soglia retributiva fissata per legge. Il riferimento è il «salario giusto», ancorato ai minimi dei contratti collettivi nazionali più rappresentativi (Fonte: Gazzetta Ufficiale, 2026).
Che cos’è il «salario giusto»?
È il parametro introdotto dal Decreto Lavoro 2026: garantisce ai lavoratori una retribuzione non inferiore al trattamento economico complessivo previsto dai CCNL sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
L’Italia è obbligata dall’UE a introdurre un minimo legale?
No. La direttiva UE 2022/2041 e la sentenza della Corte di giustizia dell’11 novembre 2025 confermano che i Paesi con sistemi basati sulla contrattazione collettiva non sono tenuti a istituire una soglia legale (Fonte: Corte di giustizia UE, 2025).
Cambia qualcosa in busta paga per i lavoratori?
Per chi è già coperto da un CCNL rappresentativo l’importo mensile non varia. La misura mira soprattutto a contrastare i contratti con retribuzioni inferiori ai minimi di settore.
Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Info Pratica e verificato su fonti ufficiali e attendibili (istituzioni, enti pubblici, studi ed esperti citati nel testo). Scopri come lavoriamo nella pagina Redazione.
